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Stagione IV · Bad equilibrium
Il diario della stagione27 Gennaio 2016

Articolo 85 / 218

Le metamorfosi dell’economia: Il travisamento del lavoro



Cos’è il lavoro, mi chiedo, mentre sfoglio analisi preoccupate sull’evoluzione di questa peculiare espressione dell’agire umano, che ipotizzano un mondo segnato da una crescente disoccupazione tecnologica. Poiché ho imparato che le domande semplici nascondono sovente vicende complesse, ho deciso di cercare una risposta saggiando quella comune, che vado a ripescarmi nel volume dedicato all’economia dall’enciclopedia universale Garzanti aggiornato a una decina di anni fa. Mi sembra il modo più semplice per comprendere come la vulgata definisca il lavoro.

Qui leggo che il lavoro è “attività umana volta alla trasformazione e all’adattamento delle risorse naturali, allo scopo di produrre beni e servizi che soddisfino bisogni individuali e collettivi”. “Oltre a presupporre un’interazione fra uomo e natura, l’attività lavorativa è per eccellenza sociale: essa, cioè, mette normalmente l’uomo che la esegue in rapporto con altri uomini (..)le modalità di prestazione del lavoro e della sua remunerazione hanno caratterizzato le grandi fasi dello sviluppo sociale ed economico (..) la moderna organizzazione capitalistica della produzione comprende un mercato del lavoro ed elaborati meccanismi di determinazione dei salari (..) che assegnano un ruolo alle organizzazioni sindacali”.

Quindi il lavoro ha a che fare con la produzione di qualcosa e presuppone una interazione a livello individuale con la natura e a livello sociale con un altro soggetto, che nel tempo moderno ha generato un mercato e una burocrazia. In sostanza, quando andiamo a lavorare svolgiamo un’attività per qualcuno che ce l’ha commissionata e in cambio della quale riceviamo una retribuzione più o meno istituzionalizzata. Al di fuori di questo schema ormai consolidato non esiste lavoro. Chi non partecipa a questo schema è disoccupato.

Fin qui siamo nella conoscenza comune. Che però solleva nuove questioni. Se il lavoro è “attività umana volta alla trasformazione e all’adattamento delle risorse naturali, allo scopo di produrre beni e servizi che soddisfino bisogni individuali e collettivi”, ciò vorrebbe dire che il lavoro, con tutto ciò che ne consegue, è sempre esistito. La storia invece ci dice che non è così. Ossia, l’uomo ha sempre svolto attività al fine di soddisfare bisogni, ma queste attività sono diventate un lavoro, nel senso per noi comune, solo da pochi secoli. Basterebbe rileggere anche solo La Grande Trasformazione di Polanyi per ricordarlo.

L’importanza del lavoro risalta con piena evidenza nell’opera di Adam Smith, che nel libro primo, al capitolo V, della Ricchezza delle nazioni scrisse che “uno è ricco o povero secondo la quantità di lavoro di cui può disporre o che è in grado di acquistare (..) il valore di ogni merce è dunque uguale alla quantità di lavoro che le consente di avere a disposizione. Il lavoro è quindi la misura reale del valore di scambio di tutte le merci”. Riecheggiando così ciò che aveva scritto qualche tempo prima un altro filosofo, David Hume, nel suo trattato Of commerce: “Tutto al mondo è acquistato col lavoro”. Sempre Smith, nel libro secondo al capitolo terzo inaugurò la celebre distinzione fra lavoro produttivo e improduttivo che per secoli ha dato lavoro agli economisti e ancora oggi segna il nostro dibattito pubblico, collegando il primo all’agricoltura e all’industria e il secondo sostanzialmente ai servizi.

Senonché, le affermazioni di Smith sono quantomeno di seconda mano, se non di terza o quarta. La radice della teoria del lavoro come costituente del valore, infatti risale almeno a un secolo prima. Il primo a “valorizzare” il lavoro, nella sua capacità di trasformare la natura e quindi creare reddito rendendola più di ciò che è fu probabilmente William Petty, l’inventore dell’aritmetica politica. Ma fu un altro filosofo ancora che formulò il principio del valore del lavoro. Un filosofo che ha avuto una notevole quanto misconosciuta influenza sullo sviluppo dell’economia politica sebbene solo di rado venga considerato un economista: John Locke.

