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Stagione II · Rebalancing
Il diario della stagione7 Ottobre 2013

Articolo 26 / 223

L’Europa Ogm (organismo giuridicamente modificato)



Che cos’è l’Europa?

E’ una comunità di stati sovrani, viene da dire.

Facile ed elementare.

Poi però uno si deve sforzare di approfondire, visto che guardando il planisfero l’Europa proprio non si vede. Si vedono i singoli stati, ognuno col suo bel colore per distinguersi dall’altro, ma dell’Europa non c’è traccia nella cartine geografiche, a differenza, ad esempio, dell’America, che appare monocromatica e gigantesca.

Per l’Europa, insomma, vale più o meno quello che disse (ma gli storici sono indecisi) Metternich dell’Italia pre-risorgimentale: è un’espressione geografica.

Un’espressione. Quindi un modo di dire.

Però l’Europa esiste eccome: ne sentiamo parlare tutti i giorni.

Addirittura ha una moneta unica. Non tutta, solo un pezzo. Però, ci dicono, l’Europa è ben più grande dell’eurozona e tende a espandersi.

Manco fosse un’epidemia.

E allora: cos’è l’Europa?

Per provare a rispondere dobbiamo inerpicarci lungo una storia lunga sessant’anni, partendo però dalla fine.

L’occasione ce la fornisce una quaderno giuridico pubblicato pochi giorni fa dalla Banca d’Italia, intitolato “Dalla vigilanza nazionale armonizzata alla Banking Union“.

Un testo molto utile perché ripercorre le tappe salienti del processo di integrazione bancaria, ovvero la punta di diamante del percorso di unificazione europeo che dovrebbe condurre, nell’arco di un decennio, alla completa unificazione politica dell’Ue.

Questo in teoria.

in pratica, scrivono i giuristi di Bankitalia, “la crisi ha fatto emergere tutte le criticità insite nel processo di unificazione europea evidenziando, per quanto attiene in particolare al campo dell’integrazione bancaria e finanziaria, l’odierna inadeguatezza del modello della vigilanza armonizzata, introdotto, insieme al principio dell’home country control, dalle direttive europee, che avevano iniziato a disciplinare il settore bancario a partire dalla fine degli anni ’70”.

Che fosse necessario superare tale impostazione si è capito “mano a mano che la libertà di movimento dei capitali e l’adozione della moneta unica hanno accelerato l’integrazione dei mercati finanziari europei” che ha provocato “la nascita di imprese bancarie sovranazionali le cui dimensioni travalicavano le possibilità di controllo delle singole autorità nazionali. In tale contesto la crisi ha operato da catalizzatore evidenziando la necessità di promuovere un modello europeo di vigilanza pienamente integrata”.

Che peraltro l’integrazione finanziarie europea fosse fragile era chiaro sin dai tempi di Maastricht, visto che il gruppo dei governatori centrali, ai tempi delle riunioni propedeutiche alla stipula del trattato, aveva chiesto che fosse affidata alla Bce il compito di vigilare sulle banche europee. “Ma all’epoca – notano – le resistenze degli stati nazionali non consentirono di superare il modello della vigilanza ripartita su scala nazionale”.

Ancora una volta nella dialettica fra gli stati nazionali e il governo sovranazionale, i primi hanno prevalso sul secondo che, molto pazientemente, ha atteso che arrivasse il momento giusto per affermarsi.

Vent’anni dopo, la vigilanza accentrata, è diventata una legge comunitaria. Grazie alla crisi.

Le crisi, peraltro, si sono dimostrate un ottimo strumento di governo dell’Europa.

Non a caso Yves Mersch, di recente, ha citato una celebre dichiarazione di Jean Monnet, secondo il quale “L’Europa sarà forgiata dalle crisi e sarà la somma delle soluzioni adottate per le crisi”.

Il riferimento a Monnet, uno dei padri dell’Europa, ci riporta all’inizio della nostra storia. Quando tutto cominciò.

Facciamo un salto nel passato, dove sono stati piantati i semi del nostro presente.

