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Stagione IV · Bad equilibrium
Il diario della stagione13 Gennaio 2016

Articolo 75 / 218

Le metamorfosi dell’economia: Il Capitale vivente



Il Capitale del XXI secolo, come lo racconta il celebrato economista francese Thomas Piketty mi pare un affare da contabili. Una ricognizione chissà quanto accurata – dobbiamo fidarci – di asset patrimoniali per arrivare alla conclusione che tale ricchezza, che soffre i limiti concettuali che abbiamo iniziato ad osservare, si sta concentrando a livelli non più osservati dai secoli scorsi. Per redistribuirla, dice, sarebbe necessario adottare notevoli provvedimenti fiscali e comunque, ammesso che sia possibile, non è detto che serva granché. In breve, siamo condannati a una crescente disuguaglianza. E giù di dibattito.

La visione del Capitale di Piketty mi appare, tuttavia, pregna di quella che Galbraith chiamava mentalità tradizionale, risalendo infine a quella di Marx, che l’analisi di dell’economista francese riecheggia in ogni dove, a cominciare dal titolo del suo libro. In sostanza, secondo questa mentalità, il capitale corrisponde al patrimonio. Un cumulo di roba. Materia da contabili, appunto.

Questa idea ha radici antiche che affondano nella latinità, quando la parola caput, dalla quale capitale discende, fra i suoi tanti significati, assunse anche quello di mucchio di denaro che generava frutto.

Nella modernità uno dei primi che provò a sistematizzare la natura del capitale fu Adam Smith nel quinto capitolo del secondo libro della Ricchezza delle nazioni. “Nello stadio primitivo – scrive – in cui non si ha divisione del lavoro, la società non ha bisogno di preventiva accumulazione di capitale per svolgere le attività economiche (…) ma una volta introdotta completamente la divisione del lavoro, il prodotto del lavoro di un uomo può soddisfare solo una piccolissima parte dei suoi bisogni. La maggior parte viene soddisfatta col prodotto del lavoro di altri, che egli acquista col prezzo del prodotto del proprio lavoro. Ma questo acquisto non è possibile finché il prodotto del suo lavoro non soltanto è completato, ma venduto. Perciò deve accumulare da qualche parte una scorta di beni di diverso tipo sufficiente a mantenerlo sino a quando entrambi questi eventi possono essere realizzati”. E poi “come l’accumulazione del capitale deve naturalmente essere anteriore alla divisione del lavoro, la divisione del lavoro può proseguire soltanto in proporzione alla preventiva e graduale accumulazione del capitale”.

Quindi in Smith si trovano in nuce tutti gli aspetti sulla natura e l’evoluzione del capitale che più tardi Ricardo e soprattutto Marx, metteranno alla base della loro riflessione. In pratica, dice Smith, l’accumulazione del capitale è ciò che ha reso possibile la divisione del lavoro. Ogni singolo lavoratore “deve accumulare da qualche parte una scorta di beni sufficiente a mantenerlo” prima di poter realizzare ciò che il frutto del suo lavoro gli procurerà, ossia il reddito da scambiare con i beni necessari alla sua sopravvivenza.

Smith ebbe anche il merito di distinguere fra capitale fisso e circolante. Il primo comprende non soltanto i macchinari e gli strumenti utili alla produzione, ma anche le competenze acquisite, quelle che oggi chiamiamo capitale umano. Il secondo comprende quella quota di risorse economiche che vengono consumate per produrre. Il capitale fisso genera un profitto semplicemente mantenendolo, quello circolante, al contrario, separandosene. Se voglio produrre ho bisogno della macchine e  devo consumare capitale che, circolando, mi genera un reddito una volta che vendo i miei prodotti. Il capitale circolante, perciò, origina il concetto di reddito, che nella visione smithiana altro non è che l’incremento di valore del prodotto annuale rispetto al capitale circolante utilizzato per realizzarlo.

Facciamo un semplice esempio. Prendiamo un venditore ambulante che usa un motocarro per esporre e vendere i suoi prodotti. Il suo capitale fisso è il suo mezzo di trasporto. Il capitale circolante è composto dai soldi che gli servono per comprare il carburante e le merci che vende. Il reddito della sua attività deriva dalla differenza fra la sua spesa di capitale circolante e i suoi ricavi di vendita.