Locke parlò ampiamente dell’importanza del lavoro non perché fosse interessato alla costruzione di una teoria del valore, ma perché cercava un fondamento per l’autentico caposaldo della nascente economia capitalista: la proprietà privata. Locke sta alla proprietà privata come Cartesio sta alla metafisica del soggetto. Quest’ultimo dedusse l’Io dal Cogito ergo sum. Locke dedusse la proprietà privata (mIo) dall’Io.

Nel suo Secondo Trattato sul governo, pubblicato anonimo nel 1690, Locke scrisse che “Dio ha dato la terra ai figli degli uomini, l’ha data in comune a tutta l’umanità”, quindi nessuno potrebbe o dovrebbe rivendicarne i frutti. E tuttavia tale principio “divino” deve essere contemperato con un altro principio di altrettanto peso: “Ciascuno ha tuttavia la proprietà della sua persona: su questa nessuno ha diritto alcuno all’infuori di lui”. E’ evidente la derivazione cartesiana.

Il combinato disposto fra i due principi, conduce alla conclusione che “il lavoro del suo corpo e l’opera delle sue mani, possiamo dire, sono propriamente suoi”. Quindi l’essere proprietari di sé conduce alla proprietà di ciò che da sé si produce. “Qualunque cosa dunque egli tolga dallo stato in cui natura l’ha creata e lasciata, a essa incorpora il suo lavoro e vi intesse qualcosa che gli appartiene, e con ciò se l’appropria, tale lavoro essendo infatti indiscutibile proprietà del lavoratore, nessun altro che lui può aver diritto a ciò cui esso è stato incorporato”. In sostanza, il passaggio dal comunismo originario all’individualismo proprietario è una conseguenza del lavoro dell’uomo. E ciò spiega perché si arrivò fatalmente alle teorie di Smith e, più tardi, a quelle di Marx che, rimuovendo l’individualismo proprietario altro non ambiva che tornare al comunismo originario per il tramite dello stato, ossia l’Unico Proprietario che sostituisce Dio nel dispensare i suoi beni comuni. Non a caso la teoria del valore/lavoro è tanto centrale in Marx.

Il lavoro perciò è stato lo strumento filosofico sul quale è stato costruito il principio della proprietà privata. E questo è stato il suo primo travisamento. Se è ovvio che tutto ciò che io compio proviene da me, ciò non implica che tutto ciò che da me proviene sia di mia proprietà. Sennò dovremmo essere proprietari dei nostri figli, per fare un esempio. O di qualunque cosa sulla quale apportiamo un cambiamento, il che oltre ad essere assurdo è anche impossibile. E’ chiaro che Locke aveva uno scopo politico, quando scrisse il Trattato, che qui non serve rilevare. Basterà osservare che col suo scritto interpretava uno spirito emergente nel suo tempo, quello che sosteneva la nascente classe dei nuovi proprietari. Non a caso il ragionamento sul lavoro è inserito in un trattato di politica.

Il secondo travisamento è visibile già nella definizione della nostra garzantina, che dopo questa pur breve ricognizione ha assunto ben altro spessore, laddove afferma che il lavoro deve “produrre beni e servizi che soddisfino bisogni individuali e collettivi”. Il collegamento del lavoro all’attività produttiva è il fondamento della sua organizzazione nel sistema datore di lavoro-lavoratore che siamo abituati a frequentare.

Il problema di questo travisamento non è che sia fonte d’errore, ma che sia incompleto. Definire lavoro solo ciò che produce sostanzialmente reddito taglia fuori dalla categoria del lavoro una parte rilevante delle attività umane che producono un beneficio che la categoria del reddito non riesce a catturare. E questo scritto ne è la prova evidente. Ciò che io scrivo soddisfa sicuramente un bisogno, almeno il mio e forse di qualcuno di voi, e produce sicuramente qualcosa: delle parole e, spero un po’ di conoscenza. Quindi stando alla mia garzantina starei lavorando. Ma ciò che io produco non esprime alcun valore di scambio: nessuno mi dà, nel senso definito da Smith, in cambio altro lavoro sotto la forma di altri beni. Rimane il fatto che questa attività è spiccatamente sociale, come vuole l’enciclopedia, mentre rimane insoddisfatto l’altro requisito fondamentale del lavoro come lo intendiamo: la remunerazione.