Arriviamo ai primi anni ’50, quando pochi visionari diedero vita al sogno europeo dopo intensi dibattiti iniziati nel dopoguerra che diedero origine ad alcuni accordi intergovernativi e poi, più tardi, al primo ente sovranazionale europeo: le CECA, antensignana della CEE.

La nascita della CECA, comunità europea del carbone e dell’acciaio, prende spunto proprio dalle intuizioni di Monnet e viene sponsorizzata da un altro francese, l’allora ministero degli esteri Robert Schuman, che il 9 maggio 1950 pronunciò una celebre dichiarazione dove annunciava il progetto di un’Europa a costruzione graduale a pragmatica.

Tale costruzione sarebbe cominciata mettendo in comune risorse economiche, ma con un fine più ambizioso: “Mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità,le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia e la Germania e i paesi che vi aderiranno, si costituirà il primo nucleo concreto di una federazione europea indispensabile al mantenimento della pace”. L’intento è chiaro: creare un’Europa politica, utilizzando lo strumento del cosiddetto “federalismo funzionale”: ciò che faccio definisce ciò che sono. “Conosciamo il nostro più temibile avversario: l’egoismo nazionale che divide i popoli”, disse all’epoca il capo della delegazione tedesca Walter Hallstein.

La CECA fu istituita nell’aprile del ’51 e la sua nascita segnò un’autentica evoluzione nel cammino europeo. Non tanto per le questioni economiche ad essa sottintese. Ma per quelle giuridiche.

Furono i giuristi, e non gli economisti, che oggi come allora erano solo in secondo piano (malgrado le apparenze) a compiere l’impresa.

L’Ue, come la conosciamo oggi è innanzitutto una loro creatura.

Furono i giuristi, ad esempio, a inventare la definizione di “organismo sovranazionale” da applicare alla CECA per caratterizzare il suo essere una sorta di terza via fra il diritto degli stati e quello internazionale.

E furono sempre i giuristi a mettere le fondamenta del diritto comunitario, che a molti di loro parve una felice (e aggiornata) riedizione dello ius commune medievale, ossia di quel corpo di norme e commentari che, per il suo rifarsi ai vecchi codicii romani, si pensava fosse applicabile a tutto il territorio del Sacro Romano Impero e che finì nel dimenticatoio una volta che gli stati nazionali iniziarono a voler fare da soli.

Ieri come oggi è stata la dialettica fra le entità sovranazionali e statuali a fare la storia.

La CECA si componeva di Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Belgio e Paesi Bassi. Il Trattato fissò i suoi organi amministrativi (con la Germania che spingeva per avere un peso specifico più rilevante degli altri) decise la sua sede (il Lussemburgo) e persino gli stipendi e le pensioni del suo personale (anche solo dopo quattro anni di servizio). Si discusse anche a lungo del regime lingustico, che prima fu il francese, poi gradualmente sostituito dall’inglese.

Ma fu chiaro da subito che gli esperti legali avevano in mente sin dall’inizio la costruzione di uno stato europeo federale, tanto è vero che proposero di dare alla CECA un regime speciale che comprendesse anche l’extraterritorialità in modo da farne una sorta di distretto federale.

Per la cronaca, Jean Monnet divenne il primo presidente dell’Alta autorità della CECA, che si insedierà nel Lussemburgo il 10 agosto 1952, ossia dell’organo esecutivo della Comunità. Poi c’era l’Assemblea comune, composta da delegati dei parlamenti nazionali, priva di poteri salvo il diritto idi censura, e infine la Corte di Giustizia, l’antesignana dell’attuale Corte di giustizia europea.

L’Ue, in nuce, era già tutta lì.

Fu in quei primi anni ’50 che il sogno europeo parve diventare una realtà.

E in effetti si arrivò a un passo dal successo.

Sull’onda del successo della CECA furono tratteggiati e messi in cantiere la Comunità europea di difesa (CED) e la Comunità politica europea (CPE). Lo schema era lo stesso: delega allo strumento sovranazionale di poteri settoriali, con progressiva spoliazione degli stati nazionali.

La CED fu addirittura oggetto di un Trattato, firmato dai sei stati della CECA il 27 maggio 1952. Il Trattato prevedeva la messa in comune di risorse militari, una esercito europeo, e giocoforza portava con sé l’elaborazione di strumenti politici che avessero potuto disporre di tali eserciti.

