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Stagione IV · Bad equilibrium
Il diario della stagione23 Dicembre 2015

Articolo 70 / 218

Le metamorfosi dell’economia: Il tasso di disinteresse



M’interrogo pigramente su una questione che molti giudicherebbero di lana caprina, derubricandola a quello cui somiglia: una curiosità lessicale. Perché, mi domando, il saggio di rendimento del capitale finanziario è stato chiamato interesse? Cosa c’entra l’interesse, che evoca passione, motivazione, attenzione, con un cosa arida come un calcolo?

Poiché alla fine la domanda pare oziosa anche a me, decido di ignorarla. Ma quella, insistente, si ripresenta. Bussa alla porta della mia attenzione, prendendo a pretesto il fatto che, discorrendo di come l’economia stia vivendo la sua metamorfosi più profonda, non possa fare a meno di ragionare su un concetto, il tasso di interesse, che al pari degli altri che abbiamo esaminato – la ricchezza, il valore, la moneta – ha suscitato infinite discussioni, produzioni volumetriche di saggi e persino stigmi religiosi.

Il tasso d’interesse, dunque. Cedo alla curiosità e decido di cercare una risposta.

Non vi stupirà di sapere, conoscendo la mia attitudine alla divagazione, che la ricerca di tale risposta sia partita dall’etimologia. Ripesco da una biblioteca dimenticata il Dizionario etimologico italiano di Francesco Zambaldi, del 1889, che mi sembra vecchio abbastanza per offrirmi una visione remota quanto serve perché l’etimo non sia inquinato dalle distorsioni della modernità.

Qui la voce interesse viene rubricata come una derivazione del verbo essere, nel suo lemma latino esse. “L’infinito esse – leggo – dura nel latino inter-esse, essere fra le cose proprie: quindi stare a cuore: divenne il sinonimo interesse tutto ciò che importa o conviene all’utile, all’onore: poi tornaconto, utilità, affare, negozio, frutto del denaro: il sentimento che sprona a cercare il proprio utile (..)che bada solo al proprio utile e comodo”.

Fiuto un’indizio di risposta, ma ancora non mi basta. Corro sul web a sfogliare pagine più o meno attendibili e trovo un dettaglio che completa il quadro. “L’interesse è ciò che sta in mezzo, è un legame, una giunzione che avvicina qualcuno a qualcosa o a qualcun altro (…). Facile intendere anche l’immagine dell’interesse monetario: passa un certo tempo fra quando il prestito viene dato e quando viene restituito; l’interesse è ciò che (è stabilito) vale quel tempo che sta nel mezzo”.

Provo a farmi un’idea. L’interesse si interpone fra due persone o fra una persona e una cosa. Ha a che fare con l’utilità che traggo da questa interposizione, e nel tempo, per derivazione, ha finito con l’essere misurato dal denaro quando tale interposizione viene mediata da un capitale finanziario utilizzando il tempo come moltiplicatore.

In tal senso, prima ancora della sua valorizzazione monetaria, l’interesse rappresenta un legame fra chi concede il prestito e chi lo prende. Tale legame è la concessione di credito, il più esemplare atto di fiducia (anche economica) che posso compiere. Il debitore ha interesse a prendere a prestito, il creditore ha interesse a dare a prestito. I due interessi hanno motivazioni diverse mentre convergono sull’oggetto dell’interposizione, ossia il capitale. A entrambi interessa una certa somma di denaro. Al creditore perché la rivuole indietro, e maggiorata. Al debitore per le sue ragioni di consumo o investimento.

Questo però rischia di confonderci. Mentre è del tutto evidente quale sia l’oggetto dell’interesse, – il capitale – sul quale calcolo, misurandolo nel tempo, il mio tasso di interesse finanziario/monetario, meno evidenti sono i soggetti che sostanziano l’interesse: il creditore e debitore. L’interesse finanziario, se lo osserviamo da questa angolatura, è la rappresentazione monetaria di un interesse che nasce da una relazione, determinando il prestito e la sua conclusione. Il creditore ha interesse a trovare un debitore e il debitore ha interesse a trovare un creditore. Ancora una volta tendiamo a scambiare il dito – il capitale – con la direzione – l’attivazione di una relazione sociale, che poi viene normata dalle consuetudini.

