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Stagione IV · Bad equilibrium
Il diario della stagione9 Marzo 2016

Articolo 115 / 218

Le metamorfosi dell’economia: Economia 2.0



Vale, o dovrebbe valere per l’economia, la massima che chiudeva esemplarmente il Tractatus di Wittgenstein esortando a tacere di ciò di cui non si può parlare. L’economia, infatti, è logos silenzioso, azione umana che quindi contiene il nostro essere persone, che vuol dire insieme appetito, emozione e calcolo. L’uomo come se lo immaginavano gli antichi, mixtione esemplare di stomaco, cuore e cervello.

E in effetti, se ci pensate, l’economia nasce per soddisfare i nostri bisogni, che si rivolgono a ognuna di queste tre componenti del nostro animo, quindi del nostro essere uomini. Abbiamo fame e quindi cerchiamo il cibo per soddisfare il nostro stomaco. Soddisfiamo il nostro cuore quando lo condividiamo con qualcuno che amiamo e calcoliamo con la testa come procurarcene altro, usando quindi il nostro tempo per anticipare il tempo futuro. Che altro c’è da dire?

E tuttavia la storia ci mostra che negli ultimi tre secoli le società umane hanno sviluppato un disperato bisogno di parlare di economia e per i più svariati motivi. Il logos silenzioso è diventato discorso pubblico. Tale tendenza era già emersa anche in alcune società antiche, nelle polis greche di Platone e Aristotele o nella Roma dei cesari, in particolare collegandosi allo sviluppo sociale.

Quest’ultimo perciò, potremmo dire semplificando, è l’acceleratore che motiva alcuni a discorrere di economia strappandola dal suo stato di pratica silenziosa e così facendo la trasforma: diventa teoria economica.

L’economia sta alla teoria economica come un’azione umana sta alla sua riproduzione robotica. Quindi si basa sulla verosimiglianza. Per dirla in altro modo forse più intuitivo, l’economia è analogica quanto la teoria economica è digitale. La prima vive nello spazio fra zero e uno. La seconda concepisce solo zero e uno.

Sviluppando tale analogia, potremmo dire che la teoria economica è sostanzialmente un software sociale. Un codice fatto di idee più o meno condivise, perché consolidate nel tempo, che diventano il linguaggio di programmazione dell’azione umana. In tal modo si cerca di replicarla in una catena logica di cause ed effetti al fine evidente di modificare la realtà. Se ho poca domanda aumento la spesa pubblica, eccetera, eccetera.

Ciò origina un problema. Come tutti i codici, è impossibile che la teoria economica restituisca la ricchezza dell’economia quando elabora le sue rappresentazioni sociali. Poiché concepisce solo il calcolo, applicando concetti matematici all’analisi dei bisogni, tutto ciò che riesce a dirci è cosa si dovrebbe fare se le cose fossero in un certo modo. Che può anche essere una finzione utile, ma purché ci si ricordi che è solo una finzione.

Per dirla in altro modo, la teoria economica rappresenta un’economia dove il cuore non ha diritto di cittadinanza, sfuggendo costui a qualunque ragione matematica, sebbene anche il cuore calcoli insieme con tutto il resto delle nostre facoltà. Distinguere il calcolo economico da quello matematico viene considerato infatti esercizio da stravaganti perché la nostra cultura assimila il calcolo esclusivamente a quello matematico. Come se fossimo solo testa.

La narrazione ormai secolare del soggetto economico razionale, che massimizza le sue utilità, altro non è che la riduzione digitale dell’uomo economico analogico. Chiaro che nel tempo tale parodia, magnificamente esemplificata dal Robinson Crusoe di Daniel Defoe scritto agli albori del pensiero economico moderno, abbia originato così tante ironie, senza che ciò abbia impedito che l’ego digitale si sia incistato nelle nostre società come un cancro silenzioso. Ne troviamo tracce ovunque: negli algortimi dei motori di ricerca, nella teoria dei giochi che di tali algoritmi è la matrice filosofica, nelle strategie di trading finanziario che potentissimi calcolatori attivano ventiquattro ore al giorno, nei modelli matematici sulla base dei quali vengono svolte le previsioni delle istituzioni economiche. Questo fantasma agisce inosservato e non conosciuto. Tanto è stato screditato nella teoria, il soggetto economico razionale, quanto è stato accreditato nella pratica, forte del fatto che costui trova nel mondo dei computer, che concepiscono solo zero e uno, il suo perfetto paradiso artificiale.