I politici di allora, insomma, puntavano su roba grossa: altro che moneta.

Senonché, furono proprio i francesi, che pure avevano contribuito in maniera determinante a dare origine alla CECA, a far fallire la CED e con essa la CEP, che finora è l’unico compiuto tentativo di costruzione politica dell’Europa e nella quale avrebbero dovuto fondersi la CECA e la CED.

 L’Assemblea nazionale francese, il 30 agosto 1954, bocciò il trattao che istituiva la CED. Pochi giorni prima era morto il nostro Alcide De Gasperi, uno dei grandi fautori dell’unificazione europea nel campo della difesa. Un anno dopo, nel 1955, Jean Monnet si dimise da presidente dell’Alta autorità della CECA.

Il sogno europeo si scontrò con la realtà.

Fu allora che si comprese che la via dell’Europa unita non poteva passare dalle assemblee nazionali. Nessuno Stato si sarebbe mai privato delle sue competenze se non “costretto”.

Servono le crisi, appunto, come diceva Monnet.

La palla, di conseguenza, passò dai politici che si occupavano di grandi ideali impraticabili ai tecnici amanti dei cavilli, giuristi in testa, usando il cavallo di Troia dell’economia, che si rivelò essere, come già il caso della CECA aveva dimostrato, il miglior collante per obbligare gli stati a fondersi insieme. Cosa meglio della pagnotta mette d’accordo tutti?

 Sicché si arrivò alla Risoluzione di Messina, nel 1955, che mise le basi per la costruzione della CEE. L’Europa riusciva ad edificarsi solo partendo dall’economia. Che vuol dire che, non potendo parlar d’altro, di parla di ciò di cui non parla nessuno (a parte gli addetti ai lavori). L’economia, appunto.

E infatti, senza troppi problemi nel 1956 viene firmato il Trattato di Roma che data la nascita della CEE. Un mercato comune europeo pieno di merci e uomini in omvimento transfrontaliero.

Ma il fine ultimo era, come al solito, più ambizioso. Si trattava nientemeno che della “completa integrazione degli Stati europei”, come ebbe a dire nel 1960 Karl Roemer, avvocato generale tedesco della Corte di Giustizia. “I Trattati – spiegò – non sono che la parziale realizzazione di questo grande programma generale”.

Due anni dopo, nel 1962, un altro fervente europeista tedesco, Walter Hellstein, che presiedette in quegli anni la commissione CEE (antesignana di quella Ue), disse che “l’integrazione economica europea è, nella sua essenza, un fenomeno politico. La CEE costituisce un’unione politica nel campo economico e sociale”.

Col passare del tempo le comunità europee, a partire dalla CECA fino alla CEE e poi all’UE, grazie all’intensa opera delle Corte di Giustizia europea, che si occupò di commentare, e rileggere le norme nazionali alla luce dei Trattati, divennero così comunità di diritto capaci, proprio perché sovranazionali di imporsi sugli Stati. Una sorta di riedizione del Sacro romano impero, senza sacro né romano, ma profano e sovranazionale. 

La nascita del diritto comunitario fu lo strumento principe, e lo è tuttora, della lenta conquista dell’Unione politica europea che procede, oggi come ieri, tramite argomenti noiosi come l’Unione Bancaria. avendo come fine, ormai dichiarato, l’Unione politica.

Ce ne sarebbe tanto ancora da raccontare (lo faremo, prima o poi) ma per il momento è più utile tornare alla mia domanda iniziale.

Cos’è l’Europa?

Se leggiamo lo studio di Bankitalia di cui ho parlato, viene fuori che l’Europa, almeno relativamente alle questioni finanziarie (ma in fondo vale per tutto il resto), è un corpo di norme giuridiche che nel tempo sono diventate sempre più appannaggio di sconosciuti legulei le cui coordinate vengono fissate in vertici intergovernativi e scritti a Bruxelles e a Strasburgo.

L’Europa, quindi, è un organismo giuridico disincarnato.

Un OGM.

Organismo giuridicamente modificato.