In tal senso l’affermazione “l’interesse è ciò che (è stabilito) vale quel tempo che sta nel mezzo” che abbiamo visto prima è puramente consuetudinaria e rischia di essere fuorviante. La sostanza della faccenda è che due soggetti effettuano uno scambio, sotto forma di un prestito di denaro, allo scopo di aumentare ognuno la propria ricchezza, ossia la propria utilità. Perché, ricordiamolo, due soggetti non farebbero uno scambio se non vi ravvedessero un utile.

Se la osserviamo da questa angolatura, il tasso di interesse non è altro che la rappresentazione monetaria, lato creditore, dell’incremento di utilità che deriva dalla sua relazione col debitore ed è quello più visibile, perché l’interesse del debitore, ossia il suo incremento di utilità, non è usualmente oggetto di indagine economica. Possiamo avvicinarsi a conoscerlo se magari calcoliamo il tasso di rendimento dell’investimento, che con quel prestito è stato effettuato. Ma è un terreno incerto e non regolabile da un’autorità pubblica, al contrario di quanto accade per l’interesse del creditore. Anche qui, dipende dalle consuetudini. Le società moderne sono molto interessate a conoscere (e regolare) i guadagni del creditore mentre si curano poco di quelli del debitore. Ma non è detto che vada sempre così.

Basteranno un paio di esempi a chiarire. Nel medioevo, quando il prestito a interesse era vietato dalla chiesa cattolica, a Roma era uso camuffare un prestito e il relativo interesse corrisposto, con la creazione di una carica pubblica, non operativa ma puramente onorifica, che veniva assegnata al creditore. In tal modo la retribuzione corrispondente serviva a restituire il capitale e gli interessi maturati. Noi oggi almeno la vedremmo così, perché siamo abituati a pensare che un capitale produca un reddito nella misura di un certo tasso di interesse. Ma forse nel passato il senso economico di questa transazione era assolutamente differente. La dignità di una carica pubblica, ad esempio, poteva essere per il creditore assai più interessante, per le sue ricadute sociali, del semplice tornaconto monetario. La cariche pubbliche venivano vendute, se lo ricordate.

Questo esempio, che ho tratto dal libro di Ignazio Augusto Santangelo (Debito pubblico e crisi finanziarie), mostra l’interesse nella sua forma più pura. Non una semplice remunerazione del tempo durante il quale sono stato privato del mio capitale, ma una relazione fra una persona e un’altra cui corrispondevano diritti e doveri per l’una e per l’altra che possono prevedere anche passaggi di denaro. Due persone in relazione economica condividono un interesse. Sociale, prima ancora che monetario.

Traccia di questo pensiero lo troviamo ancora oggi nei precetti della finanza islamica che vieta formalmente il prestito ad interesse, instaurando una condivisione del rischio fra il prestatore e il prenditore che si sostanzia in una condivisione dell’utile (o della perdite). Un tipo di relazione che Keynes, celiando, stimerebbe ideale, assimilandosi a quella matrimoniale. Ma è proprio in questa relazione che l’interesse assume un senso economico del tutto assente nella versione “secolarizzata” che è invalsa nelle nostre pratiche economiche. Si penserà che ciò sia una raffinata forma di ipocrisia. Ma in realtà questo pensiero è assai diffuso, anche se fuori dalla nostra orbita economica, e ha prodotto un fiorente mercato di strumenti finanziari.

La nostra economia, invece, si basa su un principio opposto, ossia quello del disinteresse. La separazione fra gli agenti economici, di cui lamentava gli esiti nefasti già Sismondi all’inizio del XIX secolo, ha creato un mercato del denaro nel quale sia il creditore che il debitore si limitano a calcolare il proprio ritorno personale obbedendo al principio della capitalizzazione finanziaria e disinteressandosi delle conseguenze sull’altro. Sicché il senso interessante della relazione fra debitore e creditore è stato cancellato dalla quantificazione del tasso di interesse monetario che sarebbe più corretto definire tasso di disinteresse. Il denaro viene scambiato disinteressandosene, e in cambio si richiede una remunerazione sotto la minaccia di conseguenze legali. Creditore e debitore, nel migliore dei casi, si ignorano. Nel peggiore si odiano.