Se la teoria economica è un software sociale, si potrebbe dire che la sua prima release è stata codificata sul finire del XVIII secolo. Il primo programmatore riconosciuto, Adam Smith, ha iniziato la scrittura di un software che si è evoluto lungo tutto il XIX secolo, raffinandosi sempre più mano a mano che aumentavano i partecipanti. L’Economia 1.0 è stato un codice open source. La proliferazione di libri sui “principi economici” a cui si è assistito fra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo ha pochi precedenti in altre discipline. Tale proliferazione è durata per tutto il XIX secolo, man mano che gli sviluppi sociali richiedevano teorie capaci di legittimarli. Valga come esempio l’incredibile evoluzione della teoria delle banche centrali raccontata da Vera Smith nel suo The rationale of central banking del 1936.

Proprio negli anni ’30 del secolo scorso il codice ha conosciuto una seconda release principalmente in seguito agli scritti di J.M. Keynes il quale, muovendosi all’interno del paradigma funzionale dell’Economia 1.0 ha aggiunto una stringa di codice nella forma della teoria della domanda effettiva e nel suo presupposto: la piena occupazione. La ragione di questa evoluzione, che potremmo definire Economia 1.1, è nota: la necessità di uscire dalla crisi devastante degli anni ’30, il cui ricordo conforma ancora la nostra riflessione economica come la recente crisi del 2008 ha mostrato. Oggi sono tornati alla ribalta pensieri economici vetusti nel tentativo di comprendere il presente facendo leva sull’esperienza – unica nel suo genere – di quel tempo tormentato. Valga come esempio l’idea della stagnazione secolare, oggi molto discussa, che Alvin Hansen teorizzò nel 1937.

La release economica keynesiana propagandata dai suoi numerosi seguaci ne ha generata, a cominciare dal dopoguerra, un’altra, favorita stavolta dallo sviluppo matematico e da quello informatico. Tale passaggio è raccontato con estrema chiarezza nella testimonianza di chi l’ha vissuta. Fra i tanti vale la pena ricordare J.K Galbraith e la sua Storia dell’economia.

Nei prosperi 25 anni successivi al secondo dopoguerra, scrisse, “si sviluppò anche la formulazione matematica di rapporti economici (..). Ci fu anche una discussione continua circa l’utilità dell’economia matematica, spesso chiamata teoria matematica, discussione nella quale coloro che erano bravi nella scienza dei numeri adottarono un’opinione favorevole, mentre coloro che non avevano altrettanto talento abbracciarono un’opinione prudentemente sfavorevole verso ciò che non capivano. L’abilità matematica conseguì un certo valore obiettivo come condizione di ammissione alla professione di economista, un mezzo per escludere coloro che avevano solo un talento puramente verbale (…). Le formulazioni sempre più tecniche e la loro discussione sulla loro validità e precisione fornirono lavoro a molte migliaia di economisti, di cui ora c’era bisogno per insegnare l’economia in università e istituti secondari in tutto il mondo (..). L’economia matematica diede all’economia anche un aspetto professionalmente gratificante di certezza scientifica e di precisione, contribuendo utilmente al prestigio degli economisti accademici (..) Uno dei costi di questi vari servizi fu però l’allontamento di vari passi di questa disciplina dalla realtà. (..) Non tutti ma una gran parte degli esercizi matematici cominciavano con le parole: “supponendo una concorrenza perfetta” (..). Il secondo sviluppo di questi anni, un po’ posteriore e connesso al primo furono i modelli econometrici, un prodotto dei grandi progressi nelle tecniche di memorizzazione ed elaborazione dei dati (..) nessun altro sforzo economico, si può aggiungere, fu mai commercialmente così redditizio (..) La nuova fede nella previsione si diffuse però molto oltre i modelli econometrici (..) In quegli anni di prosperità si pensava che gli economisti fossero degni di fiducia (..) raramente nella storia erano state offerte con tanta sicurezza informazioni così discutibili. Le previsioni sono in realtà intrinsecamente inattendibili (..) le equazioni che connettono le variazioni al risultato si fondano su giudizi umani sostenuti dalla conoscenza statistica di rapporti del passato, inoltre molte fra le forze che danno l’avvio al cambiamento non possono essere previste (..)nondimeno a sostegno delle previsioni rimane la circostanza che aiutano a stabilire probabili grandezze a prendere decisioni entro l’ambito della plausibilità (..) una protezione significativa in un mondo di intensi conflitti burocratici”.