 

Ps

Con questo post ho provato ad allargare il campo dell’analisi dai temi prettamente economici a quelli storico-giuridici, che come spero di aver reso chiaro, ad essi sono sottintesi. Non essendo giurista, come d’altronde non sono economista, mi perdonerete semplificazioni ed errori. Lo scopo, come sempre, non è dare lezioni o rivelare segreti. Lo scopo è ragionare insieme sul nostro presente, per provare a capire il futuro che ci aspetta. Da questo punto di vista sarebbe miserevole ridurre tutto all’economia.

Buona lettura e grazie per l’attenzione. 

◆

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Stagione II

Indice del volume

223 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1L’Internazionale dei banchieri centrali verso il sol dell’avvenire2 Settembre 2013
  2. 2Le banche zavorrano il riequilibrio tedesco3 Settembre 2013
  3. 3La guerra dei banchieri per il controllo dei derivati4 Settembre 2013
  4. 4Il Capitale conquista il mercato comune europeo5 Settembre 2013
  5. 5Il Mattone sulla bilancia del riequilibrio6 Settembre 2013
  6. 6Lo spettro della crisi bancaria che aleggia sulla terra dei vichinghi9 Settembre 2013
  7. 7Il destino multipolare dell’Unione Europea10 Settembre 2013
  8. 8I surplus gemelli dei gemelli diversi (Cina e Germania)11 Settembre 2013
  9. 9Si prepara la mutazione politica della Bce12 Settembre 2013
  10. 10Ma poi, com’è finita in Islanda?13 Settembre 2013
  11. 11Adesso Eurolandia si allarga per via bancaria16 Settembre 2013
  12. 12Cosa succederà con l’exit strategy? E’ già tutto scritto17 Settembre 2013
  13. 13Il Lamento di Confindustria e la Sindrome di Bruxelles18 Settembre 2013
  14. 14La faglia di Parigi che fra tremare l’eurozona (e il mondo)19 Settembre 2013
  15. 15I salari dell’eurozona convergono verso il basso20 Settembre 2013
  16. 16Cipro ci prova23 Settembre 2013
  17. 17Dal Co.co.co al Co.co.ci: pure il bond diventa precario24 Settembre 2013
  18. 18L’eurozona fa scuola. In Africa25 Settembre 2013
  19. 19Il Fondo monetario vuole più Europa26 Settembre 2013
  20. 20Vivere con un debito di guerra in tempo di pace27 Settembre 2013
  21. 21Il mattone minaccia la stabilità italiana30 Settembre 2013
  22. 22Lo spirito tedesco dell’export italiano1 Ottobre 2013
  23. 23C’è del marcio in Danimarca?2 Ottobre 2013
  24. 24Ecco l’Europa di Supermario bros3 Ottobre 2013
  25. 25Svuotare il mare (del debito) col secchiello (dell’avanzo primario)4 Ottobre 2013
  26. 26L’Europa Ogm (organismo giuridicamente modificato)7 Ottobre 2013
  27. 27L’export tedesco sul ciglio del burrone8 Ottobre 2013
  28. 28Il default statale come requisito della stabilità europea9 Ottobre 2013
  29. 29Equilibrio vuol dire fiducia (lo dice anche la Bce)10 Ottobre 2013
  30. 30I travet pubblici italiani pagano il conto del 201311 Ottobre 2013
  31. 31La Fed ci penserà 2,3 trilioni di volte prima di chiudere i rubinetti14 Ottobre 2013
  32. 32Eu-topia15 Ottobre 2013
  33. 33Il silenzioso ritorno del protezionismo16 Ottobre 2013
  34. 34La maledizione delle offerte speciali16 Ottobre 2013
  35. 35La nuova indipendenza delle Banche centrali: quella dalla realtà17 Ottobre 2013
  36. 36L’apolitica fiscale18 Ottobre 2013
  37. 37Grana da mezzo trilione per le banche italiane21 Ottobre 2013
