← Torna alla stagioneThe Walking DebtIndice
Stagione IV · Bad equilibrium
Il diario della stagione3 Febbraio 2016

Articolo 90 / 218

Le metamorfosi dell’economia: la scomparsa della disoccupazione



Non ho fatto in tempo a leggere La terza rivoluzione industriale, pubblicato qualche tempo fa da Jeremy Rifkin, e per fortuna, mi dico, visto che nel frattempo molti dicono che è arrivata la quarta. Ne trovo traccia in epigrafe in un tomo pubblicato a gennaio scorso dal World Economic Forum (WEF) intitolato The future of jobs, che sembra faccia il verso a un altro libro di Rifkin scritto una ventina di anni fa che si intitolava La fine del lavoro. Sarà mica che la fine del lavoro preconizzata dalla terza rivoluzione industriale di Rifkin coincide col futuro ipotizzato nella quarta dal WEF?

Queste fantasiose titolazioni mi mostrano con grande chiarezza che molti percepiscano che l’economia è agli albori di un profonda metamorfosi, che il veloce procedere delle informazioni rende difficile osservare e comprendere. Ma forse ciò dipende anche dal fatto che osserviamo gli eventi anziché provare a incorniciarli in un nuovo contratto sociale, per usare una vecchia espressione.

Perciò mi aspetto che l’anno prossimo qualcuno annuncerà la quinta o la sesta rivoluzione industriale. Che però rischia di rimanere puro esercizio retorico, come in fondo è la quarta, se non ci sarà un profondo ripensamento delle fondamenta del nostro agire socio-economico. A un cambio di paradigma, come auspicano in tanti, a cominciare dal solito Rifkin.

Senonché, l’esperienza insegna che tali cambiamenti avvengono solo una volta che le società siano pronti a digerirli. A un certo momento – quello più vicino a noi è stato l’affermarsi delle idee keynesiane negli anni ’30 – qualcuno dice o scrive qualcosa che, magicamente, convince chi si trova nella posizione di decidere. Il libro giusto, scritto dall’uomo giusto, letto dalle persone giuste, diventa improvvisamente un meccanismo sociale giusto. La storia è piena di esempi del genere ed è inutile riproporli qui.

Un cambio di paradigma usualmente risponde a un preciso bisogno sociale, come fu per il sistema keynesiano l’uscita dalla depressione degli anni ’30. In quel tempo i decisori stabilirono che lo scopo della politica economica fosse la piena occupazione, perché le società avevano mostrato di non essere in grado di reggere, pena profondi scompensi, una lunga e ampia disoccupazione. Tale cambio di visuale è stata raccontata in molti scritti.

Il fatto che oltre 80 anni dopo siamo ancora a questo presupposto, vuol dire che le nostre società assegnano alla sicurezza sociale, che deriva dall’essere le persone occupate, un valore ancora rilevante. E ciò spiega il proliferare di tomi come quello del WEF, che è solo l’ultimo della lunga serie prodotta in questi decenni da parte di ricercatori e osservatori internazionali.

La questione di come risolvere il problema della disoccupazione, stando così le cose, può essere affrontata seguendo due percorsi: o si trovano nuove strategie per aumentare l’occupazione all’intero del paradigma esistente, che definisce il lavoro in un certo modo, o si cambia l’idea stessa di lavoro. Nel primo caso ci si muove all’interno di un sistema consolidato – la famosa mentalità tradizionale -, nel secondo si innova il paradigma.

Solo la storia potrà dirci se siamo maturi per un cambio di paradigma oppure no. Può essere però interessante provare a figurarsi come, tale cambio, potrebbe articolarsi. Questo sforzo di immaginazione è il sale dell’evoluzione e va esercitato con giudizio e senza deliri di onnipotenza: non si dovrebbe pretendere di cambiare il mondo, ma solo ricordare al mondo che può (e deve) cambiare.

La premessa serve a motivare una prima semplice conclusione: il futuro del lavoro cui dovremmo tendere, per citare il tomo del WEF, non può che essere un cambiamento del concetto di lavoro che conduca alla definitiva scomparsa della disoccupazione dalle nostre società. La disoccupazione, come categoria sociale prima ancora che statistica (le due cose non sono uguali), è una diretta conseguenza dell’idea di lavoro che abbiamo istituzionalizzato negli ultimi trecento anni. Un’idea figlia quindi di un paradigma economico che adesso intravede la quarta (finora) rivoluzione industriale ma che ancora non sa guardare oltre le sue stesse colonne d’Ercole.