Su questo punto, che poi è il punto centrale sul quale si è costruito il conflitto sociale negli  ultimi trecento anni, purtroppo i classici hanno poco da dirci, com’è normale che sia: ai loro tempi, come d’altronde ai nostri, era del tutto ovvio collegare un lavoro a una retribuzione, e aspettarsi che la relazione si svolgesse fra due soggetti necessariamente antagonisti: il lavoratore e il datore di lavoro, originando quel conflitto fra lavoro e capitale che ha segnato la storia dell’economia. Da una parte il lavoratore che, evocando Locke e i tantissimi dopo di lui, rivendicava la proprietà di ciò che aveva prodotto. Dall’altra il capitalista che, evocando anche lui Locke, in quanto titolare del capitale, ossia di ciò che primariamente aveva creato col suo lavoro, rivendicava una quota del prodotto di tale lavoro. Per questo l’economia è diventata una lotta fra individui proprietari che si contendono fette di ricchezza. Una guerra costante. Il che sicuramente è un fatto reale. Ma non è tutta la realtà.

Se volessimo riportare il lavoro al suo significato più profondo, dovremmo dire che è lavoro tutto ciò di utile che qualcuno fa per qualcun altro, visto che è la relazione, e non la remunerazione, che connota questa attività. O almeno dovrebbe. In un suo vecchio libro, L’invenzione dell’economia, Serge Latouche ricorda che ai tempi dei romani era uso fra i ceti altolocati svolgere attività liberali, l’avvocatura o la medicina, senza per questo chiedere una remunerazione, che sarebbe stata ritenuta cosa disdicevole. Lo facevano per passatempo, diremmo noi oggi. Ma è evidente che non è così. Per quelle persone lavorare, quindi spendere il loro tempo per gli altri, ossia la risorsa più preziosa, era considerato un dovere sociale, oltre che un piacere personale. Un po’ come è per me scrivere queste cose.

Ciò che dovremmo proporci quindi, è recuperare lo spirito del dovere sociale del lavoro, ossia la consapevolezza che, vivendo in società, occorre fare qualcosa per gli altri, e scavalcare il problema della retribuzione allargando lo schema che siamo abituati a frequentare. Trasformare il dualismo datore di lavoro-lavoratore, che è solo una delle modalità in cui il lavoro si può esprimere, in una relazione più complessa che consenta di separare la prestazione dalla retribuzione.

Detto in parole povere: il lavoro, così come lo abbiamo definito, deve essere retribuito con un qualche potere d’acquisto, perché solo così chi lo esprime può vivere. Ma non è detto che debba essere retribuito da chi comanda il lavoro, per usare la terminologia di Smith, o da chi ne beneficia. Ciò parrà astratto, ma in realtà è molto concreto.

Facciamo qualche esempio. Se io vendo otto ore al giorno del mio tempo a un’impresa che produce barattoli e che mi paga per attaccarvi sopra etichette, il mio salario pagherà il mio tempo e l’impresa sarà proprietaria dei barattoli etichettati. Quindi io faccio qualcosa per un imprenditore che in cambio mi dà del denaro. La narrazione di Locke e dei trecento anni dopo si esaurisce in un fatto sindacale di natura contrattuale.

Se io vendo otto ore al giorno del mio tempo per insegnare a scuola, il beneficiario della mia attività – lo studente – non è lo stesso che mi paga lo stipendio. E questo spiega bene la differenza fra la produzione di un bene per un privato e quella di un servizio pubblico per lo stato. Entrambi oggi (ieri non era così) hanno diritto di cittadinanza nel nostro tempo. Quindi è evidente che il concetto di lavoro con l’invenzione dei servizi pubblici si è evoluto dalla visione smithiana.