  38. 38La bellezza del Demanio21 Ottobre 2013
  39. 39Se il calo dei salari non porta al riequilibrio22 Ottobre 2013
  40. 40Il sorpasso (bancario)23 Ottobre 2013
  41. 41Il Tao dell’eurozona24 Ottobre 2013
  42. 42Il capitale di Bankitalia e le tre scimmiette sagge25 Ottobre 2013
  43. 43L’ora dell’Eurasia28 Ottobre 2013
  44. 44L’eurozona regola i conti con l’estero ma non con se stessa29 Ottobre 2013
  45. 45Dall’Ue all’UeP: ritorno al futuro30 Ottobre 2013
  46. 46Si allarga lo spread fra governo e Bankitalia31 Ottobre 2013
  47. 47Non posso più comprare casa mia2 Novembre 2013
  48. 48Il lavoro flessibile? Frena l’occupazione4 Novembre 2013
  49. 49Tramonto finlandese5 Novembre 2013
  50. 50Il segreto del deficit al 3%6 Novembre 2013
  51. 51Un altro trilemma per l’eurozona7 Novembre 2013
  52. 52La Ue trasloca da Bruxelles a Mosca8 Novembre 2013
  53. 53Dopo le banche, anche le assicurazioni entrano nell’ombra11 Novembre 2013
  54. 54La Giovine Europa (reloaded)12 Novembre 2013
  55. 55Per salvare il mattone basta controllare il costo degli affitti13 Novembre 2013
  56. 56Bruxelles e Francoforte accerchiano Berlino14 Novembre 2013
  57. 57L’europianto dei Piigs fa ridere l’Eurozona15 Novembre 2013
  58. 58Le mille frammentazioni dell’eurozona18 Novembre 2013
  59. 59Scricchiola la stabilità finanziaria tedesca19 Novembre 2013
  60. 60Minacce Emergenti20 Novembre 2013
  61. 61Il Contagio (fiscale)20 Novembre 2013
  62. 62C’è un giudice a Berlino, ma anche a Lisbona21 Novembre 2013
  63. 63L’Imu, Pantalone e le quote di Bankitalia22 Novembre 2013
  64. 6423 novembre 201223 Novembre 2013
  65. 652014: la sindrome giapponese che minaccia l’eurozona25 Novembre 2013
  66. 66I bond sovrani finiscono sotto stress (test)26 Novembre 2013
  67. 67L’età della disuguaglianza27 Novembre 2013
  68. 68Si prepara la rivolta delle pantere grigie28 Novembre 2013
  69. 69Il mattone di carta americano torna a far danni29 Novembre 2013
  70. 70Il boom del mattone spaventa gli inglesi2 Dicembre 2013
  71. 71Il default americano, ovvero la fine del mondo3 Dicembre 2013
  72. 72La finanza alternativa c’è già. In Islam4 Dicembre 2013
  73. 73Ecco cos’è e come funziona lo Shadow Banking5 Dicembre 2013
  74. 74Shadow Banking: 80 anni vissuti pericolosamente6 Dicembre 2013
  75. 75Un futuro “luminoso” per lo shadow banking9 Dicembre 2013
  76. 76Le regole sui bond sovrani spaccano in due l’Europa10 Dicembre 2013
  77. 77I dieci giorni che cambieranno l’Europa (e la Germania)11 Dicembre 2013
  78. 78Notturno polacco12 Dicembre 2013
  79. 79I governatori dell’eurozona battono un colpo13 Dicembre 2013
  80. 80Il drago capitalista assedia la Grande Muraglia cinese16 Dicembre 2013
  81. 81Siamo ricchi, ma poveri17 Dicembre 2013
  82. 82Quel connubio fra euro e monete locali18 Dicembre 2013
  83. 83Germania 1-Ue 0: avanza l’Europa (bancaria) tedesca19 Dicembre 2013
  84. 84L’anno (bancario) che verrà20 Dicembre 2013
  85. 85Pausa festiva per il blog. Comincia Tedioevo21 Dicembre 2013
  86. 86Riparte il blog. Dite la vostra su Tedioevo12 Gennaio 2014
  87. 87Bankitalia, la Bce e la freccia di Apollo13 Gennaio 2014
  88. 88Il cuore (lussemburghese) dell’eurozona14 Gennaio 2014
  89. 89Il ventennio perduto dell’Eurozona15 Gennaio 2014
  90. 90L’inverno del Made in Europe16 Gennaio 2014