Nel caso della disoccupazione, le colonne d’Ercole, sono la mancanza di reddito, che la disoccupazione provoca, e la mancanza di motivazione sociale di una persona senza lavoro. Superare queste colonne d’Ercole significa individuare un modello sociale – tutte le costruzioni economiche lo sono – in cui sia estremamente difficile essere privi di un reddito, che sarebbe più giusto definire potere d’acquisto, e di una motivazione sociale. Ciò implica far corrispondere al diritto a una retribuzione il dovere a una partecipazione.

Prima di andare avanti, tuttavia, dobbiamo conoscere meglio cosa ci prospettano gli osservatori per capire se nel futuro che immaginano siano già evidenti i lineamenti di un tempo capace di essere diverso. L’analisi della realtà è un ottimo spunto per immaginarne un’altra.

Leggo perciò il tomo del WEF e scopro alcune cose. A parte che siamo nella quarta rivoluzione industriale, osservo che i driver di questa rivoluzione vengono individuati nella genetica, l’intelligenza artificiale, la robotica, le nanotecnologie, le stampanti 3D “solo per dirne alcune” che insieme coopereranno per l’evoluzione di “smart system -case intelligenti, fabbriche, aziende agricole, reti o città- che contribuiranno a risolvere i problemi che vanno dalla gestione della supply chain al cambiamento climatico. La crescita dell’economia della condivisione permetterà alle persone di monetizzare tutto, dalla loro casa vuota alla propria auto”.

Questa visione vagamente new age, che ricorda sempre Rifkin nel suo ultimo libro La società a costo marginale zero, cozza con l’organizzazione economica esistente: “I modelli di consumo, produzione e occupazione rappresentano anche le principali sfide che richiedono un adattamento proattivo da parte di aziende, governi e singoli individui”. Ed è proprio sule modalità di tale cambiamento che si gioca la partita del nostro futuro.

Nella visione del WEF i cambiamenti che investiranno la società riguarderanno sostanzialmente natura e scopi del lavoro. “Mentre alcuni posti di lavoro sono minacciati dalla ridondanza e altri crescono rapidamente, i posti di lavoro esistenti sono soggetti a una modifica del set di competenze necessarie per svolgersi”. Ciò lascia immaginare che, sempre seguendo questa visione, i cambiamenti investiranno la categoria del lavoratore più che il lavoro stesso. Non a caso il dibattito si è polarizzato fra coloro che vedono un’infinità di nuove opportunità e chi invece teme una distruzione massiccia di posti di lavoro.

Tutto ciò serve a inquadrare il punto di vista degli autori. Non è l’idea di lavoro ciò di cui si discute, ma di come il lavoratore debba attrezzarsi per affrontare la sfida del lavoro del futuro. Come l’offerta di lavoro debba corrisponde all’evoluzione della domanda. Si tratta perciò di una visione puramente datoriale. “Il reskilling e l’upskilling dei lavoratori esistenti sarà critico per prevenire lo scenario peggiore”, scrivono ancora. Non siamo poi così lontani dalle questioni sollevate dal luddismo d’inizio XIX secolo.

Il dataset sul quale è stato costruito il rapporto, infatti, è stato elaborato sulla base di una survey condotta sui responsabili delle risorse umane e altri manager di numerose grandi aziende che danno lavoro a circa 13 milioni di persone, articolate lungo nove diversi settori industriali e in quindici economie avanzate. Quindi parliamo di opinioni dell’industria. O meglio, di cosa l’industria pensa di aver bisogno per continuare a garantire occupazione. Sottolineo che fare affidamento sui produttori per avere occupazione è uno dei capisaldi teorici del nostro modello economico da almeno tre secoli. Questo non vuol dire che debba essere l’unico, né che non possa cambiare.

E tuttavia alcune osservazioni sono assai utili. Capire l’identikit del lavoratore del futuro, come almeno la immaginano questi scienziati, aggiunge alcune informazioni alla nostra conoscenza.