Quel che dobbiamo chiederci è se, oltre a queste due, esista un’altra modalità di lavoro che si può immaginare conduca ancora più avanti lo schema già inaugurato dai servizi pubblici. Dove quindi la separazione fra soggetti della prestazione ed erogatore della remunerazione sia ancora più divaricata. Se io passo il mio tempo ad aiutare le vecchiette ad attraversare la strada, farò del bene a un sacco di persone ma nessuno mi pagherà alcunché. Eppure pochi dubiterebbero che faccio un’attività benemerita. Se io passo le mie giornata a dipingere quadri o a coltivare petunie che regalo ai passanti, attività che i classici avrebbero giudicato forse utili, ma di sicuro improduttive e che nessuno mi ha commissionato, ho diritto a essere chiamato lavoratore, e quindi retribuito, oppure no?

Prima di rispondere a questa domanda dobbiamo farcene altre: che tipo di società vogliamo essere? Quest’epoca straordinaria che siamo chiamati a vivere dovrà essere ricordata come quella in cui le macchine hanno definitivamente distrutto il lavoratore, e quindi il lavoro, o quella in cui finalmente il lavoro riscopre, innovandolo, il suo significato?

Ci hanno ripetuto per decenni che il lavoro è un diritto (dimenticando che è anche un dovere) e che bisogna tendere alla piena occupazione. Ma questo significa che chiunque faccia qualcosa di utile per gli altri ha il diritto di farlo e di essere retribuito, oppure solo che dobbiamo avere un datore di lavoro che compri il nostro tempo? Possiamo immaginare (e sostenere economicamente) una società che remuneri chi compie qualcosa di utile per gli altri mettendo tale principio alla base del suo funzionamento?

Chiedersi che tipo di società vogliamo costruire, oggi che viviamo una straordinaria età dell’abbondanza, come ci ricorda in un libro recente Nicola Costantino (Abbondanza, per tutti) è il primo dovere di ognuno di noi. Abbiamo i mezzi e la possibile di restituire al lavoro la sua dignità e la sua importanza, ossia remunerandolo e ricordando la sua vocazione sociale, quale strumento di realizzazione personale e bene comune. Il problema è che dobbiamo evolvere il nostro paradigma economico e ampliare il concetto di lavoro che siamo abituati a frequentare. Esattamente come fece Locke più di trecento anni fa. Trecento anni dovrebbero essere un tempo sufficiente per pensare di cambiare.

Non è poi così difficile immaginare come.

(10/segue)