Sono consapevole che tutto ciò vi parrà sommamente astruso, e magari qualcuno si irriterà pensando che faccio filosofia di una cosa terribilmente concreta come il profitto. Ma, vedete, l’economia è filosofia, che poi diventa consuetudine di pensiero e infine tecnica grazie a un lungo percorso di assimilazione istituzionale. E poiché lo scopo di questo libro è contribuire al ripensamento dell’economia, quello che Irving Fisher chiamava “il collegamento fra le idee e le loro applicazioni pratiche”, è necessario ripartire da dove ci siamo messi in cammino, per vedere cosa è successo nel frattempo. Perché poi, infine, la realtà ci presenta il conto.

E non pensate che questo conto sia così difficile da osservare. Anzi è già visibile.

Le cronache del nostro tempo ci hanno mostrato la migliore rappresentazione possibile del nostro tasso di disinteresse: i tassi nominali nelle grandi economie del mondo si sono azzerati e quelli reali in molti casi sono addirittura negativi. Mentre scrivo la zona euro vende circa il trenta per cento delle sue emissioni di bond decennali a tassi negativi  e si discute appassionati e atterriti del rialzo del tasso di sconto  della banca centrale americana di un quarto di punto percentuale. Questa circostanza non può essere derubricata a curiosità della cronaca, essendo invece un evidente segno della storia. Quale migliore manifestazione della coincidenza fra filosofia e tecnica nella corrispondenza del nostro tasso di disinteresse con l’azzeramento del rendimento del capitale? Se il rendimento del capitale è nullo, che interesse posso trarre dalla mia relazione sociale?

La pratica secolare dell’economia del disinteresse, che ha trovato nell’uomo economico razionale, calcolatore e massimizzante, il suo Sigfrido, ha finito col provocare l’azzeramento del tasso di interesse. E poiché i nostri massimi esperti ci spiegano che il tasso di interesse dipende dall’andamento dell’economia, quindi si abbassa quando l’economia è debole e si rialza quando è forte, dovremmo dedurne che il nostro disinteresse ha finito con l’erodere la basi che rendono forte un’economia: ossia che gli agenti economici abbiano voglia di scambiarsi qualcosa convinti che tale scambio li arricchisca. Che abbiano interesse a fare economia, ossia relazionarsi vicendevolmente con profitto reciproco.

Qualcosa che avevamo e che abbiamo smarrito.

Me ne convinco leggendo un paper recente che la banca centrale del Regno Unito ha rilasciato per spiegare il declino secolare del tasso di interesse, che viene motivato da ragioni tecniche, non essendo negli intenti di una banca centrale fare filosofia. Qui osservo un grafico che misura il tasso di interesse reale del mondo dal 1870 in poi sui bond decennali. I dati dicono che il tasso reale non è mai stato a zero come è accaduto dal 2008 in poi, salvo che per un breve intervallo nel secondo dopoguerra, ed è stato negativo durante la prima e la seconda guerra mondiale, a causa evidentemente dell’inflazione bellica. La guerra d’altronde, non è un buon momento per fare economia, prevalendo il conflitto sulla cooperazione. E’ l’apoteosi del disinteresse.

Così l’interesse ridotto a calcolo, ossia ciò che connota lo spirito del capitalismo insieme all’invidia e alla vanità, per ricordare un bel libro di Geminello Alvi (Capitalismo, verso l’ideale cinese), non ha solo stravolto il senso dell’interesse, ma anche il significato. Ma la parola è rimasta, come un simulacro.

Mi chiedo cosa ci sia capitato. Come siamo arrivati a questo punto. E mi torna in mente Zambaldi: “Divenne il sinonimo interesse tutto ciò che importa o conviene all’utile, all’onore: poi tornaconto, utilità, affare, negozio, frutto del denaro: il sentimento che sprona a cercare il proprio utile (..)che bada solo al proprio utile e comodo”. Ecco cosa è accaduto. Esattamente in quest’ordine. L’etimologia, in fondo, è solo un altro modo di raccontare la storia.