La prima informazione, che sarebbe più corretto definire percezione di chi risponde, è che in cima alle tendenze che si ritiene guideranno il cambiamento del lavoro ci stanno proprio il cambiamento della natura del lavoro e la sua flessibilizzazione, mentre. Dal lato tecnologico, si prevede lo sviluppo dell’internet mobile e del cloud, che sta poco sopra lo sviluppo dell’utilizzo dei Big Data. Gli intervistati immaginano un mondo dove il lavoro si sposterà sempre più dall’ufficio a casa, con forme contrattuali che andranno sempre più ad allentare il rapporto fra datore e lavoratore. Quindi già in questo si osserva un’evoluzione della forma tradizionale.

Un’altra informazione interessante è quella relativa agli effetti del cambiamenti sull’impiego del futuro, orizzonte 2015-2020, suddivisi per famiglie professionali. L’outlook più positivo lo spunta il settore computer&matematica, il peggiore il settore office&amministrazione. Il manifatturiero&produzione è il secondo peggior classificato. Il settore arte, design, intrattenimento, sport e media, il terzo. Notevole che il settore business&finance si preveda sostanzialmente piatto. Il risultato migliore, al suo interno, lo raggiunge il sotto settore sharing economy&crowdsourcing.

Prima di andare avanti facciamoci una semplice domanda: il fatto che ci sono (come ci sono sempre stati) settori più o meno attrattivi, significa che dobbiamo rassegnarci a essere come ci vogliono, o possiamo sperare in un società che favorisce lo sviluppo delle persone, oltre che delle fabbriche? Detto in soldoni, se ho la passione per lo sport, devo mettermi a studiare matematica per avere la possibilità di lavorare o posso coltivare la mia passione senza morire di fame visto che impensabile che lo sport dia lavoro a chiunque? Molti risponderebbero di no. Ma, vedete, è proprio questo il punto. Per parafrasare un celebre detto, forse è il momento di non chiedersi più (o almeno non solo) cosa voglia il sistema da noi, ma di chiedersi cosa vogliamo noi dal sistema.

E così arriviamo alla terza informazione interessante. Nell’insieme dei paesi considerati si prevede una perdita di posti di lavoro, fino al 2020, di oltre sette milioni, il grosso dei quali nell’office&administrative (4,7 milioni) e nel manufatturiero e produzione (1,6 milioni). A fronte di questo sterminio, ci sono i 492 mila posti che dovrebbe creare il business&financial, i 416 mila del management, i 405 mila del computer&math. Insomma: i settori col migliore outlook, non sono poi così inclusivi, visto che non coprono, tutti insieme, neanche un settimo dei lavori che andranno persi.

Il combinato disposto di queste informazioni dice una cosa molto semplice: se vorrai avere un lavoro non solo dovrai specializzarti in quello che serve ai decisori, ma dovrai anche essere estremamente bravo per riuscire a farti assumere. Ma ricordate: questo è quello che immaginano i datori di lavoro (Il tomo del Wef, peraltro, è orientato sul settore privato) che al momento sono di due tipi: i privati e il pubblico. Entrambi condividono uno schema organizzativo simile articolato sul binomio prestazione/retribuzione, pure con le differenze che abbiamo già esaminato.

E’ evidente che questo scenario è del tutto incompatibile col desiderio di sicurezza che, abbiamo detto, promana dalla società. Il binomio pubblico/privato basato sullo schema prestazione/retribuzione è naturalmente destinato a entrare in crisi, e non solo perché le macchine rubano il lavoro, come dicono i neoluddisti, ma perché le previsioni demografiche intravedono una costante diminuzione delle persone in età di lavoro a fronte di un aumento dei pensionati.

Delle due l’una perciò: o le società evolvono nel senso di accettare un pletora di disoccupati, più o meno sussidiati con quello che Bertrand Russel chiamava “il salario del vagabondo”. O le società evolvono verso un nuovo modo di concepire il lavoro, dove i due binomi tradizionali vengano ampliati fino coesistere con una nuova organizzazione sociale, che non potrà che influenzare anche la previdenza.

Invece della scomparsa dell’occupazione, che tutti paventano, si andrebbe verso quella della disoccupazione, che tutti dicono di volere.

