Il debito “magico” delle banche centrali


Per comprendere la natura di una banca centrale bisogna ricordare essenzialmente due cose: innanzitutto che è una banca, e quindi funziona secondo i principi tipici dell’attività bancaria. Poi che è un’istituzione pubblica, a prescindere di chi ne siano formalmente i proprietari, e quindi è strettamente correlata al governo.

Questa natura duplice, che rende la BC una sorta di strano ircocervo, è chiaramente visibile nello schema semplificato del suo bilancio che questo grafico, estratto da un recente studio della BoE, mostra chiaramente. Le componenti dell’attivo e del passivo (assets and liabilities) sono formalmente identiche a quella di una qualunque banca ma sostanzialmente differenti. Obbediscono a principi propri e hanno funzionalità specifiche che dipendono proprio dal ruolo che la BC deve svolgere all’interno di un paese. Malgrado tali compiti possano variare a seconda degli statuti, alcune caratteristiche sono comuni e sulla base di queste affinità si può svolgere un’analisi generale.

La prima cosa che bisogna tenere a mente è che molto spesso le componenti di bilancio, nel magico mondo delle BC, significano il contrario di ciò che rappresentano nel resto dell’economia. Il caso delle banconote è esemplare. Le banconote, che per tutto il mondo rappresentano un attivo, nel bilancio delle banche centrali sono iscritte nella voce del passivo. Corrispondono quindi a un debito nei confronti di chi detiene questa moneta. Cioé tutti noi. “Tecnicamente – spiega la BoE – le banconote sono un debito il cui rimborso deve essere onorato a domanda”. Un evidente retaggio del passato, quando vigeva il principio della convertibilità in oro.

Ciò non vuol dire che, in qualche modo, questo rimborso non avvenga anche oggi. In effetti avviene, ma passa per il meccanismo delle riserve bancarie, che sono un’altra voce del passivo della banca centrale. “Le banche spesso ritirano note al mattino – spiega la BoE –  scambiandole con una riduzione dei crediti vantati nei confronti della banca centrale. Alla fine della giornata, le banche possono restituire qualsiasi eccedenza di note alla banca centrale in cambio di un aumento dei loro saldi dei conti”.

Questo ci porta alla seconda classe di passività che le banche centrali tengono in bilancio: le riserve delle banche commerciali. Queste ultime depositano presso la BC le proprie riserve, divenute ormai celebri ai tempi del QE. Questi depositi vengono utilizzati solitamente nel mercato interbancario e rappresentano un attivo per le banche che le detengono. In pratica il meccanismo replica specularmente quanto accade per i depositi che il settore privato effettua presso il sistema bancario. Per i privati che depositano in banca, quei fondi sono un attivo, per le banche che li accolgono sono un passivo. In sostanza, la BC è la banca delle banche commerciali.

Solitamente la somma di banconote e depositi bancari viene definita la base monetaria, per la ragione che le une e gli altri sono regolati in moneta di banca centrale, che è diversa da quella che usualmente viene chiamata moneta bancaria, composta dalla somma fra contante e ammontare dei conti correnti concessi dalle banche commerciali. Quindi quando ad esempio una BC acquista titoli da una banca commerciale, non fa altro che alimentare il deposito di questa banca aumentando quindi le sue riserve presso di lei, e perciò le sue passività, iscrivendo all’attivo il valore dei titoli acquistati.

A svelare la natura peculiare della BC è un’altra classe di passività: i depositi del governo. La BC, infatti, non è soltanto la banca delle banche, ma anche la banca di quello che una volta si chiamava il Tesoro. In sostanza il governo ha un conto corrente presso la banca centrale che, a seconda dei contesti istituzionali, può essere alimentato tramite la creazione di moneta di banca centrale – ad esempio nel caso che il governo debba svolgere un pagamento verso il settore privato – o viene alimentato dagli incassi del governo. Nel caso teorico che compri titoli del governo, una BC non fa altro che aumentare il suo passivo, ossia aumentare il deposito del governo per la somma corrispondente, mentre all’attivo verranno iscritti gli asset equivalenti ai titoli acquistati.

Ci sono altre voci di passivo nella nostra semplificazione, fra le quali bisogna ricordare l’equity, ossia il capitale della BC. Ma ciò che conta rilevare è il meccanismo in virtù del quale la BC sia sostanzialmente l’interfaccia contabile del settore privato e del settore pubblico, interponendosi fra loro. La BC replica, invertendole contabilmente, le decisioni dei privati e del pubblico, e così le bilancia. Ma così facendo agisce sulle quantità di moneta e, indirettamente, sul funzionamento dell’economia. In sostanza, i debiti della banca centrale sono il carburante dell’economia. Sono ciò che “magicamente” la alimenta. Per questo si chiamano banche centrali. Rimane la questione di chi debba rispondere di questi debiti.

Ma per rispondere a questa domanda si deve guardare l’altra metà del bilancio: quella dell’attivo.

(2/segue)

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