(7/segue)

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Stagione IV

Indice del volume

218 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1La ricerca dell’equilibrio diventa pratica d’equilibrismo17 Settembre 2015
  2. 2All’origine del bad equilibrium: l’invenzione della reflazione18 Settembre 2015
  3. 3L’emersione degli Emergenti diventa un emergenza21 Settembre 2015
  4. 4La Grecia è entrata prima dell’Italia nell’euro 3.022 Settembre 2015
  5. 5All’origine del bad equilibrium: il ciclo(ne) finanziario23 Settembre 2015
  6. 6La crescita del costo del lavoro non frena il boom tedesco24 Settembre 2015
  7. 7Il bicchiere mezzo pieno (di ketchup) del governatore giapponese25 Settembre 2015
  8. 8La frammentazione del mattone europeo28 Settembre 2015
  9. 9Il ritorno del dollaro cinese29 Settembre 2015
  10. 10All’origine del bad equilibrium: le avversità della demografia30 Settembre 2015
  11. 11Le banche centrali “divergenti” scatenano il carry trade totale1 Ottobre 2015
  12. 12Gli economisti trovano l’elisir di giovinezza2 Ottobre 2015
  13. 13Le banche tedesche fra l’incudine della Fed e il martello della Bce5 Ottobre 2015
  14. 14L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: l’eterno ritorno di Say6 Ottobre 2015
  15. 15I rischi delle assicurazioni inglesi (e delle altre)7 Ottobre 2015
  16. 16Il calo delle commodity affossa gli Emergenti8 Ottobre 2015
  17. 17La liquidità internazionale diventa gassosa9 Ottobre 2015
  18. 18All’origine del bad equilibrium: il mito della Produzione12 Ottobre 2015
  19. 19L’alba di Skynet sui mercati finanziari13 Ottobre 2015
  20. 20L’alba di Skynet sui mercati finanziari: caccia alla balena bianca14 Ottobre 2015
  21. 21L’alba di Skynet sui mercati finanziari: i nuovi Terminator15 Ottobre 2015
  22. 22L’alba di Skynet sui mercati finanziari: l’uomo (economico) dietro (e dentro) il computer16 Ottobre 2015
  23. 23Le sofferenze europee che paralizzano il credito19 Ottobre 2015
  24. 24Sei milioni di salari inglesi sono sotto la soglia di sussistenza20 Ottobre 2015
  25. 25Il circolo vizioso che soffoca l’eurozona21 Ottobre 2015
  26. 26Il tramonto italiano del welfare familiare22 Ottobre 2015
  27. 27Se le borse cadono è colpa della pioggia23 Ottobre 2015
  28. 28L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: l’erosione delle banche26 Ottobre 2015
  29. 29L’abbuffata di debiti che ha affamato gli inglesi27 Ottobre 2015
  30. 30Il mercato dei bond Usa inizia a far paura28 Ottobre 2015
  31. 31Il girotondo di dollari che ha condotto alla crisi29 Ottobre 2015
  32. 32La guerra commerciale nascosta nel crollo del petrolio30 Ottobre 2015
  33. 33Il QE di Draghi porterà un punto di Pil in più in due anni per l’EZ2 Novembre 2015
  34. 34A volte ritornano: i debiti commerciali del governo italiano al livello del 20083 Novembre 2015
  35. 35La moria silenziosa delle banche europee4 Novembre 2015
  36. 36L’irresistibile crescita dello shadow banking europeo5 Novembre 2015
  37. 37Nella ricca Germania uno su cinque è a rischio povertà6 Novembre 2015
  38. 38Il conto del QE europeo lo pagano le banche dei paesi forti9 Novembre 2015
  39. 39Il commercio dell’eurozona e la sindrome cinese10 Novembre 2015
  40. 40Le metamorfosi dell’economia11 Novembre 2015
  41. 41L’unione bancaria non frena la frammentazione del credito nell’EZ12 Novembre 2015