E volere è potere, dicevano gli antichi.

(11/segue)

Capitolo precedente   Capitolo successivo

◆

Apri l’articolo e i commenti ↗

Stagione IV

Indice del volume

218 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1La ricerca dell’equilibrio diventa pratica d’equilibrismo17 Settembre 2015
  2. 2All’origine del bad equilibrium: l’invenzione della reflazione18 Settembre 2015
  3. 3L’emersione degli Emergenti diventa un emergenza21 Settembre 2015
  4. 4La Grecia è entrata prima dell’Italia nell’euro 3.022 Settembre 2015
  5. 5All’origine del bad equilibrium: il ciclo(ne) finanziario23 Settembre 2015
  6. 6La crescita del costo del lavoro non frena il boom tedesco24 Settembre 2015
  7. 7Il bicchiere mezzo pieno (di ketchup) del governatore giapponese25 Settembre 2015
  8. 8La frammentazione del mattone europeo28 Settembre 2015
  9. 9Il ritorno del dollaro cinese29 Settembre 2015
  10. 10All’origine del bad equilibrium: le avversità della demografia30 Settembre 2015
  11. 11Le banche centrali “divergenti” scatenano il carry trade totale1 Ottobre 2015
  12. 12Gli economisti trovano l’elisir di giovinezza2 Ottobre 2015
  13. 13Le banche tedesche fra l’incudine della Fed e il martello della Bce5 Ottobre 2015
  14. 14L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: l’eterno ritorno di Say6 Ottobre 2015
  15. 15I rischi delle assicurazioni inglesi (e delle altre)7 Ottobre 2015
  16. 16Il calo delle commodity affossa gli Emergenti8 Ottobre 2015
  17. 17La liquidità internazionale diventa gassosa9 Ottobre 2015
  18. 18All’origine del bad equilibrium: il mito della Produzione12 Ottobre 2015
  19. 19L’alba di Skynet sui mercati finanziari13 Ottobre 2015
  20. 20L’alba di Skynet sui mercati finanziari: caccia alla balena bianca14 Ottobre 2015
  21. 21L’alba di Skynet sui mercati finanziari: i nuovi Terminator15 Ottobre 2015
  22. 22L’alba di Skynet sui mercati finanziari: l’uomo (economico) dietro (e dentro) il computer16 Ottobre 2015
  23. 23Le sofferenze europee che paralizzano il credito19 Ottobre 2015
  24. 24Sei milioni di salari inglesi sono sotto la soglia di sussistenza20 Ottobre 2015
  25. 25Il circolo vizioso che soffoca l’eurozona21 Ottobre 2015
  26. 26Il tramonto italiano del welfare familiare22 Ottobre 2015
  27. 27Se le borse cadono è colpa della pioggia23 Ottobre 2015
  28. 28L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: l’erosione delle banche26 Ottobre 2015
  29. 29L’abbuffata di debiti che ha affamato gli inglesi27 Ottobre 2015
  30. 30Il mercato dei bond Usa inizia a far paura28 Ottobre 2015
  31. 31Il girotondo di dollari che ha condotto alla crisi29 Ottobre 2015
  32. 32La guerra commerciale nascosta nel crollo del petrolio30 Ottobre 2015
  33. 33Il QE di Draghi porterà un punto di Pil in più in due anni per l’EZ2 Novembre 2015
  34. 34A volte ritornano: i debiti commerciali del governo italiano al livello del 20083 Novembre 2015
  35. 35La moria silenziosa delle banche europee4 Novembre 2015
  36. 36L’irresistibile crescita dello shadow banking europeo5 Novembre 2015
  37. 37Nella ricca Germania uno su cinque è a rischio povertà6 Novembre 2015
  38. 38Il conto del QE europeo lo pagano le banche dei paesi forti9 Novembre 2015
  39. 39Il commercio dell’eurozona e la sindrome cinese10 Novembre 2015
  40. 40Le metamorfosi dell’economia11 Novembre 2015
  41. 41L’unione bancaria non frena la frammentazione del credito nell’EZ12 Novembre 2015