  91. 91La radice sempreverde del mercantilismo europeo17 Gennaio 2014
  92. 92La triste vecchiaia dell’Europa20 Gennaio 2014
  93. 93Il fiato del Drago capitalista sul collo dell’economia cinese21 Gennaio 2014
  94. 94Il balletto russo prepara lo scivolone del rublo22 Gennaio 2014
  95. 95L’euro surriscalda il Mattone baltico23 Gennaio 2014
  96. 96L’Europa keynesiana (in salsa tedesca)24 Gennaio 2014
  97. 97Le “emissioni” della Bce e la grande glaciazione del credito27 Gennaio 2014
  98. 98L’eurotrappola dell’illiquidità (e le altre)28 Gennaio 2014
  99. 99Siamo un paese per vecchi (possidenti): triste, solitario y final29 Gennaio 2014
  100. 100Ultima chiamata per le Banche centrali30 Gennaio 2014
  101. 101Il governo dei giudici che regola l’economia europea da sessant’anni31 Gennaio 2014
  102. 102I nuovi mostri: l’alba delle controparti centrali3 Febbraio 2014
  103. 103I nuovi mostri: stupori e tremori nel mercato dei repo4 Febbraio 2014
  104. 104I nuovi mostri: l’economia di guerra della Fed e i suoi danni (ai) collaterali5 Febbraio 2014
  105. 105La Bce celebra il divorzio fra banche e stati6 Febbraio 2014
  106. 106Quel che si dovrebbe sapere della contabilità nazionale7 Febbraio 2014
  107. 107La Germania comincia a vivere di rendita10 Febbraio 2014
  108. 108L’ipocrita ninna nanna che addormenta i giovani italiani11 Febbraio 2014
  109. 109Il “bondage” che soffoca le economie emergenti12 Febbraio 2014
  110. 110Il banco paga il conto del casinò/o sloveno13 Febbraio 2014
  111. 111Genealogia del Pil – L’araldo di Cromwell14 Febbraio 2014
  112. 112Il sogno della Buba: privatizzare le perdite per “socializzare” i guadagni17 Febbraio 2014
  113. 113La mitologia bancaria di Mr. Dombret18 Febbraio 2014
  114. 114La distruzione durevole dei consumi italiani (ed europei)19 Febbraio 2014
  115. 115L’incarichificio19 Febbraio 2014
  116. 116Lezione norvegese sulla sovranità20 Febbraio 2014
  117. 117Genealogia del Pil – Il trionfo della volontà (statale)21 Febbraio 2014
  118. 118Il tabù (previdenziale) nascosto nel cuneo fiscale24 Febbraio 2014
  119. 119Le imprese europee sedotte (dal debito) e abbandonate (coi debiti)25 Febbraio 2014
  120. 120Cura irlandese (e cartolarizzazioni) per l’eurozona26 Febbraio 2014
  121. 121Il fantasma della deflazione si materializza (per ora) fra i Pigs27 Febbraio 2014
  122. 122Genealogia del Pil – Il destino statalista dell’Occidente “liberale”28 Febbraio 2014
  123. 123L’export non spinge più la crescita tedesca3 Marzo 2014
  124. 124Mangiarsi l’avanzo primario e decrescere (in)felici4 Marzo 2014
  125. 125Penultimo tango a Parigi5 Marzo 2014
  126. 126State sereni: Vinceremo! (Premio: un altro ’92)6 Marzo 2014
  127. 127Finisce l’epoca mercantilista dell’eurozona7 Marzo 2014
  128. 128Viaggio in Italia: nella morsa degli opposti automatismi10 Marzo 2014
  129. 129Viaggio in Italia: 2014, odissea nello strazio (bancario)11 Marzo 2014
  130. 130Viaggio in Italia: lavorare (per) meno, lavorare tutti12 Marzo 2014
  131. 131Viaggio in Italia: fuori dal tunnel dell’eurodebito13 Marzo 2014
  132. 132Viaggio in Italia: sedotti (dall’estero) e abbandonati14 Marzo 2014
  133. 133I nuovi paesi emergenti stanno in Europa17 Marzo 2014
  134. 134Il triste fardello della (im) previdenza pubblica18 Marzo 2014