  42. 42Italia fanalino di coda dell’EZ per reddito e consumi13 Novembre 2015
  43. 43L’evoluzione del QE: monetizzare i debiti16 Novembre 2015
  44. 44Evoluzioni del QE: La monetizzazione del Giappone17 Novembre 2015
  45. 45Le metamorfosi dell’economia: la nuova ricchezza18 Novembre 2015
  46. 46Arriva il ministero ombra delle finanze europee19 Novembre 2015
  47. 47Il New World che ci aspetta dietro l’angolo20 Novembre 2015
  48. 48Cresce la montagna di ricchezza dello Shadow Banking23 Novembre 2015
  49. 49L’effimera salute dei fondi pensione24 Novembre 2015
  50. 50Le metamorfosi dell’economia: Il valore delle idee25 Novembre 2015
  51. 51L’Europa mette in comune i debiti. Delle banche26 Novembre 2015
  52. 52Nel mondo misterioso delle dark pools27 Novembre 2015
  53. 53Il Fmi promuove il QE e boccia la svalutazione dei salari30 Novembre 2015
  54. 54L’età e la casa fanno la differenza nel reddito degli italiani1 Dicembre 2015
  55. 55Le metamorfosi dell’economia: la guerra del copyright2 Dicembre 2015
  56. 56I timori degli Emergenti per le politiche divergenti3 Dicembre 2015
  57. 57Gli anziani sono la cassaforte degli italiani4 Dicembre 2015
  58. 58Il bonus Renzi finisce alle famiglie più ricche7 Dicembre 2015
  59. 59Il mattone riparte. In Irlanda8 Dicembre 2015
  60. 60Le metamorfosi dell’economia: le sovversioni della gratuità9 Dicembre 2015
  61. 61I cittadini pagano più tasse, le imprese di meno10 Dicembre 2015
  62. 62Le cronache italiane confermano che il rischio maggiore per l’EZ arriva dalle banche11 Dicembre 2015
  63. 63La fragile calma dei mercati internazionali14 Dicembre 2015
  64. 64Il crepuscolo del capitalismo: l’età dell’acciaio15 Dicembre 2015
  65. 65Le metamorfosi dell’economia: la trasmutazione del denaro16 Dicembre 2015
  66. 66The day after (Fed): conto da dieci trilioni per i debitori in dollari17 Dicembre 2015
  67. 67Lo sterminio bancario provocato dagli immobiliaristi18 Dicembre 2015
  68. 68Il declino secolare del saggio d’interesse21 Dicembre 2015
  69. 69Nell’EZ arriva anche il ministero ombra dell’industria22 Dicembre 2015
  70. 70Le metamorfosi dell’economia: Il tasso di disinteresse23 Dicembre 2015
  71. 71I nuovi dinosauri del mercato: le controparti centrali24 Dicembre 2015
  72. 72Il nuovo lavoratore dell’EZ: precario e qualificato (ma non in Germania)28 Dicembre 2015
  73. 73La domanda debole frena gli investimenti europei11 Gennaio 2016
  74. 74Il capitalismo morirà di vecchiaia12 Gennaio 2016
  75. 75Le metamorfosi dell’economia: Il Capitale vivente13 Gennaio 2016
  76. 76Il QE “regala” al Tesoro Usa oltre 580 miliardi14 Gennaio 2016
  77. 77Gli Usa preparano il Fmi alla crisi degli emergenti15 Gennaio 2016
  78. 78L’irresistibile (e inutile) avanzata del panzer tedesco18 Gennaio 2016
  79. 79L’inquietante (in)stabilità del mattone: crollano i proprietari19 Gennaio 2016
  80. 80Le metamorfosi dell’economia: Il Totem della disuguaglianza20 Gennaio 2016
  81. 81I petrolieri (Usa) e le banche (arabe) iniziano a farsi male21 Gennaio 2016
  82. 82Il mondo ha 877 miliardi di problemi con la Cina22 Gennaio 2016
  83. 83I soldi facili distruggono la crescita25 Gennaio 2016
  84. 84I pensionati pubblici italiani e i tormenti della previdenza26 Gennaio 2016
  85. 85Le metamorfosi dell’economia: Il travisamento del lavoro27 Gennaio 2016
  86. 86La scomparsa dei petrolieri fra i creditori internazionali28 Gennaio 2016