  42. 42Italia fanalino di coda dell’EZ per reddito e consumi13 Novembre 2015
  43. 43L’evoluzione del QE: monetizzare i debiti16 Novembre 2015
  44. 44Evoluzioni del QE: La monetizzazione del Giappone17 Novembre 2015
  45. 45Le metamorfosi dell’economia: la nuova ricchezza18 Novembre 2015
  46. 46Arriva il ministero ombra delle finanze europee19 Novembre 2015
  47. 47Il New World che ci aspetta dietro l’angolo20 Novembre 2015
  48. 48Cresce la montagna di ricchezza dello Shadow Banking23 Novembre 2015
  49. 49L’effimera salute dei fondi pensione24 Novembre 2015
  50. 50Le metamorfosi dell’economia: Il valore delle idee25 Novembre 2015
  51. 51L’Europa mette in comune i debiti. Delle banche26 Novembre 2015
  52. 52Nel mondo misterioso delle dark pools27 Novembre 2015
  53. 53Il Fmi promuove il QE e boccia la svalutazione dei salari30 Novembre 2015
  54. 54L’età e la casa fanno la differenza nel reddito degli italiani1 Dicembre 2015
  55. 55Le metamorfosi dell’economia: la guerra del copyright2 Dicembre 2015
  56. 56I timori degli Emergenti per le politiche divergenti3 Dicembre 2015
  57. 57Gli anziani sono la cassaforte degli italiani4 Dicembre 2015
  58. 58Il bonus Renzi finisce alle famiglie più ricche7 Dicembre 2015
  59. 59Il mattone riparte. In Irlanda8 Dicembre 2015
  60. 60Le metamorfosi dell’economia: le sovversioni della gratuità9 Dicembre 2015
  61. 61I cittadini pagano più tasse, le imprese di meno10 Dicembre 2015
  62. 62Le cronache italiane confermano che il rischio maggiore per l’EZ arriva dalle banche11 Dicembre 2015
  63. 63La fragile calma dei mercati internazionali14 Dicembre 2015
  64. 64Il crepuscolo del capitalismo: l’età dell’acciaio15 Dicembre 2015
  65. 65Le metamorfosi dell’economia: la trasmutazione del denaro16 Dicembre 2015
  66. 66The day after (Fed): conto da dieci trilioni per i debitori in dollari17 Dicembre 2015
  67. 67Lo sterminio bancario provocato dagli immobiliaristi18 Dicembre 2015
  68. 68Il declino secolare del saggio d’interesse21 Dicembre 2015
  69. 69Nell’EZ arriva anche il ministero ombra dell’industria22 Dicembre 2015
  70. 70Le metamorfosi dell’economia: Il tasso di disinteresse23 Dicembre 2015
  71. 71I nuovi dinosauri del mercato: le controparti centrali24 Dicembre 2015
  72. 72Il nuovo lavoratore dell’EZ: precario e qualificato (ma non in Germania)28 Dicembre 2015
  73. 73La domanda debole frena gli investimenti europei11 Gennaio 2016
  74. 74Il capitalismo morirà di vecchiaia12 Gennaio 2016
  75. 75Le metamorfosi dell’economia: Il Capitale vivente13 Gennaio 2016
  76. 76Il QE “regala” al Tesoro Usa oltre 580 miliardi14 Gennaio 2016
  77. 77Gli Usa preparano il Fmi alla crisi degli emergenti15 Gennaio 2016
  78. 78L’irresistibile (e inutile) avanzata del panzer tedesco18 Gennaio 2016
  79. 79L’inquietante (in)stabilità del mattone: crollano i proprietari19 Gennaio 2016
  80. 80Le metamorfosi dell’economia: Il Totem della disuguaglianza20 Gennaio 2016
  81. 81I petrolieri (Usa) e le banche (arabe) iniziano a farsi male21 Gennaio 2016
  82. 82Il mondo ha 877 miliardi di problemi con la Cina22 Gennaio 2016
  83. 83I soldi facili distruggono la crescita25 Gennaio 2016
  84. 84I pensionati pubblici italiani e i tormenti della previdenza26 Gennaio 2016
  85. 85Le metamorfosi dell’economia: Il travisamento del lavoro27 Gennaio 2016
  86. 86La scomparsa dei petrolieri fra i creditori internazionali28 Gennaio 2016