Ma a monte, è l’accumulazione di capitale, ossia il fondo primitivo delle risorse, che rende possibile l’incremento della produzione. Nel nostro esempio, il motocarro. Se un uomo ha poco capitale, scrive Smith, ossia quanto gli serve per vivere pochi giorni, “lo consuma nel modo più parsimonioso e cerca col suo lavoro di acquistare qualcosa che possa sostituirlo prima che sia completamente consumato”. Ma se un uomo possiede un capitale capace di sostenerlo per mesi o anni “egli naturalmente cerca di trarre un reddito dalla maggior parte di esso”. Quindi una parte di questo capitale servirà a mantenerlo. Un’altra verrà, come diciamo oggi senza neanche essere consapevoli dell’origine di quest’espressione, messa a reddito. O, per dirla con Smith, “la parte (della sua scorta, ndr) dalla quale si aspetta un reddito è chiamata capitale”.

Il motivo dell’utilizzo del capitale risiede nella circostanza che “in tutti i paesi dove esiste una discreta sicurezza ogni uomo di comune intelligenza cercherà di impiegare il capitale di cui dispone per procurarsi un godimento presente o un profitto futuro”, in caso contrario di sarebbe “completamente pazzo”.

Procurare un godimento presente o futuro, perciò, è lo scopo del capitale, di cui ogni uomo è dotato, seppure in misura differente, (e qui torniamo a Piketty) e ragionevolmente spinto a utilizzare qualora il contesto istituzionale gli sia propizio.

La visione di Smith contiene quindi non soltanto l’idea del fondo originario che sostanzia il capitale, ma anche un elemento che solo oltre un secolo dopo verrà esaltato nell’analisi di economista austriaco dal nome difficile da ricordare e forse per questo dimenticato: Eugen Ritter von Böhm-Bawerk. Il punto centrale, in Smith come in Böhm-Bawerk, è il tempo.

Ma il tempo di Smith e quello di Böhm-Bawerk sono molto diversi. Nel caso di Smith il tempo passato ha determinato la creazione del capitale, che è valore/lavoro accumulato. Quest’ultimo, messo a reddito, determina profitti in futuro. Per l’economista austriaco il capitale non è semplicemente un fondo, ma corrisponde al valore attuale della produzione futura scontato col tasso di interesse. Per dirla con le sue parole: il capitale è un “mezzo di produzione prodotto”.

L’idea di Böhm-Bawerk, che più tardi verrà approfondita ed emendata da numerosi economisti, è centrale perché, aldilà degli esiti teoretici, sposta il punto di vista dall’oggetto capitale – il fondo smithiano – al soggetto capitalista, che più tardi ancora verrà celebrato da Schumpeter nella sua elegia dell’imprenditore. Quest’ultimo, che poi è la vera innovazione dell’epoca moderna, calcola costantemente, anticipando i profitti futuri e quindi decidendo l’investimento. La terra, fattore originario, rimarrebbe improduttiva se non ci fosse qualcuno che la mette a reddito, come diceva Smith, e non investe una somma X che corrisponde, come sottolinea Böhm-Bawerk, ai profitti futuri attualizzati.

L’intuizione che il capitale altro non sia che tempo futuro anticipato secondo il principio dell’interesse composto, ci riporta alla questione fondamentale, ossia alla corrispondenza fra il tempo e il denaro, e al suo corollario, il tasso di interesse. In un’economia che si dice capitalista è più dotato di capitale chi sa far fruttare il suo tempo perché è in grado, in virtù della sua capacità di calcolo, di creare capitale investendo oggi per avere profitto domani.

Nella visione di Smith, che è statica perché tardo settecentesca, il ricco era colui che disponeva di un fondo di capitale e se non era “completamente pazzo” lo avrebbe messo a reddito. Nella visione di Böhm-Bawerk, tardo ottocentesca e quindi capitalisticamente matura, come direbbe Sombart, il ricco è colui che crea il capitale. Ossia il capitalista. La terra, per citare uno dei fattori principe dell’analisi di Smith, non viene neanche considerata un capitale da Böhm-Bawerk. E’ un fattore fisico, non puramente economico. Al contrario, il capitale deriva da un giudizio di valore che l’imprenditore assegna ad alcune attività che, in un’ottica inter-temporale, produrranno uno scambio. Al centro, insomma, ci sono individualità che creano valore e lo scambiano.