  135. 135Supercazzole berlinesi con scappellamenti lussemburghesi19 Marzo 2014
  136. 136Weidmann, ovvero il primato della politica (della Buba)20 Marzo 2014
  137. 137Ma che ci fa coi soldi il fondo Esm?21 Marzo 2014
  138. 138Unione bancaria, la Bce segna ma non vince24 Marzo 2014
  139. 139Il Giappone quantiqualitativo dopo un anno di diluvio monetario25 Marzo 2014
  140. 140Gli economisti (e il Fmi) pianificano la moneta internazionale (e gli Usa ridono)26 Marzo 2014
  141. 141Diplomazia dei prestiti esteri: Spagna, ossia il parente povero della Germania27 Marzo 2014
  142. 142Diplomazia dei prestiti esteri: Italia nella morsa franco-tedesca28 Marzo 2014
  143. 143L’euro e la crisi gonfiano il portafoglio (e il mattone) dei tedeschi31 Marzo 2014
  144. 144I francesi se ne fregano (dei debiti) e tirano dritto1 Aprile 2014
  145. 145Disoccupazione italiana al 13%? Dipende…2 Aprile 2014
  146. 146I debiti nel mondo superano quota 100 trilioni di dollari3 Aprile 2014
  147. 147Diplomazia dei prestiti esteri: la ragnatela di Spider man4 Aprile 2014
  148. 148Il crollo del mattone costa 270 miliardi alle famiglie italiane7 Aprile 2014
  149. 149Si prepara la terza guerra mondiale: quella del debito8 Aprile 2014
  150. 150Il freddo vento dell’Ovest che soffia sull’India9 Aprile 2014
  151. 151Si scrive DEF, ma si legge FED10 Aprile 2014
  152. 152Lavoro: anche gli americani diventano choosy (grazie anche alla Fed)11 Aprile 2014
  153. 153I banchieri berlinesi alla campagna d’America14 Aprile 2014
  154. 154Banche, la paura fa 90 (miliardi)15 Aprile 2014
  155. 155Esercizi di retorica sul DEF: la retromarcia dell’avanzo primario16 Aprile 2014
  156. 156Esercizi di retorica sul DEF: l’invenzione del deficit strutturale17 Aprile 2014
  157. 157Esercizi di retorica sul DEF: dal pareggio (di bilancio) allo spareggio18 Aprile 2014
  158. 158La Bce prepara il qualitative easing22 Aprile 2014
  159. 159Diplomazia dei prestiti esteri: L’impero di Nylonkong23 Aprile 2014
  160. 160Banche, la Cina entra nell’Ombra24 Aprile 2014
  161. 161Ah, se avessi vent’anni di più…25 Aprile 2014
  162. 162La finanza islamica sbarca a Hong Kong28 Aprile 2014
  163. 163Super Target 2, ovvero euro 3.029 Aprile 2014
  164. 164Il Leviatano di Francoforte30 Aprile 2014
  165. 165Lavoro. E’ qui la festa?1 Maggio 2014
  166. 166Le banche europee di fronte allo stress test (russo)5 Maggio 2014
  167. 167Fuga bancaria dai titoli di stato6 Maggio 2014
  168. 168Gli stress test costano venti miliardi alle banche italiane7 Maggio 2014
  169. 169Esplode lo shadow banking europeo8 Maggio 2014
  170. 170La crisi sta finendo (e un anno se ne va)9 Maggio 2014
  171. 171La Cina prepara la sua prossima crisi bancaria12 Maggio 2014
  172. 172Esercizi di retorica sul debito pubblico: la leggenda della sostenibilità13 Maggio 2014
  173. 173Esercizi di retorica sul debito pubblico: dalla tripla A alla tripla S14 Maggio 2014
  174. 174Esercizi di retorica sul debito pubblico: la Germania insostenibile (al contrario di noi)15 Maggio 2014
  175. 175Le quattro Europe16 Maggio 2014
  176. 176Le quattro Europe: Il campo minato a sud-est di Berlino19 Maggio 2014
  177. 177Le quattro Europe: la trinità Baltica20 Maggio 2014
  178. 178Le quattro Europe: l’artiglio vichingo21 Maggio 2014