  87. 87Ecco quanto pesa il rischio BRICS sulla crescita globale29 Gennaio 2016
  88. 88L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: Le quattro D dell’apocalisse1 Febbraio 2016
  89. 89Ritorno in grande stile per le cartolarizzazioni Usa2 Febbraio 2016
  90. 90Le metamorfosi dell’economia: la scomparsa della disoccupazione3 Febbraio 2016
  91. 91I crediti bancari italiani (e le banche) continueranno a soffrire4 Febbraio 2016
  92. 92Il calo del petrolio salva (per ora) i conti commerciali italiani5 Febbraio 2016
  93. 93L’instabile liquidità del mercato dei bond8 Febbraio 2016
  94. 94Scompaiono gli investimenti pubblici e i risparmi europei emigrano9 Febbraio 2016
  95. 95Le metamorfosi dell’economia: Lo Stato prenditore10 Febbraio 2016
  96. 96Il “gufo” di Basilea nel nido del cuculo11 Febbraio 2016
  97. 97L’Occidente è finito nella trappola giapponese12 Febbraio 2016
  98. 98Il mondo galleggia sopra un mare di dollari inutili (e gli piace)15 Febbraio 2016
  99. 99Allegria: il mattone italiano crescerà dello zero virgola16 Febbraio 2016
  100. 100Le metamorfosi dell’economia: Le seduzioni del mercato17 Febbraio 2016
  101. 101L’imbattibile bad bank degli Usa: il governo18 Febbraio 2016
  102. 102La miccia corta della Fed innesca la bomba della borsa19 Febbraio 2016
  103. 103L’ultima tentazione dell’Ocse: gli investimenti pubblici22 Febbraio 2016
  104. 104I banchieri inglesi “vedono” il bluff di Brexit23 Febbraio 2016
  105. 105Le metamorfosi dell’economia: L’oligopolio dei monopolisti24 Febbraio 2016
  106. 106Si prepara la prossima socializzazione delle perdite25 Febbraio 2016
  107. 107Il Fmi tira la giacchetta alla Germania (e agli Usa)26 Febbraio 2016
  108. 108Il QE prosciuga le riserve valutarie degli emergenti29 Febbraio 2016
  109. 109I nuovi subprime Usa: gli studenti1 Marzo 2016
  110. 110Le metamorfosi dell’economia: La fine dell’Egonomia2 Marzo 2016
  111. 111I giovani inglesi tornano a vivere con mamma e papà3 Marzo 2016
  112. 112Le onde del listino rafforzano il destino del bail in4 Marzo 2016
  113. 113La bomba a tempo del debito pubblico Usa7 Marzo 2016
  114. 114Le tre mine vaganti sulla strada della crescita8 Marzo 2016
  115. 115Le metamorfosi dell’economia: Economia 2.09 Marzo 2016
  116. 116L’ascesa secolare del debito privato10 Marzo 2016
  117. 117Bitcoin for dummies: Quel che bisognerebbe sapere sulle blockchain11 Marzo 2016
  118. 118Verità nascoste nelle previsioni (e nelle decisioni) della Bce14 Marzo 2016
  119. 119Non ci resta che la politica monetaria: parola di Bce15 Marzo 2016
  120. 120Le metamorfosi dell’economia: Nella testa del Golem16 Marzo 2016
  121. 121L’economia ai tempi dello ZLB: Ecco chi paga il conto dei tassi negativi17 Marzo 2016
  122. 122Bitcoin for dummies: C’è Bitcoin e bitcoin18 Marzo 2016
  123. 123Ue, 43 miliardi di fondi per l’Italia. Se riusciamo a spenderli21 Marzo 2016
  124. 124L’altra faccia delle sofferenze bancarie italiane: i debiti delle imprese22 Marzo 2016
  125. 125Le metamorfosi dell’economia: Il capitale asociale23 Marzo 2016
  126. 126Le sofferenze nascoste delle banche italiane: quelle fiscali24 Marzo 2016
  127. 127Bitcoin for dummies: la sfida di Satoshi25 Marzo 2016
  128. 128Usa e Giappone si “mangiano” il 58% del nuovo debito 201628 Marzo 2016
  129. 129Le imprese americane ora si indebitano in euro29 Marzo 2016