Torniamo al nostro esempio. Mettiamo che il nostro venditore ambulante abbia ereditato il suo motocarro, e quindi abbia un vantaggio rispetto a chi vuol fare lo stesso mestiere ma non dispone del capitale fisso. Il primo userà i frutti del tempo passato per avere benefici nel tempo futuro, come direbbe Smith e come sostanzialmente replica l’analisi di Piketty. Il secondo userà la potenzialità del tempo futuro per creare nuovo capitale servendosi del credito per dotarsi di capitale fisso e circolante. Il primo non è detto che riesca. La sua conformazione spirituale potrebbe rivelarsi inadatta e condurlo a un consumo del capitale senza reintegro di risorse e quindi alla rovina. La storia è piena di ereditieri che si mangiano la roba. Il secondo invece magari aprirà un franchising. A far la differenza, quindi, è chi guida il motocarro, non la proprietà del motocarro. Se allarghiamo il nostro esempio a una delle qualunque dot company che sono diventate miliardarie con una buona idea e molto talento tutto ciò risulterà ancor più chiaro.

Se portiamo all’estremo questo ragionamento, per un vero capitalista l’unico capitale che davvero importa è il tempo. Un capitalista cercherà di ottimizzare il suo tempo massimizzando il profitto che può trarre da ogni sua attività. Mentre una persona normale vive, un capitalista calcola. Per questo Benjamin Franklin, un notevole capitalista per i suoi tempi, diceva che il tempo è denaro.

L’aver ridotto il tempo – ossia la nostra vita – a una misura del capitale è un altro esito sorprendente della nostra epoca. Così come l’idea che il capitale sia una cosa morta – un cumulo di roba – mentre è una cosa vivente, che si compone di tutto ciò che arricchisce la nostra vita: i talenti, le relazioni, l’esperienza.

Anche qui, la storia mostra con chiarezza che questa confusione risale alla tradizione. La parola caput, in latino, significava capitale, quindi mucchio di denaro fruttifero, ma anche capo, ossia testa, quindi ciò che ci rende capaci di calcolo e immaginazione e di capacità di essere leader, pensate a capitano e a quelli che si chiamavano capitani d’industria nel XIX secolo. E poi ancora ha finito con l’assumere il significato di “massimamente importante”. Pensate a capitale riferito a una città, oppure a vizio capitale, oppure, e meglio ancora, a pena capitale, ossia la morte: la vita vista in negativo.

Se il capitale di cui disponiamo è il tempo che viviamo, e quindi sostanzialmente quello che siamo in relazione al nostro agire economico, ciò ci espone a due importanti conseguenze. Primo: dobbiamo decidere cosa farne. Se essere dei puri capitalisti, e quindi investire il nostro tempo per creare roba, o fare economia, quindi essere persone che scambiano tempo sotto forma di beni e servizi per avere una vita migliore.

Secondo, e ancora più importante, nasciamo tutti con una dotazione di capitale, ma siamo destinati, in quanto mortali, a lasciare la vita poveri. Il capitale è naturalmente destinato a decumularsi, proprio perché è una cosa viva. L’idea della persistenza del capitale, perciò, è un clamoroso equivoco. Anche la roba, che non ha vita, finirebbe con noi, se non avessimo creato le istituzioni dell’eredità e dei lasciti. Il contadino descritto da Verga nella celebre novella La roba preferisce distruggere le sue proprietà piuttosto che lasciare che se le goda qualcun altro, non appena diventa cosciente della sua transitorietà. E’ in questa figura tragica che il capitale rivela la sua vera natura. Una natura bugiarda: avere accumulato roba non ci servirà ad evitare di dovercene separare. Gratta gratta, sotto ogni accumulatore di ricchezze troviamo un uomo che ha paura di morire. L’avaro muore letteralmente di paura.

Possiamo essere diseguali nella distribuzione della roba e perciò indignarci, senza capire che così facendo diamo valore alla pura materialità. Ma in ciò che conta davvero – il tempo e le sue straordinarie opportunità – siamo tutti uguali. Questo però gli economisti non lo dicono.