La teoria economica, in sostanza, si offrì come il migliore strumento predittivo al servizio del potere di turno apponendo il sigillo della scienza alle decisioni che incoraggiava a prendere. L’ennesimo tradimento dei chierici della ragione.

Il tutto maturò nel “crescente divorzio dell’economia dalla politica”. “Quella che nell’ultimo secolo era stata chiamata economia politica – aggiunge – fu chiamata dopo Marshall economia o dottrina economica e, nella ricerca di una reputazione seriamente perseguita come scienza, insegnamento economico e consulenza sulla politica economica furono separati sempre più gravemente dai controlli politici”.

Sul finire della sua lunga narrazione Galbraith notava (era la fine degli anni ’80) che “l’economia come disciplina ha un valore di sopravvivenza che non è connesso all’urgenza del problema economico. L’interesse egoistico accademico ed economico in senso più largo è intervenuto a sostenerne la forma tradizionale o classica e la sua apparente pertinenza (..) L’economia viene mantenuta nella tradizione classica o neoclassica prima di tutto dall’impegno intellettuale verso le idee stabilite. Questa è una costrizione molto forte. Ben pochi economisti sono disposti a rifiutare ciò che hanno accettato nella loro formazione (..) la resistenza è dovuta anche, come in passato, al desiderio di considerare l’economia come una scienza e in questo modo condanna l’economia all’obsolescenza (..) la fuga tecnica dalla realtà (..) da questo esercizio intellettuale chiuso sono esclusi intrusi e critici e, cosa più significativa, è esclusa anche la realtà della vita economica che non si presta ad essere replicata con gli strumenti della matematica (..) là dove è implicata l’economia, la storia è altamente funzionale. Non si può intendere il presente ignorando il passato”.

Questa lunga citazione, che credo riepiloghi seppure sommariamente l’epopea della teoria economica degli ultimi decenni ci fa capire che la release Economia 1.1 è arrivata alla sua versione 1.11. Non una vera e propria nuova release, non è stata pensata nessuna nuova idea sull’organizzazione sociale dagli anni ’30 – si pensi al perdurare della diatriba da liberalismo e socialismo – quanto piuttosto un suo affinamento funzionale a scopi intrinseci. La tecnica, anzi la congiura dei tecnici, ci ha consegnato una visione economica algoritmica che è sostanzialmente funzionale a qualunque disegno politico. Il potere, chiunque sia l’entità che lo incarni, troverà sempre un modello economico e un economista che sosterrà le sue tesi.

Detto ciò, questo software sociale non è ineludibile né immodificabile. Il codice, però, non è più open source come in passato. La congiura dei tecnici l’ha reso un software proprietario rendendolo incomprensibile, e quindi inaccessibile, a chi non appartenga alla congrega dei chierici. Quindi il nuovo software sociale, l’economia 2.0, dovremo iniziare a scrivercelo da soli, partendo dall’unica semplice domanda alla quale l’economia è chiamata a rispondere: come si può assicurare il benessere a una popolazione?

La risposta, altrettanto semplice, è: fornendo un potere d’acquisto alle milioni di persone che rischiano di non trovare lavoro sul mercato nei prossimi dieci-venti anni.

A questo problema gli economisti di professione rispondono come sanno: interrogando i loro oracoli informatici che incorporano decenni di teorie, ossia opinioni passate, e di statistiche, che sono per natura bugiarde. Quindi questi moderni chierici non hanno una risposta autentica: si limitano a ricombinare risposte vecchie a problemi nuovi. In fin dei conti solo sono dei portavoce del mostro che hanno generato.