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Stagione IV

Indice del volume

218 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1La ricerca dell’equilibrio diventa pratica d’equilibrismo17 Settembre 2015
  2. 2All’origine del bad equilibrium: l’invenzione della reflazione18 Settembre 2015
  3. 3L’emersione degli Emergenti diventa un emergenza21 Settembre 2015
  4. 4La Grecia è entrata prima dell’Italia nell’euro 3.022 Settembre 2015
  5. 5All’origine del bad equilibrium: il ciclo(ne) finanziario23 Settembre 2015
  6. 6La crescita del costo del lavoro non frena il boom tedesco24 Settembre 2015
  7. 7Il bicchiere mezzo pieno (di ketchup) del governatore giapponese25 Settembre 2015
  8. 8La frammentazione del mattone europeo28 Settembre 2015
  9. 9Il ritorno del dollaro cinese29 Settembre 2015
  10. 10All’origine del bad equilibrium: le avversità della demografia30 Settembre 2015
  11. 11Le banche centrali “divergenti” scatenano il carry trade totale1 Ottobre 2015
  12. 12Gli economisti trovano l’elisir di giovinezza2 Ottobre 2015
  13. 13Le banche tedesche fra l’incudine della Fed e il martello della Bce5 Ottobre 2015
  14. 14L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: l’eterno ritorno di Say6 Ottobre 2015
  15. 15I rischi delle assicurazioni inglesi (e delle altre)7 Ottobre 2015
  16. 16Il calo delle commodity affossa gli Emergenti8 Ottobre 2015
  17. 17La liquidità internazionale diventa gassosa9 Ottobre 2015
  18. 18All’origine del bad equilibrium: il mito della Produzione12 Ottobre 2015
  19. 19L’alba di Skynet sui mercati finanziari13 Ottobre 2015
  20. 20L’alba di Skynet sui mercati finanziari: caccia alla balena bianca14 Ottobre 2015
  21. 21L’alba di Skynet sui mercati finanziari: i nuovi Terminator15 Ottobre 2015
  22. 22L’alba di Skynet sui mercati finanziari: l’uomo (economico) dietro (e dentro) il computer16 Ottobre 2015
  23. 23Le sofferenze europee che paralizzano il credito19 Ottobre 2015
  24. 24Sei milioni di salari inglesi sono sotto la soglia di sussistenza20 Ottobre 2015
  25. 25Il circolo vizioso che soffoca l’eurozona21 Ottobre 2015
  26. 26Il tramonto italiano del welfare familiare22 Ottobre 2015
  27. 27Se le borse cadono è colpa della pioggia23 Ottobre 2015
  28. 28L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: l’erosione delle banche26 Ottobre 2015
  29. 29L’abbuffata di debiti che ha affamato gli inglesi27 Ottobre 2015
  30. 30Il mercato dei bond Usa inizia a far paura28 Ottobre 2015
  31. 31Il girotondo di dollari che ha condotto alla crisi29 Ottobre 2015
  32. 32La guerra commerciale nascosta nel crollo del petrolio30 Ottobre 2015
  33. 33Il QE di Draghi porterà un punto di Pil in più in due anni per l’EZ2 Novembre 2015
  34. 34A volte ritornano: i debiti commerciali del governo italiano al livello del 20083 Novembre 2015
  35. 35La moria silenziosa delle banche europee4 Novembre 2015
  36. 36L’irresistibile crescita dello shadow banking europeo5 Novembre 2015
  37. 37Nella ricca Germania uno su cinque è a rischio povertà6 Novembre 2015
  38. 38Il conto del QE europeo lo pagano le banche dei paesi forti9 Novembre 2015
  39. 39Il commercio dell’eurozona e la sindrome cinese10 Novembre 2015
  40. 40Le metamorfosi dell’economia11 Novembre 2015
  41. 41L’unione bancaria non frena la frammentazione del credito nell’EZ12 Novembre 2015
  42. 42Italia fanalino di coda dell’EZ per reddito e consumi13 Novembre 2015
  43. 43L’evoluzione del QE: monetizzare i debiti16 Novembre 2015
  44. 44Evoluzioni del QE: La monetizzazione del Giappone17 Novembre 2015
  45. 45Le metamorfosi dell’economia: la nuova ricchezza18 Novembre 2015
  46. 46Arriva il ministero ombra delle finanze europee19 Novembre 2015
  47. 47Il New World che ci aspetta dietro l’angolo20 Novembre 2015