(8/segue)

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Stagione IV

Indice del volume

218 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1La ricerca dell’equilibrio diventa pratica d’equilibrismo17 Settembre 2015
  2. 2All’origine del bad equilibrium: l’invenzione della reflazione18 Settembre 2015
  3. 3L’emersione degli Emergenti diventa un emergenza21 Settembre 2015
  4. 4La Grecia è entrata prima dell’Italia nell’euro 3.022 Settembre 2015
  5. 5All’origine del bad equilibrium: il ciclo(ne) finanziario23 Settembre 2015
  6. 6La crescita del costo del lavoro non frena il boom tedesco24 Settembre 2015
  7. 7Il bicchiere mezzo pieno (di ketchup) del governatore giapponese25 Settembre 2015
  8. 8La frammentazione del mattone europeo28 Settembre 2015
  9. 9Il ritorno del dollaro cinese29 Settembre 2015
  10. 10All’origine del bad equilibrium: le avversità della demografia30 Settembre 2015
  11. 11Le banche centrali “divergenti” scatenano il carry trade totale1 Ottobre 2015
  12. 12Gli economisti trovano l’elisir di giovinezza2 Ottobre 2015
  13. 13Le banche tedesche fra l’incudine della Fed e il martello della Bce5 Ottobre 2015
  14. 14L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: l’eterno ritorno di Say6 Ottobre 2015
  15. 15I rischi delle assicurazioni inglesi (e delle altre)7 Ottobre 2015
  16. 16Il calo delle commodity affossa gli Emergenti8 Ottobre 2015
  17. 17La liquidità internazionale diventa gassosa9 Ottobre 2015
  18. 18All’origine del bad equilibrium: il mito della Produzione12 Ottobre 2015
  19. 19L’alba di Skynet sui mercati finanziari13 Ottobre 2015
  20. 20L’alba di Skynet sui mercati finanziari: caccia alla balena bianca14 Ottobre 2015
  21. 21L’alba di Skynet sui mercati finanziari: i nuovi Terminator15 Ottobre 2015
  22. 22L’alba di Skynet sui mercati finanziari: l’uomo (economico) dietro (e dentro) il computer16 Ottobre 2015
  23. 23Le sofferenze europee che paralizzano il credito19 Ottobre 2015
  24. 24Sei milioni di salari inglesi sono sotto la soglia di sussistenza20 Ottobre 2015
  25. 25Il circolo vizioso che soffoca l’eurozona21 Ottobre 2015
  26. 26Il tramonto italiano del welfare familiare22 Ottobre 2015
  27. 27Se le borse cadono è colpa della pioggia23 Ottobre 2015
  28. 28L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: l’erosione delle banche26 Ottobre 2015
  29. 29L’abbuffata di debiti che ha affamato gli inglesi27 Ottobre 2015
  30. 30Il mercato dei bond Usa inizia a far paura28 Ottobre 2015
  31. 31Il girotondo di dollari che ha condotto alla crisi29 Ottobre 2015
  32. 32La guerra commerciale nascosta nel crollo del petrolio30 Ottobre 2015
  33. 33Il QE di Draghi porterà un punto di Pil in più in due anni per l’EZ2 Novembre 2015
  34. 34A volte ritornano: i debiti commerciali del governo italiano al livello del 20083 Novembre 2015
  35. 35La moria silenziosa delle banche europee4 Novembre 2015
  36. 36L’irresistibile crescita dello shadow banking europeo5 Novembre 2015
  37. 37Nella ricca Germania uno su cinque è a rischio povertà6 Novembre 2015
  38. 38Il conto del QE europeo lo pagano le banche dei paesi forti9 Novembre 2015
  39. 39Il commercio dell’eurozona e la sindrome cinese10 Novembre 2015
  40. 40Le metamorfosi dell’economia11 Novembre 2015
  41. 41L’unione bancaria non frena la frammentazione del credito nell’EZ12 Novembre 2015