  87. 87Ecco quanto pesa il rischio BRICS sulla crescita globale29 Gennaio 2016
  88. 88L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: Le quattro D dell’apocalisse1 Febbraio 2016
  89. 89Ritorno in grande stile per le cartolarizzazioni Usa2 Febbraio 2016
  90. 90Le metamorfosi dell’economia: la scomparsa della disoccupazione3 Febbraio 2016
  91. 91I crediti bancari italiani (e le banche) continueranno a soffrire4 Febbraio 2016
  92. 92Il calo del petrolio salva (per ora) i conti commerciali italiani5 Febbraio 2016
  93. 93L’instabile liquidità del mercato dei bond8 Febbraio 2016
  94. 94Scompaiono gli investimenti pubblici e i risparmi europei emigrano9 Febbraio 2016
  95. 95Le metamorfosi dell’economia: Lo Stato prenditore10 Febbraio 2016
  96. 96Il “gufo” di Basilea nel nido del cuculo11 Febbraio 2016
  97. 97L’Occidente è finito nella trappola giapponese12 Febbraio 2016
  98. 98Il mondo galleggia sopra un mare di dollari inutili (e gli piace)15 Febbraio 2016
  99. 99Allegria: il mattone italiano crescerà dello zero virgola16 Febbraio 2016
  100. 100Le metamorfosi dell’economia: Le seduzioni del mercato17 Febbraio 2016
  101. 101L’imbattibile bad bank degli Usa: il governo18 Febbraio 2016
  102. 102La miccia corta della Fed innesca la bomba della borsa19 Febbraio 2016
  103. 103L’ultima tentazione dell’Ocse: gli investimenti pubblici22 Febbraio 2016
  104. 104I banchieri inglesi “vedono” il bluff di Brexit23 Febbraio 2016
  105. 105Le metamorfosi dell’economia: L’oligopolio dei monopolisti24 Febbraio 2016
  106. 106Si prepara la prossima socializzazione delle perdite25 Febbraio 2016
  107. 107Il Fmi tira la giacchetta alla Germania (e agli Usa)26 Febbraio 2016
  108. 108Il QE prosciuga le riserve valutarie degli emergenti29 Febbraio 2016
  109. 109I nuovi subprime Usa: gli studenti1 Marzo 2016
  110. 110Le metamorfosi dell’economia: La fine dell’Egonomia2 Marzo 2016
  111. 111I giovani inglesi tornano a vivere con mamma e papà3 Marzo 2016
  112. 112Le onde del listino rafforzano il destino del bail in4 Marzo 2016
  113. 113La bomba a tempo del debito pubblico Usa7 Marzo 2016
  114. 114Le tre mine vaganti sulla strada della crescita8 Marzo 2016
  115. 115Le metamorfosi dell’economia: Economia 2.09 Marzo 2016
  116. 116L’ascesa secolare del debito privato10 Marzo 2016
  117. 117Bitcoin for dummies: Quel che bisognerebbe sapere sulle blockchain11 Marzo 2016
  118. 118Verità nascoste nelle previsioni (e nelle decisioni) della Bce14 Marzo 2016
  119. 119Non ci resta che la politica monetaria: parola di Bce15 Marzo 2016
  120. 120Le metamorfosi dell’economia: Nella testa del Golem16 Marzo 2016
  121. 121L’economia ai tempi dello ZLB: Ecco chi paga il conto dei tassi negativi17 Marzo 2016
  122. 122Bitcoin for dummies: C’è Bitcoin e bitcoin18 Marzo 2016
  123. 123Ue, 43 miliardi di fondi per l’Italia. Se riusciamo a spenderli21 Marzo 2016
  124. 124L’altra faccia delle sofferenze bancarie italiane: i debiti delle imprese22 Marzo 2016
  125. 125Le metamorfosi dell’economia: Il capitale asociale23 Marzo 2016
  126. 126Le sofferenze nascoste delle banche italiane: quelle fiscali24 Marzo 2016
  127. 127Bitcoin for dummies: la sfida di Satoshi25 Marzo 2016
  128. 128Usa e Giappone si “mangiano” il 58% del nuovo debito 201628 Marzo 2016
  129. 129Le imprese americane ora si indebitano in euro29 Marzo 2016