  179. 179Le quattro Europe: i nipotini di Carlo Magno22 Maggio 2014
  180. 180Il lungo inverno delle costruzioni europee congela il mattone23 Maggio 2014
  181. 181La deframmentazione dell’eurozona26 Maggio 2014
  182. 182La crisi capovolta nel mondo sottosopra27 Maggio 2014
  183. 183L’alba malinconica del Secolo asiatico28 Maggio 2014
  184. 184Le bugie dei Grandi Numeri: più Pil(u) per tutti29 Maggio 2014
  185. 185Le bugie dei Grandi Numeri: la rimozione dell’incertezza30 Maggio 2014
  186. 186La resistibile ascesa della Costantinopoli cinese3 Giugno 2014
  187. 187Non ci sono più le banche svizzere di una volta4 Giugno 2014
  188. 188Il serpente (bancario) che striscia nel paradiso svizzero5 Giugno 2014
  189. 189Le banche spagnole ballano la samba6 Giugno 2014
  190. 190L’epopea italiana dei fondi (in) pensione9 Giugno 2014
  191. 191L’Italia di domani: tre scenari per un teatrino10 Giugno 2014
  192. 192L’ultima sfida della globalizzazione11 Giugno 2014
  193. 193Dopo l’unione bancaria arriva quella previdenziale12 Giugno 2014
  194. 194Non credo più nel credito13 Giugno 2014
  195. 195Il divorzio (all’italiana) fra debito pubblico e ricchezza privata16 Giugno 2014
  196. 196La fine dell’indipendenza delle banche centrali17 Giugno 2014
  197. 197L’anno d’oro dei paperoni italiani18 Giugno 2014
  198. 198Il riequilibrio americano pagato dalla Cina (e dai petrolieri)19 Giugno 2014
  199. 199L’Italia (im)possibile: Il matrimonio fra ricchezza privata e debito pubblico20 Giugno 2014
  200. 200La fredda guerra della Russia23 Giugno 2014
  201. 201La fredda guerra della Russia: l’armata dei debiti24 Giugno 2014
  202. 202La fredda guerra della Russia: la bilancia dei patimenti25 Giugno 2014
  203. 203La fredda guerra della Russia: un paese in riserva26 Giugno 2014
  204. 204La fredda guerra della Russia: il passato presente27 Giugno 2014
  205. 205Sudafrica: l’ultimo dei Brics è il primo alla resa dei conti30 Giugno 2014
  206. 206Il mondo nella trappola del debito (e della liquidità)1 Luglio 2014
  207. 207L’Italia di cui nessuno parla: quella creditrice2 Luglio 2014
  208. 208La bolla che arriva dall’Asia3 Luglio 2014
  209. 209Le banche siamo noi4 Luglio 2014
  210. 210I tormenti dei creditori7 Luglio 2014
  211. 211Le banche centrali fanno esplodere i debiti delle famiglie8 Luglio 2014
  212. 212L’ascesa dei merca(n)ti dei capitali9 Luglio 2014
  213. 213L’età della Grande Stagnazione10 Luglio 2014
  214. 214L’Italia (im)possibile: aumentare le pensioni diminuendo il debito pubblico11 Luglio 2014
  215. 215L’odissea dei lavoratori anglo-americani14 Luglio 2014
  216. 216La fredda primavera del commercio tedesco15 Luglio 2014
  217. 217Il paradigma spagnolo e la Grande Redistribuzione16 Luglio 2014
  218. 218Pro-memoria: gli eurodanni provocati dai vice-tedeschi17 Luglio 2014
  219. 219Il nuovo comandamento della Bce: crescete e indebitatevi (ma alla tedesca)18 Luglio 2014
  220. 220L’Europa bancaria si allarga verso Est21 Luglio 2014
  221. 221Esercizi di retorica sul futuro: i pregiudizi delle previsioni23 Luglio 2014
  222. 222L’Italia commerciale di maggio (prima degli 80 euro)25 Luglio 2014
  223. 223Scaricate Eu-topia, il freebook con tutti i post della seconda stagione28 Luglio 2014
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