  42. 42Italia fanalino di coda dell’EZ per reddito e consumi13 Novembre 2015
  43. 43L’evoluzione del QE: monetizzare i debiti16 Novembre 2015
  44. 44Evoluzioni del QE: La monetizzazione del Giappone17 Novembre 2015
  45. 45Le metamorfosi dell’economia: la nuova ricchezza18 Novembre 2015
  46. 46Arriva il ministero ombra delle finanze europee19 Novembre 2015
  47. 47Il New World che ci aspetta dietro l’angolo20 Novembre 2015
  48. 48Cresce la montagna di ricchezza dello Shadow Banking23 Novembre 2015
  49. 49L’effimera salute dei fondi pensione24 Novembre 2015
  50. 50Le metamorfosi dell’economia: Il valore delle idee25 Novembre 2015
  51. 51L’Europa mette in comune i debiti. Delle banche26 Novembre 2015
  52. 52Nel mondo misterioso delle dark pools27 Novembre 2015
  53. 53Il Fmi promuove il QE e boccia la svalutazione dei salari30 Novembre 2015
  54. 54L’età e la casa fanno la differenza nel reddito degli italiani1 Dicembre 2015
  55. 55Le metamorfosi dell’economia: la guerra del copyright2 Dicembre 2015
  56. 56I timori degli Emergenti per le politiche divergenti3 Dicembre 2015
  57. 57Gli anziani sono la cassaforte degli italiani4 Dicembre 2015
  58. 58Il bonus Renzi finisce alle famiglie più ricche7 Dicembre 2015
  59. 59Il mattone riparte. In Irlanda8 Dicembre 2015
  60. 60Le metamorfosi dell’economia: le sovversioni della gratuità9 Dicembre 2015
  61. 61I cittadini pagano più tasse, le imprese di meno10 Dicembre 2015
  62. 62Le cronache italiane confermano che il rischio maggiore per l’EZ arriva dalle banche11 Dicembre 2015
  63. 63La fragile calma dei mercati internazionali14 Dicembre 2015
  64. 64Il crepuscolo del capitalismo: l’età dell’acciaio15 Dicembre 2015
  65. 65Le metamorfosi dell’economia: la trasmutazione del denaro16 Dicembre 2015
  66. 66The day after (Fed): conto da dieci trilioni per i debitori in dollari17 Dicembre 2015
  67. 67Lo sterminio bancario provocato dagli immobiliaristi18 Dicembre 2015
  68. 68Il declino secolare del saggio d’interesse21 Dicembre 2015
  69. 69Nell’EZ arriva anche il ministero ombra dell’industria22 Dicembre 2015
  70. 70Le metamorfosi dell’economia: Il tasso di disinteresse23 Dicembre 2015
  71. 71I nuovi dinosauri del mercato: le controparti centrali24 Dicembre 2015
  72. 72Il nuovo lavoratore dell’EZ: precario e qualificato (ma non in Germania)28 Dicembre 2015
  73. 73La domanda debole frena gli investimenti europei11 Gennaio 2016
  74. 74Il capitalismo morirà di vecchiaia12 Gennaio 2016
  75. 75Le metamorfosi dell’economia: Il Capitale vivente13 Gennaio 2016
  76. 76Il QE “regala” al Tesoro Usa oltre 580 miliardi14 Gennaio 2016
  77. 77Gli Usa preparano il Fmi alla crisi degli emergenti15 Gennaio 2016
  78. 78L’irresistibile (e inutile) avanzata del panzer tedesco18 Gennaio 2016
  79. 79L’inquietante (in)stabilità del mattone: crollano i proprietari19 Gennaio 2016
  80. 80Le metamorfosi dell’economia: Il Totem della disuguaglianza20 Gennaio 2016
  81. 81I petrolieri (Usa) e le banche (arabe) iniziano a farsi male21 Gennaio 2016
  82. 82Il mondo ha 877 miliardi di problemi con la Cina22 Gennaio 2016
  83. 83I soldi facili distruggono la crescita25 Gennaio 2016
  84. 84I pensionati pubblici italiani e i tormenti della previdenza26 Gennaio 2016
  85. 85Le metamorfosi dell’economia: Il travisamento del lavoro27 Gennaio 2016
  86. 86La scomparsa dei petrolieri fra i creditori internazionali28 Gennaio 2016