  48. 48Cresce la montagna di ricchezza dello Shadow Banking23 Novembre 2015
  49. 49L’effimera salute dei fondi pensione24 Novembre 2015
  50. 50Le metamorfosi dell’economia: Il valore delle idee25 Novembre 2015
  51. 51L’Europa mette in comune i debiti. Delle banche26 Novembre 2015
  52. 52Nel mondo misterioso delle dark pools27 Novembre 2015
  53. 53Il Fmi promuove il QE e boccia la svalutazione dei salari30 Novembre 2015
  54. 54L’età e la casa fanno la differenza nel reddito degli italiani1 Dicembre 2015
  55. 55Le metamorfosi dell’economia: la guerra del copyright2 Dicembre 2015
  56. 56I timori degli Emergenti per le politiche divergenti3 Dicembre 2015
  57. 57Gli anziani sono la cassaforte degli italiani4 Dicembre 2015
  58. 58Il bonus Renzi finisce alle famiglie più ricche7 Dicembre 2015
  59. 59Il mattone riparte. In Irlanda8 Dicembre 2015
  60. 60Le metamorfosi dell’economia: le sovversioni della gratuità9 Dicembre 2015
  61. 61I cittadini pagano più tasse, le imprese di meno10 Dicembre 2015
  62. 62Le cronache italiane confermano che il rischio maggiore per l’EZ arriva dalle banche11 Dicembre 2015
  63. 63La fragile calma dei mercati internazionali14 Dicembre 2015
  64. 64Il crepuscolo del capitalismo: l’età dell’acciaio15 Dicembre 2015
  65. 65Le metamorfosi dell’economia: la trasmutazione del denaro16 Dicembre 2015
  66. 66The day after (Fed): conto da dieci trilioni per i debitori in dollari17 Dicembre 2015
  67. 67Lo sterminio bancario provocato dagli immobiliaristi18 Dicembre 2015
  68. 68Il declino secolare del saggio d’interesse21 Dicembre 2015
  69. 69Nell’EZ arriva anche il ministero ombra dell’industria22 Dicembre 2015
  70. 70Le metamorfosi dell’economia: Il tasso di disinteresse23 Dicembre 2015
  71. 71I nuovi dinosauri del mercato: le controparti centrali24 Dicembre 2015
  72. 72Il nuovo lavoratore dell’EZ: precario e qualificato (ma non in Germania)28 Dicembre 2015
  73. 73La domanda debole frena gli investimenti europei11 Gennaio 2016
  74. 74Il capitalismo morirà di vecchiaia12 Gennaio 2016
  75. 75Le metamorfosi dell’economia: Il Capitale vivente13 Gennaio 2016
  76. 76Il QE “regala” al Tesoro Usa oltre 580 miliardi14 Gennaio 2016
  77. 77Gli Usa preparano il Fmi alla crisi degli emergenti15 Gennaio 2016
  78. 78L’irresistibile (e inutile) avanzata del panzer tedesco18 Gennaio 2016
  79. 79L’inquietante (in)stabilità del mattone: crollano i proprietari19 Gennaio 2016
  80. 80Le metamorfosi dell’economia: Il Totem della disuguaglianza20 Gennaio 2016
  81. 81I petrolieri (Usa) e le banche (arabe) iniziano a farsi male21 Gennaio 2016
  82. 82Il mondo ha 877 miliardi di problemi con la Cina22 Gennaio 2016
  83. 83I soldi facili distruggono la crescita25 Gennaio 2016
  84. 84I pensionati pubblici italiani e i tormenti della previdenza26 Gennaio 2016
  85. 85Le metamorfosi dell’economia: Il travisamento del lavoro27 Gennaio 2016
  86. 86La scomparsa dei petrolieri fra i creditori internazionali28 Gennaio 2016
  87. 87Ecco quanto pesa il rischio BRICS sulla crescita globale29 Gennaio 2016
  88. 88L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: Le quattro D dell’apocalisse1 Febbraio 2016
  89. 89Ritorno in grande stile per le cartolarizzazioni Usa2 Febbraio 2016
  90. 90Le metamorfosi dell’economia: la scomparsa della disoccupazione3 Febbraio 2016
  91. 91I crediti bancari italiani (e le banche) continueranno a soffrire4 Febbraio 2016
  92. 92Il calo del petrolio salva (per ora) i conti commerciali italiani5 Febbraio 2016
  93. 93L’instabile liquidità del mercato dei bond8 Febbraio 2016
  94. 94Scompaiono gli investimenti pubblici e i risparmi europei emigrano9 Febbraio 2016
  95. 95Le metamorfosi dell’economia: Lo Stato prenditore10 Febbraio 2016