Quest’ultimo, il mostro, era sorto per difenderci, ma adesso sentiamo che ci odia. Ricorda un mostro vecchio di secoli, anch’esso evocato da un sedicente sapiente per la protezione del suo popolo: il Golem.

E’ il caso di conoscerlo meglio.

(16/segue)

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Stagione IV

Indice del volume

218 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1La ricerca dell’equilibrio diventa pratica d’equilibrismo17 Settembre 2015
  2. 2All’origine del bad equilibrium: l’invenzione della reflazione18 Settembre 2015
  3. 3L’emersione degli Emergenti diventa un emergenza21 Settembre 2015
  4. 4La Grecia è entrata prima dell’Italia nell’euro 3.022 Settembre 2015
  5. 5All’origine del bad equilibrium: il ciclo(ne) finanziario23 Settembre 2015
  6. 6La crescita del costo del lavoro non frena il boom tedesco24 Settembre 2015
  7. 7Il bicchiere mezzo pieno (di ketchup) del governatore giapponese25 Settembre 2015
  8. 8La frammentazione del mattone europeo28 Settembre 2015
  9. 9Il ritorno del dollaro cinese29 Settembre 2015
  10. 10All’origine del bad equilibrium: le avversità della demografia30 Settembre 2015
  11. 11Le banche centrali “divergenti” scatenano il carry trade totale1 Ottobre 2015
  12. 12Gli economisti trovano l’elisir di giovinezza2 Ottobre 2015
  13. 13Le banche tedesche fra l’incudine della Fed e il martello della Bce5 Ottobre 2015
  14. 14L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: l’eterno ritorno di Say6 Ottobre 2015
  15. 15I rischi delle assicurazioni inglesi (e delle altre)7 Ottobre 2015
  16. 16Il calo delle commodity affossa gli Emergenti8 Ottobre 2015
  17. 17La liquidità internazionale diventa gassosa9 Ottobre 2015
  18. 18All’origine del bad equilibrium: il mito della Produzione12 Ottobre 2015
  19. 19L’alba di Skynet sui mercati finanziari13 Ottobre 2015
  20. 20L’alba di Skynet sui mercati finanziari: caccia alla balena bianca14 Ottobre 2015
  21. 21L’alba di Skynet sui mercati finanziari: i nuovi Terminator15 Ottobre 2015
  22. 22L’alba di Skynet sui mercati finanziari: l’uomo (economico) dietro (e dentro) il computer16 Ottobre 2015
  23. 23Le sofferenze europee che paralizzano il credito19 Ottobre 2015
  24. 24Sei milioni di salari inglesi sono sotto la soglia di sussistenza20 Ottobre 2015
  25. 25Il circolo vizioso che soffoca l’eurozona21 Ottobre 2015
  26. 26Il tramonto italiano del welfare familiare22 Ottobre 2015
  27. 27Se le borse cadono è colpa della pioggia23 Ottobre 2015
  28. 28L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: l’erosione delle banche26 Ottobre 2015
  29. 29L’abbuffata di debiti che ha affamato gli inglesi27 Ottobre 2015
  30. 30Il mercato dei bond Usa inizia a far paura28 Ottobre 2015
  31. 31Il girotondo di dollari che ha condotto alla crisi29 Ottobre 2015
  32. 32La guerra commerciale nascosta nel crollo del petrolio30 Ottobre 2015
  33. 33Il QE di Draghi porterà un punto di Pil in più in due anni per l’EZ2 Novembre 2015
  34. 34A volte ritornano: i debiti commerciali del governo italiano al livello del 20083 Novembre 2015
  35. 35La moria silenziosa delle banche europee4 Novembre 2015
  36. 36L’irresistibile crescita dello shadow banking europeo5 Novembre 2015
  37. 37Nella ricca Germania uno su cinque è a rischio povertà6 Novembre 2015
  38. 38Il conto del QE europeo lo pagano le banche dei paesi forti9 Novembre 2015
  39. 39Il commercio dell’eurozona e la sindrome cinese10 Novembre 2015