  87. 87Ecco quanto pesa il rischio BRICS sulla crescita globale29 Gennaio 2016
  88. 88L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: Le quattro D dell’apocalisse1 Febbraio 2016
  89. 89Ritorno in grande stile per le cartolarizzazioni Usa2 Febbraio 2016
  90. 90Le metamorfosi dell’economia: la scomparsa della disoccupazione3 Febbraio 2016
  91. 91I crediti bancari italiani (e le banche) continueranno a soffrire4 Febbraio 2016
  92. 92Il calo del petrolio salva (per ora) i conti commerciali italiani5 Febbraio 2016
  93. 93L’instabile liquidità del mercato dei bond8 Febbraio 2016
  94. 94Scompaiono gli investimenti pubblici e i risparmi europei emigrano9 Febbraio 2016
  95. 95Le metamorfosi dell’economia: Lo Stato prenditore10 Febbraio 2016
  96. 96Il “gufo” di Basilea nel nido del cuculo11 Febbraio 2016
  97. 97L’Occidente è finito nella trappola giapponese12 Febbraio 2016
  98. 98Il mondo galleggia sopra un mare di dollari inutili (e gli piace)15 Febbraio 2016
  99. 99Allegria: il mattone italiano crescerà dello zero virgola16 Febbraio 2016
  100. 100Le metamorfosi dell’economia: Le seduzioni del mercato17 Febbraio 2016
  101. 101L’imbattibile bad bank degli Usa: il governo18 Febbraio 2016
  102. 102La miccia corta della Fed innesca la bomba della borsa19 Febbraio 2016
  103. 103L’ultima tentazione dell’Ocse: gli investimenti pubblici22 Febbraio 2016
  104. 104I banchieri inglesi “vedono” il bluff di Brexit23 Febbraio 2016
  105. 105Le metamorfosi dell’economia: L’oligopolio dei monopolisti24 Febbraio 2016
  106. 106Si prepara la prossima socializzazione delle perdite25 Febbraio 2016
  107. 107Il Fmi tira la giacchetta alla Germania (e agli Usa)26 Febbraio 2016
  108. 108Il QE prosciuga le riserve valutarie degli emergenti29 Febbraio 2016
  109. 109I nuovi subprime Usa: gli studenti1 Marzo 2016
  110. 110Le metamorfosi dell’economia: La fine dell’Egonomia2 Marzo 2016
  111. 111I giovani inglesi tornano a vivere con mamma e papà3 Marzo 2016
  112. 112Le onde del listino rafforzano il destino del bail in4 Marzo 2016
  113. 113La bomba a tempo del debito pubblico Usa7 Marzo 2016
  114. 114Le tre mine vaganti sulla strada della crescita8 Marzo 2016
  115. 115Le metamorfosi dell’economia: Economia 2.09 Marzo 2016
  116. 116L’ascesa secolare del debito privato10 Marzo 2016
  117. 117Bitcoin for dummies: Quel che bisognerebbe sapere sulle blockchain11 Marzo 2016
  118. 118Verità nascoste nelle previsioni (e nelle decisioni) della Bce14 Marzo 2016
  119. 119Non ci resta che la politica monetaria: parola di Bce15 Marzo 2016
  120. 120Le metamorfosi dell’economia: Nella testa del Golem16 Marzo 2016
  121. 121L’economia ai tempi dello ZLB: Ecco chi paga il conto dei tassi negativi17 Marzo 2016
  122. 122Bitcoin for dummies: C’è Bitcoin e bitcoin18 Marzo 2016
  123. 123Ue, 43 miliardi di fondi per l’Italia. Se riusciamo a spenderli21 Marzo 2016
  124. 124L’altra faccia delle sofferenze bancarie italiane: i debiti delle imprese22 Marzo 2016
  125. 125Le metamorfosi dell’economia: Il capitale asociale23 Marzo 2016
  126. 126Le sofferenze nascoste delle banche italiane: quelle fiscali24 Marzo 2016
  127. 127Bitcoin for dummies: la sfida di Satoshi25 Marzo 2016
  128. 128Usa e Giappone si “mangiano” il 58% del nuovo debito 201628 Marzo 2016
  129. 129Le imprese americane ora si indebitano in euro29 Marzo 2016