  130. 130Le metamorfosi dell’economia: Il capitale sociale30 Marzo 2016
  131. 131L’altro lato oscuro del QE: la concentrazione della ricchezza31 Marzo 2016
  132. 132Bitcoin for dummies: il fantasma dell’oro1 Aprile 2016
  133. 133In Germania aumentano la ricchezza e la diseguaglianza4 Aprile 2016
  134. 134I nuovi poveri d’inizio XXI secolo: i giovani5 Aprile 2016
  135. 135Le metamorfosi dell’economia: Il nuovo valore del lavoro6 Aprile 2016
  136. 136Il Fmi si candida a salvare il mondo7 Aprile 2016
  137. 137Bitcoin for dummies: i nuovi minatori8 Aprile 2016
  138. 138La Buba smitizza gli effetti della deflazione salariale tedesca11 Aprile 2016
  139. 139L’odissea economica dei Millennials USA12 Aprile 2016
  140. 140Le metamorfosi dell’economia: La riconciliazione di ozio e negozio13 Aprile 2016
  141. 141La buona salute dell’Ue dipende dagli Usa non dalla Cina14 Aprile 2016
  142. 142Bitcoin for dummies: l’eliminazione delle banche15 Aprile 2016
  143. 143L’economia ai tempi dello ZLB: La Bce fa aumentare il credito. In Svezia18 Aprile 2016
  144. 144La finanza europea agisce nell’Ombra19 Aprile 2016
  145. 145Le metamorfosi dell’economia: La democratizzazione dell’ozio20 Aprile 2016
  146. 146Si prepara l’Internazionale delle tasse21 Aprile 2016
  147. 147Bitcoin for dummies: I nuovi capitalisti22 Aprile 2016
  148. 148La battaglia inosservata che cambierà banche e stati25 Aprile 2016
  149. 149Il costo salato del divorzio fra banche e titoli di stato26 Aprile 2016
  150. 150Le metamorfosi dell’economia: Dal denaro al potere di scambio27 Aprile 2016
  151. 151La liberalizzazione dei capitali procede sotto il mare28 Aprile 2016
  152. 152Bitcoin for dummies: Nelle spire della blockchain29 Aprile 2016
  153. 153Abbuffata di dividendi dalle banche europee (e italiane)2 Maggio 2016
  154. 154Le banche cinesi hanno (almeno) 1,3 trilioni di crediti a rischio3 Maggio 2016
  155. 155Le metamorfosi dell’economia: Fra i due litiganti, il terzo settore4 Maggio 2016
  156. 156Il ragno di Undernet sul mercato dei cambi5 Maggio 2016
  157. 157Bitcoin for dummies: Il geroglifico della criptovaluta6 Maggio 2016
  158. 158I tormenti degli anziani tedeschi (e i nostri)9 Maggio 2016
  159. 159Le famiglie italiane hanno 400 miliardi a rischio bail in10 Maggio 2016
  160. 160Le metamorfosi dell’economia: Pesce piccolo mangia (con) pesce grande11 Maggio 2016
  161. 161Le rotaie della globalizzazione finanziaria12 Maggio 2016
  162. 162Bitcoin for dummies: La realtà della moneta virtuale13 Maggio 2016
  163. 163La Bis e i predatori dell’ancora perduta16 Maggio 2016
  164. 164L’economia ai tempi dello ZLB: Il salasso miliardario dei risparmiatori17 Maggio 2016
  165. 165Le metamorfosi dell’economia: La convertibilità del tempo18 Maggio 2016
  166. 166Nel cuore di Undernet: I padroni delle nuove ferrovie19 Maggio 2016
  167. 167Bitcoin for dummies: Dalla blockchain alla DLT20 Maggio 2016
  168. 168La scomparsa del credito dalle economie emergenti23 Maggio 2016
  169. 169L’Italia scopre la Questione settentrionale24 Maggio 2016
  170. 170Le metamorfosi dell’economia: Il lavoro di cittadinanza25 Maggio 2016
  171. 171Nel cuore di Undernet: l’arrivo degli squali26 Maggio 2016
  172. 172Bitcoin for dummies: Le mani dei governi sulla DLT27 Maggio 2016
  173. 173I conti di Bankitalia sui crediti deteriorati30 Maggio 2016
  174. 174La crisi congela i salari nell’eurozona31 Maggio 2016