  40. 40Le metamorfosi dell’economia11 Novembre 2015
  41. 41L’unione bancaria non frena la frammentazione del credito nell’EZ12 Novembre 2015
  42. 42Italia fanalino di coda dell’EZ per reddito e consumi13 Novembre 2015
  43. 43L’evoluzione del QE: monetizzare i debiti16 Novembre 2015
  44. 44Evoluzioni del QE: La monetizzazione del Giappone17 Novembre 2015
  45. 45Le metamorfosi dell’economia: la nuova ricchezza18 Novembre 2015
  46. 46Arriva il ministero ombra delle finanze europee19 Novembre 2015
  47. 47Il New World che ci aspetta dietro l’angolo20 Novembre 2015
  48. 48Cresce la montagna di ricchezza dello Shadow Banking23 Novembre 2015
  49. 49L’effimera salute dei fondi pensione24 Novembre 2015
  50. 50Le metamorfosi dell’economia: Il valore delle idee25 Novembre 2015
  51. 51L’Europa mette in comune i debiti. Delle banche26 Novembre 2015
  52. 52Nel mondo misterioso delle dark pools27 Novembre 2015
  53. 53Il Fmi promuove il QE e boccia la svalutazione dei salari30 Novembre 2015
  54. 54L’età e la casa fanno la differenza nel reddito degli italiani1 Dicembre 2015
  55. 55Le metamorfosi dell’economia: la guerra del copyright2 Dicembre 2015
  56. 56I timori degli Emergenti per le politiche divergenti3 Dicembre 2015
  57. 57Gli anziani sono la cassaforte degli italiani4 Dicembre 2015
  58. 58Il bonus Renzi finisce alle famiglie più ricche7 Dicembre 2015
  59. 59Il mattone riparte. In Irlanda8 Dicembre 2015
  60. 60Le metamorfosi dell’economia: le sovversioni della gratuità9 Dicembre 2015
  61. 61I cittadini pagano più tasse, le imprese di meno10 Dicembre 2015
  62. 62Le cronache italiane confermano che il rischio maggiore per l’EZ arriva dalle banche11 Dicembre 2015
  63. 63La fragile calma dei mercati internazionali14 Dicembre 2015
  64. 64Il crepuscolo del capitalismo: l’età dell’acciaio15 Dicembre 2015
  65. 65Le metamorfosi dell’economia: la trasmutazione del denaro16 Dicembre 2015
  66. 66The day after (Fed): conto da dieci trilioni per i debitori in dollari17 Dicembre 2015
  67. 67Lo sterminio bancario provocato dagli immobiliaristi18 Dicembre 2015
  68. 68Il declino secolare del saggio d’interesse21 Dicembre 2015
  69. 69Nell’EZ arriva anche il ministero ombra dell’industria22 Dicembre 2015
  70. 70Le metamorfosi dell’economia: Il tasso di disinteresse23 Dicembre 2015
  71. 71I nuovi dinosauri del mercato: le controparti centrali24 Dicembre 2015
  72. 72Il nuovo lavoratore dell’EZ: precario e qualificato (ma non in Germania)28 Dicembre 2015
  73. 73La domanda debole frena gli investimenti europei11 Gennaio 2016
  74. 74Il capitalismo morirà di vecchiaia12 Gennaio 2016
  75. 75Le metamorfosi dell’economia: Il Capitale vivente13 Gennaio 2016
  76. 76Il QE “regala” al Tesoro Usa oltre 580 miliardi14 Gennaio 2016
  77. 77Gli Usa preparano il Fmi alla crisi degli emergenti15 Gennaio 2016
  78. 78L’irresistibile (e inutile) avanzata del panzer tedesco18 Gennaio 2016
  79. 79L’inquietante (in)stabilità del mattone: crollano i proprietari19 Gennaio 2016
  80. 80Le metamorfosi dell’economia: Il Totem della disuguaglianza20 Gennaio 2016
  81. 81I petrolieri (Usa) e le banche (arabe) iniziano a farsi male21 Gennaio 2016
  82. 82Il mondo ha 877 miliardi di problemi con la Cina22 Gennaio 2016
  83. 83I soldi facili distruggono la crescita25 Gennaio 2016
  84. 84I pensionati pubblici italiani e i tormenti della previdenza26 Gennaio 2016