  130. 130Le metamorfosi dell’economia: Il capitale sociale30 Marzo 2016
  131. 131L’altro lato oscuro del QE: la concentrazione della ricchezza31 Marzo 2016
  132. 132Bitcoin for dummies: il fantasma dell’oro1 Aprile 2016
  133. 133In Germania aumentano la ricchezza e la diseguaglianza4 Aprile 2016
  134. 134I nuovi poveri d’inizio XXI secolo: i giovani5 Aprile 2016
  135. 135Le metamorfosi dell’economia: Il nuovo valore del lavoro6 Aprile 2016
  136. 136Il Fmi si candida a salvare il mondo7 Aprile 2016
  137. 137Bitcoin for dummies: i nuovi minatori8 Aprile 2016
  138. 138La Buba smitizza gli effetti della deflazione salariale tedesca11 Aprile 2016
  139. 139L’odissea economica dei Millennials USA12 Aprile 2016
  140. 140Le metamorfosi dell’economia: La riconciliazione di ozio e negozio13 Aprile 2016
  141. 141La buona salute dell’Ue dipende dagli Usa non dalla Cina14 Aprile 2016
  142. 142Bitcoin for dummies: l’eliminazione delle banche15 Aprile 2016
  143. 143L’economia ai tempi dello ZLB: La Bce fa aumentare il credito. In Svezia18 Aprile 2016
  144. 144La finanza europea agisce nell’Ombra19 Aprile 2016
  145. 145Le metamorfosi dell’economia: La democratizzazione dell’ozio20 Aprile 2016
  146. 146Si prepara l’Internazionale delle tasse21 Aprile 2016
  147. 147Bitcoin for dummies: I nuovi capitalisti22 Aprile 2016
  148. 148La battaglia inosservata che cambierà banche e stati25 Aprile 2016
  149. 149Il costo salato del divorzio fra banche e titoli di stato26 Aprile 2016
  150. 150Le metamorfosi dell’economia: Dal denaro al potere di scambio27 Aprile 2016
  151. 151La liberalizzazione dei capitali procede sotto il mare28 Aprile 2016
  152. 152Bitcoin for dummies: Nelle spire della blockchain29 Aprile 2016
  153. 153Abbuffata di dividendi dalle banche europee (e italiane)2 Maggio 2016
  154. 154Le banche cinesi hanno (almeno) 1,3 trilioni di crediti a rischio3 Maggio 2016
  155. 155Le metamorfosi dell’economia: Fra i due litiganti, il terzo settore4 Maggio 2016
  156. 156Il ragno di Undernet sul mercato dei cambi5 Maggio 2016
  157. 157Bitcoin for dummies: Il geroglifico della criptovaluta6 Maggio 2016
  158. 158I tormenti degli anziani tedeschi (e i nostri)9 Maggio 2016
  159. 159Le famiglie italiane hanno 400 miliardi a rischio bail in10 Maggio 2016
  160. 160Le metamorfosi dell’economia: Pesce piccolo mangia (con) pesce grande11 Maggio 2016
  161. 161Le rotaie della globalizzazione finanziaria12 Maggio 2016
  162. 162Bitcoin for dummies: La realtà della moneta virtuale13 Maggio 2016
  163. 163La Bis e i predatori dell’ancora perduta16 Maggio 2016
  164. 164L’economia ai tempi dello ZLB: Il salasso miliardario dei risparmiatori17 Maggio 2016
  165. 165Le metamorfosi dell’economia: La convertibilità del tempo18 Maggio 2016
  166. 166Nel cuore di Undernet: I padroni delle nuove ferrovie19 Maggio 2016
  167. 167Bitcoin for dummies: Dalla blockchain alla DLT20 Maggio 2016
  168. 168La scomparsa del credito dalle economie emergenti23 Maggio 2016
  169. 169L’Italia scopre la Questione settentrionale24 Maggio 2016
  170. 170Le metamorfosi dell’economia: Il lavoro di cittadinanza25 Maggio 2016
  171. 171Nel cuore di Undernet: l’arrivo degli squali26 Maggio 2016
  172. 172Bitcoin for dummies: Le mani dei governi sulla DLT27 Maggio 2016
  173. 173I conti di Bankitalia sui crediti deteriorati30 Maggio 2016
  174. 174La crisi congela i salari nell’eurozona31 Maggio 2016