  175. 175Le metamorfosi dell’economia: Il pensionamento della pensione1 Giugno 2016
  176. 176Caccia al tesoro dei fondi pensione e delle assicurazioni2 Giugno 2016
  177. 177Bitcoin for dummies: Le banche fiutano l’affare3 Giugno 2016
  178. 178I risparmi europei finiscono sempre più all’estero6 Giugno 2016
  179. 179Il mondo sull’abisso del New Normal economico7 Giugno 2016
  180. 180Le metamorfosi dell’economia: Un nuovo benessere8 Giugno 2016
  181. 181Il risparmio previdenziale europeo servirà a farci somigliare agli Usa9 Giugno 2016
  182. 182Bitcoin for dummies: Il dilemma delle banche centrali10 Giugno 2016
  183. 183I successi del QE: I debiti americani tornano al livello del 200813 Giugno 2016
  184. 184Il vento della crisi riporta gli Emergenti agli anni ’9014 Giugno 2016
  185. 185Le metamorfosi dell’economia: Ringraziamenti15 Giugno 2016
  186. 186L’Ocse avvisa l’UK: Brexit costerà tre punti di Pil16 Giugno 2016
  187. 187Cari lettori, è il momento di decidere16 Giugno 2016
  188. 188Bitcoin for dummies: L’abbraccio totalitario della Blockchain17 Giugno 2016
  189. 189Le illusioni perdute dei giovani americani20 Giugno 2016
  190. 190La migrazione dai poveri ai ricchi degli investimenti esteri21 Giugno 2016
  191. 191Il risparmio italiano paga il conto del QE europeo22 Giugno 2016
  192. 192La retromarcia del commercio internazionale23 Giugno 2016
  193. 193Contrordine: il petrolio low cost danneggia l’economia27 Giugno 2016
  194. 194Come sono cambiati i creditori dello stato italiano28 Giugno 2016
  195. 195La moneta cinese diventa fuorimoda29 Giugno 2016
  196. 196Cosa ci insegna la storia del mattone italiano dal 192730 Giugno 2016
  197. 197Quel che bisogna sapere sui bilanci delle banche centrali1 Luglio 2016
  198. 198Tesoretto da 30 miliardi per l’Italia grazie al QE4 Luglio 2016
  199. 199Il balletto misterioso dei tassi che preannuncia bufera5 Luglio 2016
  200. 200Il superdollaro e i nuovi subprime globali6 Luglio 2016
  201. 201Il debito “magico” delle banche centrali7 Luglio 2016
  202. 202Rivalutazione Bankitalia, due conti facili su chi ha guadagnato8 Luglio 2016
  203. 203Il mondo alle prese con la Triade del rischio11 Luglio 2016
  204. 204L’aumento delle vendite non frena il calo del mattone italiano12 Luglio 2016
  205. 205Il mito sfatato della stagnazione secolare13 Luglio 2016
  206. 206I crediti “invisibili” della Banca centrale14 Luglio 2016
  207. 207Più degli shock, sono gli stock che dovrebbero spaventarci15 Luglio 2016
  208. 208Il bail in rischia di costare 30 miliardi ai risparmiatori italiani18 Luglio 2016
  209. 209Un tesoro da sette trilioni nascosto nei paradisi fiscali19 Luglio 2016
  210. 210I controlli sui capitali tornano di moda20 Luglio 2016
  211. 211La socializzazione dei profitti delle banche centrali21 Luglio 2016
  212. 212La sparizione secolare della classe media22 Luglio 2016
  213. 213Comprarsi l’auto ai tempi del QE25 Luglio 2016
  214. 214Il sinistro scricchiolio del mattone inglese26 Luglio 2016
  215. 215La guerra fredda dello shale oil27 Luglio 2016
  216. 216Cosa ci racconta il bilancio di Bankitalia28 Luglio 2016
  217. 217La fine (illusoria) della globalizzazione29 Luglio 2016
  218. 218On line Bad equilibrium, il freebook con tutta la quarta stagione1 Agosto 2016 · Appendice estiva
Nell’archivio

Che cosa ti interessa?

Cerca tra gli articoli, le pagine e le raccolte del blog.

The Walking Debt