  85. 85Le metamorfosi dell’economia: Il travisamento del lavoro27 Gennaio 2016
  86. 86La scomparsa dei petrolieri fra i creditori internazionali28 Gennaio 2016
  87. 87Ecco quanto pesa il rischio BRICS sulla crescita globale29 Gennaio 2016
  88. 88L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: Le quattro D dell’apocalisse1 Febbraio 2016
  89. 89Ritorno in grande stile per le cartolarizzazioni Usa2 Febbraio 2016
  90. 90Le metamorfosi dell’economia: la scomparsa della disoccupazione3 Febbraio 2016
  91. 91I crediti bancari italiani (e le banche) continueranno a soffrire4 Febbraio 2016
  92. 92Il calo del petrolio salva (per ora) i conti commerciali italiani5 Febbraio 2016
  93. 93L’instabile liquidità del mercato dei bond8 Febbraio 2016
  94. 94Scompaiono gli investimenti pubblici e i risparmi europei emigrano9 Febbraio 2016
  95. 95Le metamorfosi dell’economia: Lo Stato prenditore10 Febbraio 2016
  96. 96Il “gufo” di Basilea nel nido del cuculo11 Febbraio 2016
  97. 97L’Occidente è finito nella trappola giapponese12 Febbraio 2016
  98. 98Il mondo galleggia sopra un mare di dollari inutili (e gli piace)15 Febbraio 2016
  99. 99Allegria: il mattone italiano crescerà dello zero virgola16 Febbraio 2016
  100. 100Le metamorfosi dell’economia: Le seduzioni del mercato17 Febbraio 2016
  101. 101L’imbattibile bad bank degli Usa: il governo18 Febbraio 2016
  102. 102La miccia corta della Fed innesca la bomba della borsa19 Febbraio 2016
  103. 103L’ultima tentazione dell’Ocse: gli investimenti pubblici22 Febbraio 2016
  104. 104I banchieri inglesi “vedono” il bluff di Brexit23 Febbraio 2016
  105. 105Le metamorfosi dell’economia: L’oligopolio dei monopolisti24 Febbraio 2016
  106. 106Si prepara la prossima socializzazione delle perdite25 Febbraio 2016
  107. 107Il Fmi tira la giacchetta alla Germania (e agli Usa)26 Febbraio 2016
  108. 108Il QE prosciuga le riserve valutarie degli emergenti29 Febbraio 2016
  109. 109I nuovi subprime Usa: gli studenti1 Marzo 2016
  110. 110Le metamorfosi dell’economia: La fine dell’Egonomia2 Marzo 2016
  111. 111I giovani inglesi tornano a vivere con mamma e papà3 Marzo 2016
  112. 112Le onde del listino rafforzano il destino del bail in4 Marzo 2016
  113. 113La bomba a tempo del debito pubblico Usa7 Marzo 2016
  114. 114Le tre mine vaganti sulla strada della crescita8 Marzo 2016
  115. 115Le metamorfosi dell’economia: Economia 2.09 Marzo 2016
  116. 116L’ascesa secolare del debito privato10 Marzo 2016
  117. 117Bitcoin for dummies: Quel che bisognerebbe sapere sulle blockchain11 Marzo 2016
  118. 118Verità nascoste nelle previsioni (e nelle decisioni) della Bce14 Marzo 2016
  119. 119Non ci resta che la politica monetaria: parola di Bce15 Marzo 2016
  120. 120Le metamorfosi dell’economia: Nella testa del Golem16 Marzo 2016
  121. 121L’economia ai tempi dello ZLB: Ecco chi paga il conto dei tassi negativi17 Marzo 2016
  122. 122Bitcoin for dummies: C’è Bitcoin e bitcoin18 Marzo 2016
  123. 123Ue, 43 miliardi di fondi per l’Italia. Se riusciamo a spenderli21 Marzo 2016
  124. 124L’altra faccia delle sofferenze bancarie italiane: i debiti delle imprese22 Marzo 2016
  125. 125Le metamorfosi dell’economia: Il capitale asociale23 Marzo 2016
  126. 126Le sofferenze nascoste delle banche italiane: quelle fiscali24 Marzo 2016
  127. 127Bitcoin for dummies: la sfida di Satoshi25 Marzo 2016
  128. 128Usa e Giappone si “mangiano” il 58% del nuovo debito 201628 Marzo 2016