  175. 175Le metamorfosi dell’economia: Il pensionamento della pensione1 Giugno 2016
  176. 176Caccia al tesoro dei fondi pensione e delle assicurazioni2 Giugno 2016
  177. 177Bitcoin for dummies: Le banche fiutano l’affare3 Giugno 2016
  178. 178I risparmi europei finiscono sempre più all’estero6 Giugno 2016
  179. 179Il mondo sull’abisso del New Normal economico7 Giugno 2016
  180. 180Le metamorfosi dell’economia: Un nuovo benessere8 Giugno 2016
  181. 181Il risparmio previdenziale europeo servirà a farci somigliare agli Usa9 Giugno 2016
  182. 182Bitcoin for dummies: Il dilemma delle banche centrali10 Giugno 2016
  183. 183I successi del QE: I debiti americani tornano al livello del 200813 Giugno 2016
  184. 184Il vento della crisi riporta gli Emergenti agli anni ’9014 Giugno 2016
  185. 185Le metamorfosi dell’economia: Ringraziamenti15 Giugno 2016
  186. 186L’Ocse avvisa l’UK: Brexit costerà tre punti di Pil16 Giugno 2016
  187. 187Cari lettori, è il momento di decidere16 Giugno 2016
  188. 188Bitcoin for dummies: L’abbraccio totalitario della Blockchain17 Giugno 2016
  189. 189Le illusioni perdute dei giovani americani20 Giugno 2016
  190. 190La migrazione dai poveri ai ricchi degli investimenti esteri21 Giugno 2016
  191. 191Il risparmio italiano paga il conto del QE europeo22 Giugno 2016
  192. 192La retromarcia del commercio internazionale23 Giugno 2016
  193. 193Contrordine: il petrolio low cost danneggia l’economia27 Giugno 2016
  194. 194Come sono cambiati i creditori dello stato italiano28 Giugno 2016
  195. 195La moneta cinese diventa fuorimoda29 Giugno 2016
  196. 196Cosa ci insegna la storia del mattone italiano dal 192730 Giugno 2016
  197. 197Quel che bisogna sapere sui bilanci delle banche centrali1 Luglio 2016
  198. 198Tesoretto da 30 miliardi per l’Italia grazie al QE4 Luglio 2016
  199. 199Il balletto misterioso dei tassi che preannuncia bufera5 Luglio 2016
  200. 200Il superdollaro e i nuovi subprime globali6 Luglio 2016
  201. 201Il debito “magico” delle banche centrali7 Luglio 2016
  202. 202Rivalutazione Bankitalia, due conti facili su chi ha guadagnato8 Luglio 2016
  203. 203Il mondo alle prese con la Triade del rischio11 Luglio 2016
  204. 204L’aumento delle vendite non frena il calo del mattone italiano12 Luglio 2016
  205. 205Il mito sfatato della stagnazione secolare13 Luglio 2016
  206. 206I crediti “invisibili” della Banca centrale14 Luglio 2016
  207. 207Più degli shock, sono gli stock che dovrebbero spaventarci15 Luglio 2016
  208. 208Il bail in rischia di costare 30 miliardi ai risparmiatori italiani18 Luglio 2016
  209. 209Un tesoro da sette trilioni nascosto nei paradisi fiscali19 Luglio 2016
  210. 210I controlli sui capitali tornano di moda20 Luglio 2016
  211. 211La socializzazione dei profitti delle banche centrali21 Luglio 2016
  212. 212La sparizione secolare della classe media22 Luglio 2016
  213. 213Comprarsi l’auto ai tempi del QE25 Luglio 2016
  214. 214Il sinistro scricchiolio del mattone inglese26 Luglio 2016
  215. 215La guerra fredda dello shale oil27 Luglio 2016
  216. 216Cosa ci racconta il bilancio di Bankitalia28 Luglio 2016
  217. 217La fine (illusoria) della globalizzazione29 Luglio 2016
  218. 218On line Bad equilibrium, il freebook con tutta la quarta stagione1 Agosto 2016 · Appendice estiva
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