  130. 130Le metamorfosi dell’economia: Il capitale sociale30 Marzo 2016
  131. 131L’altro lato oscuro del QE: la concentrazione della ricchezza31 Marzo 2016
  132. 132Bitcoin for dummies: il fantasma dell’oro1 Aprile 2016
  133. 133In Germania aumentano la ricchezza e la diseguaglianza4 Aprile 2016
  134. 134I nuovi poveri d’inizio XXI secolo: i giovani5 Aprile 2016
  135. 135Le metamorfosi dell’economia: Il nuovo valore del lavoro6 Aprile 2016
  136. 136Il Fmi si candida a salvare il mondo7 Aprile 2016
  137. 137Bitcoin for dummies: i nuovi minatori8 Aprile 2016
  138. 138La Buba smitizza gli effetti della deflazione salariale tedesca11 Aprile 2016
  139. 139L’odissea economica dei Millennials USA12 Aprile 2016
  140. 140Le metamorfosi dell’economia: La riconciliazione di ozio e negozio13 Aprile 2016
  141. 141La buona salute dell’Ue dipende dagli Usa non dalla Cina14 Aprile 2016
  142. 142Bitcoin for dummies: l’eliminazione delle banche15 Aprile 2016
  143. 143L’economia ai tempi dello ZLB: La Bce fa aumentare il credito. In Svezia18 Aprile 2016
  144. 144La finanza europea agisce nell’Ombra19 Aprile 2016
  145. 145Le metamorfosi dell’economia: La democratizzazione dell’ozio20 Aprile 2016
  146. 146Si prepara l’Internazionale delle tasse21 Aprile 2016
  147. 147Bitcoin for dummies: I nuovi capitalisti22 Aprile 2016
  148. 148La battaglia inosservata che cambierà banche e stati25 Aprile 2016
  149. 149Il costo salato del divorzio fra banche e titoli di stato26 Aprile 2016
  150. 150Le metamorfosi dell’economia: Dal denaro al potere di scambio27 Aprile 2016
  151. 151La liberalizzazione dei capitali procede sotto il mare28 Aprile 2016
  152. 152Bitcoin for dummies: Nelle spire della blockchain29 Aprile 2016
  153. 153Abbuffata di dividendi dalle banche europee (e italiane)2 Maggio 2016
  154. 154Le banche cinesi hanno (almeno) 1,3 trilioni di crediti a rischio3 Maggio 2016
  155. 155Le metamorfosi dell’economia: Fra i due litiganti, il terzo settore4 Maggio 2016
  156. 156Il ragno di Undernet sul mercato dei cambi5 Maggio 2016
  157. 157Bitcoin for dummies: Il geroglifico della criptovaluta6 Maggio 2016
  158. 158I tormenti degli anziani tedeschi (e i nostri)9 Maggio 2016
  159. 159Le famiglie italiane hanno 400 miliardi a rischio bail in10 Maggio 2016
  160. 160Le metamorfosi dell’economia: Pesce piccolo mangia (con) pesce grande11 Maggio 2016
  161. 161Le rotaie della globalizzazione finanziaria12 Maggio 2016
  162. 162Bitcoin for dummies: La realtà della moneta virtuale13 Maggio 2016
  163. 163La Bis e i predatori dell’ancora perduta16 Maggio 2016
  164. 164L’economia ai tempi dello ZLB: Il salasso miliardario dei risparmiatori17 Maggio 2016
  165. 165Le metamorfosi dell’economia: La convertibilità del tempo18 Maggio 2016
  166. 166Nel cuore di Undernet: I padroni delle nuove ferrovie19 Maggio 2016
  167. 167Bitcoin for dummies: Dalla blockchain alla DLT20 Maggio 2016
  168. 168La scomparsa del credito dalle economie emergenti23 Maggio 2016
  169. 169L’Italia scopre la Questione settentrionale24 Maggio 2016
  170. 170Le metamorfosi dell’economia: Il lavoro di cittadinanza25 Maggio 2016
  171. 171Nel cuore di Undernet: l’arrivo degli squali26 Maggio 2016
  172. 172Bitcoin for dummies: Le mani dei governi sulla DLT27 Maggio 2016
  173. 173I conti di Bankitalia sui crediti deteriorati30 Maggio 2016
  174. 174La crisi congela i salari nell’eurozona31 Maggio 2016