  129. 129Le imprese americane ora si indebitano in euro29 Marzo 2016
  130. 130Le metamorfosi dell’economia: Il capitale sociale30 Marzo 2016
  131. 131L’altro lato oscuro del QE: la concentrazione della ricchezza31 Marzo 2016
  132. 132Bitcoin for dummies: il fantasma dell’oro1 Aprile 2016
  133. 133In Germania aumentano la ricchezza e la diseguaglianza4 Aprile 2016
  134. 134I nuovi poveri d’inizio XXI secolo: i giovani5 Aprile 2016
  135. 135Le metamorfosi dell’economia: Il nuovo valore del lavoro6 Aprile 2016
  136. 136Il Fmi si candida a salvare il mondo7 Aprile 2016
  137. 137Bitcoin for dummies: i nuovi minatori8 Aprile 2016
  138. 138La Buba smitizza gli effetti della deflazione salariale tedesca11 Aprile 2016
  139. 139L’odissea economica dei Millennials USA12 Aprile 2016
  140. 140Le metamorfosi dell’economia: La riconciliazione di ozio e negozio13 Aprile 2016
  141. 141La buona salute dell’Ue dipende dagli Usa non dalla Cina14 Aprile 2016
  142. 142Bitcoin for dummies: l’eliminazione delle banche15 Aprile 2016
  143. 143L’economia ai tempi dello ZLB: La Bce fa aumentare il credito. In Svezia18 Aprile 2016
  144. 144La finanza europea agisce nell’Ombra19 Aprile 2016
  145. 145Le metamorfosi dell’economia: La democratizzazione dell’ozio20 Aprile 2016
  146. 146Si prepara l’Internazionale delle tasse21 Aprile 2016
  147. 147Bitcoin for dummies: I nuovi capitalisti22 Aprile 2016
  148. 148La battaglia inosservata che cambierà banche e stati25 Aprile 2016
  149. 149Il costo salato del divorzio fra banche e titoli di stato26 Aprile 2016
  150. 150Le metamorfosi dell’economia: Dal denaro al potere di scambio27 Aprile 2016
  151. 151La liberalizzazione dei capitali procede sotto il mare28 Aprile 2016
  152. 152Bitcoin for dummies: Nelle spire della blockchain29 Aprile 2016
  153. 153Abbuffata di dividendi dalle banche europee (e italiane)2 Maggio 2016
  154. 154Le banche cinesi hanno (almeno) 1,3 trilioni di crediti a rischio3 Maggio 2016
  155. 155Le metamorfosi dell’economia: Fra i due litiganti, il terzo settore4 Maggio 2016
  156. 156Il ragno di Undernet sul mercato dei cambi5 Maggio 2016
  157. 157Bitcoin for dummies: Il geroglifico della criptovaluta6 Maggio 2016
  158. 158I tormenti degli anziani tedeschi (e i nostri)9 Maggio 2016
  159. 159Le famiglie italiane hanno 400 miliardi a rischio bail in10 Maggio 2016
  160. 160Le metamorfosi dell’economia: Pesce piccolo mangia (con) pesce grande11 Maggio 2016
  161. 161Le rotaie della globalizzazione finanziaria12 Maggio 2016
  162. 162Bitcoin for dummies: La realtà della moneta virtuale13 Maggio 2016
  163. 163La Bis e i predatori dell’ancora perduta16 Maggio 2016
  164. 164L’economia ai tempi dello ZLB: Il salasso miliardario dei risparmiatori17 Maggio 2016
  165. 165Le metamorfosi dell’economia: La convertibilità del tempo18 Maggio 2016
  166. 166Nel cuore di Undernet: I padroni delle nuove ferrovie19 Maggio 2016
  167. 167Bitcoin for dummies: Dalla blockchain alla DLT20 Maggio 2016
  168. 168La scomparsa del credito dalle economie emergenti23 Maggio 2016
  169. 169L’Italia scopre la Questione settentrionale24 Maggio 2016
  170. 170Le metamorfosi dell’economia: Il lavoro di cittadinanza25 Maggio 2016
  171. 171Nel cuore di Undernet: l’arrivo degli squali26 Maggio 2016
  172. 172Bitcoin for dummies: Le mani dei governi sulla DLT27 Maggio 2016
  173. 173I conti di Bankitalia sui crediti deteriorati30 Maggio 2016
  174. 174La crisi congela i salari nell’eurozona31 Maggio 2016
  175. 175Le metamorfosi dell’economia: Il pensionamento della pensione1 Giugno 2016
  176. 176Caccia al tesoro dei fondi pensione e delle assicurazioni2 Giugno 2016
  177. 177Bitcoin for dummies: Le banche fiutano l’affare3 Giugno 2016
  178. 178I risparmi europei finiscono sempre più all’estero6 Giugno 2016
  179. 179Il mondo sull’abisso del New Normal economico7 Giugno 2016
  180. 180Le metamorfosi dell’economia: Un nuovo benessere8 Giugno 2016
  181. 181Il risparmio previdenziale europeo servirà a farci somigliare agli Usa9 Giugno 2016
  182. 182Bitcoin for dummies: Il dilemma delle banche centrali10 Giugno 2016
  183. 183I successi del QE: I debiti americani tornano al livello del 200813 Giugno 2016
  184. 184Il vento della crisi riporta gli Emergenti agli anni ’9014 Giugno 2016
  185. 185Le metamorfosi dell’economia: Ringraziamenti15 Giugno 2016
  186. 186L’Ocse avvisa l’UK: Brexit costerà tre punti di Pil16 Giugno 2016
  187. 187Cari lettori, è il momento di decidere16 Giugno 2016
  188. 188Bitcoin for dummies: L’abbraccio totalitario della Blockchain17 Giugno 2016
  189. 189Le illusioni perdute dei giovani americani20 Giugno 2016
  190. 190La migrazione dai poveri ai ricchi degli investimenti esteri21 Giugno 2016
  191. 191Il risparmio italiano paga il conto del QE europeo22 Giugno 2016
  192. 192La retromarcia del commercio internazionale23 Giugno 2016
  193. 193Contrordine: il petrolio low cost danneggia l’economia27 Giugno 2016
  194. 194Come sono cambiati i creditori dello stato italiano28 Giugno 2016
  195. 195La moneta cinese diventa fuorimoda29 Giugno 2016
  196. 196Cosa ci insegna la storia del mattone italiano dal 192730 Giugno 2016
  197. 197Quel che bisogna sapere sui bilanci delle banche centrali1 Luglio 2016
  198. 198Tesoretto da 30 miliardi per l’Italia grazie al QE4 Luglio 2016
  199. 199Il balletto misterioso dei tassi che preannuncia bufera5 Luglio 2016
  200. 200Il superdollaro e i nuovi subprime globali6 Luglio 2016
  201. 201Il debito “magico” delle banche centrali7 Luglio 2016
  202. 202Rivalutazione Bankitalia, due conti facili su chi ha guadagnato8 Luglio 2016
  203. 203Il mondo alle prese con la Triade del rischio11 Luglio 2016
  204. 204L’aumento delle vendite non frena il calo del mattone italiano12 Luglio 2016
  205. 205Il mito sfatato della stagnazione secolare13 Luglio 2016
  206. 206I crediti “invisibili” della Banca centrale14 Luglio 2016
  207. 207Più degli shock, sono gli stock che dovrebbero spaventarci15 Luglio 2016
  208. 208Il bail in rischia di costare 30 miliardi ai risparmiatori italiani18 Luglio 2016
  209. 209Un tesoro da sette trilioni nascosto nei paradisi fiscali19 Luglio 2016
  210. 210I controlli sui capitali tornano di moda20 Luglio 2016
  211. 211La socializzazione dei profitti delle banche centrali21 Luglio 2016
  212. 212La sparizione secolare della classe media22 Luglio 2016
  213. 213Comprarsi l’auto ai tempi del QE25 Luglio 2016
  214. 214Il sinistro scricchiolio del mattone inglese26 Luglio 2016
  215. 215La guerra fredda dello shale oil27 Luglio 2016
  216. 216Cosa ci racconta il bilancio di Bankitalia28 Luglio 2016
  217. 217La fine (illusoria) della globalizzazione29 Luglio 2016
  218. 218On line Bad equilibrium, il freebook con tutta la quarta stagione1 Agosto 2016 · Appendice estiva
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