  175. 175Le metamorfosi dell’economia: Il pensionamento della pensione1 Giugno 2016
  176. 176Caccia al tesoro dei fondi pensione e delle assicurazioni2 Giugno 2016
  177. 177Bitcoin for dummies: Le banche fiutano l’affare3 Giugno 2016
  178. 178I risparmi europei finiscono sempre più all’estero6 Giugno 2016
  179. 179Il mondo sull’abisso del New Normal economico7 Giugno 2016
  180. 180Le metamorfosi dell’economia: Un nuovo benessere8 Giugno 2016
  181. 181Il risparmio previdenziale europeo servirà a farci somigliare agli Usa9 Giugno 2016
  182. 182Bitcoin for dummies: Il dilemma delle banche centrali10 Giugno 2016
  183. 183I successi del QE: I debiti americani tornano al livello del 200813 Giugno 2016
  184. 184Il vento della crisi riporta gli Emergenti agli anni ’9014 Giugno 2016
  185. 185Le metamorfosi dell’economia: Ringraziamenti15 Giugno 2016
  186. 186L’Ocse avvisa l’UK: Brexit costerà tre punti di Pil16 Giugno 2016
  187. 187Cari lettori, è il momento di decidere16 Giugno 2016
  188. 188Bitcoin for dummies: L’abbraccio totalitario della Blockchain17 Giugno 2016
  189. 189Le illusioni perdute dei giovani americani20 Giugno 2016
  190. 190La migrazione dai poveri ai ricchi degli investimenti esteri21 Giugno 2016
  191. 191Il risparmio italiano paga il conto del QE europeo22 Giugno 2016
  192. 192La retromarcia del commercio internazionale23 Giugno 2016
  193. 193Contrordine: il petrolio low cost danneggia l’economia27 Giugno 2016
  194. 194Come sono cambiati i creditori dello stato italiano28 Giugno 2016
  195. 195La moneta cinese diventa fuorimoda29 Giugno 2016
  196. 196Cosa ci insegna la storia del mattone italiano dal 192730 Giugno 2016
  197. 197Quel che bisogna sapere sui bilanci delle banche centrali1 Luglio 2016
  198. 198Tesoretto da 30 miliardi per l’Italia grazie al QE4 Luglio 2016
  199. 199Il balletto misterioso dei tassi che preannuncia bufera5 Luglio 2016
  200. 200Il superdollaro e i nuovi subprime globali6 Luglio 2016
  201. 201Il debito “magico” delle banche centrali7 Luglio 2016
  202. 202Rivalutazione Bankitalia, due conti facili su chi ha guadagnato8 Luglio 2016
  203. 203Il mondo alle prese con la Triade del rischio11 Luglio 2016
  204. 204L’aumento delle vendite non frena il calo del mattone italiano12 Luglio 2016
  205. 205Il mito sfatato della stagnazione secolare13 Luglio 2016
  206. 206I crediti “invisibili” della Banca centrale14 Luglio 2016
  207. 207Più degli shock, sono gli stock che dovrebbero spaventarci15 Luglio 2016
  208. 208Il bail in rischia di costare 30 miliardi ai risparmiatori italiani18 Luglio 2016
  209. 209Un tesoro da sette trilioni nascosto nei paradisi fiscali19 Luglio 2016
  210. 210I controlli sui capitali tornano di moda20 Luglio 2016
  211. 211La socializzazione dei profitti delle banche centrali21 Luglio 2016
  212. 212La sparizione secolare della classe media22 Luglio 2016
  213. 213Comprarsi l’auto ai tempi del QE25 Luglio 2016
  214. 214Il sinistro scricchiolio del mattone inglese26 Luglio 2016
  215. 215La guerra fredda dello shale oil27 Luglio 2016
  216. 216Cosa ci racconta il bilancio di Bankitalia28 Luglio 2016
  217. 217La fine (illusoria) della globalizzazione29 Luglio 2016
  218. 218On line Bad equilibrium, il freebook con tutta la quarta stagione1 Agosto 2016 · Appendice estiva
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