  96. 96Il “gufo” di Basilea nel nido del cuculo11 Febbraio 2016
  97. 97L’Occidente è finito nella trappola giapponese12 Febbraio 2016
  98. 98Il mondo galleggia sopra un mare di dollari inutili (e gli piace)15 Febbraio 2016
  99. 99Allegria: il mattone italiano crescerà dello zero virgola16 Febbraio 2016
  100. 100Le metamorfosi dell’economia: Le seduzioni del mercato17 Febbraio 2016
  101. 101L’imbattibile bad bank degli Usa: il governo18 Febbraio 2016
  102. 102La miccia corta della Fed innesca la bomba della borsa19 Febbraio 2016
  103. 103L’ultima tentazione dell’Ocse: gli investimenti pubblici22 Febbraio 2016
  104. 104I banchieri inglesi “vedono” il bluff di Brexit23 Febbraio 2016
  105. 105Le metamorfosi dell’economia: L’oligopolio dei monopolisti24 Febbraio 2016
  106. 106Si prepara la prossima socializzazione delle perdite25 Febbraio 2016
  107. 107Il Fmi tira la giacchetta alla Germania (e agli Usa)26 Febbraio 2016
  108. 108Il QE prosciuga le riserve valutarie degli emergenti29 Febbraio 2016
  109. 109I nuovi subprime Usa: gli studenti1 Marzo 2016
  110. 110Le metamorfosi dell’economia: La fine dell’Egonomia2 Marzo 2016
  111. 111I giovani inglesi tornano a vivere con mamma e papà3 Marzo 2016
  112. 112Le onde del listino rafforzano il destino del bail in4 Marzo 2016
  113. 113La bomba a tempo del debito pubblico Usa7 Marzo 2016
  114. 114Le tre mine vaganti sulla strada della crescita8 Marzo 2016
  115. 115Le metamorfosi dell’economia: Economia 2.09 Marzo 2016
  116. 116L’ascesa secolare del debito privato10 Marzo 2016
  117. 117Bitcoin for dummies: Quel che bisognerebbe sapere sulle blockchain11 Marzo 2016
  118. 118Verità nascoste nelle previsioni (e nelle decisioni) della Bce14 Marzo 2016
  119. 119Non ci resta che la politica monetaria: parola di Bce15 Marzo 2016
  120. 120Le metamorfosi dell’economia: Nella testa del Golem16 Marzo 2016
  121. 121L’economia ai tempi dello ZLB: Ecco chi paga il conto dei tassi negativi17 Marzo 2016
  122. 122Bitcoin for dummies: C’è Bitcoin e bitcoin18 Marzo 2016
  123. 123Ue, 43 miliardi di fondi per l’Italia. Se riusciamo a spenderli21 Marzo 2016
  124. 124L’altra faccia delle sofferenze bancarie italiane: i debiti delle imprese22 Marzo 2016
  125. 125Le metamorfosi dell’economia: Il capitale asociale23 Marzo 2016
  126. 126Le sofferenze nascoste delle banche italiane: quelle fiscali24 Marzo 2016
  127. 127Bitcoin for dummies: la sfida di Satoshi25 Marzo 2016
  128. 128Usa e Giappone si “mangiano” il 58% del nuovo debito 201628 Marzo 2016
  129. 129Le imprese americane ora si indebitano in euro29 Marzo 2016
  130. 130Le metamorfosi dell’economia: Il capitale sociale30 Marzo 2016
  131. 131L’altro lato oscuro del QE: la concentrazione della ricchezza31 Marzo 2016
  132. 132Bitcoin for dummies: il fantasma dell’oro1 Aprile 2016
  133. 133In Germania aumentano la ricchezza e la diseguaglianza4 Aprile 2016
  134. 134I nuovi poveri d’inizio XXI secolo: i giovani5 Aprile 2016
  135. 135Le metamorfosi dell’economia: Il nuovo valore del lavoro6 Aprile 2016
  136. 136Il Fmi si candida a salvare il mondo7 Aprile 2016
  137. 137Bitcoin for dummies: i nuovi minatori8 Aprile 2016
  138. 138La Buba smitizza gli effetti della deflazione salariale tedesca11 Aprile 2016
  139. 139L’odissea economica dei Millennials USA12 Aprile 2016
  140. 140Le metamorfosi dell’economia: La riconciliazione di ozio e negozio13 Aprile 2016
  141. 141La buona salute dell’Ue dipende dagli Usa non dalla Cina14 Aprile 2016
  142. 142Bitcoin for dummies: l’eliminazione delle banche15 Aprile 2016
  143. 143L’economia ai tempi dello ZLB: La Bce fa aumentare il credito. In Svezia18 Aprile 2016
  144. 144La finanza europea agisce nell’Ombra19 Aprile 2016
  145. 145Le metamorfosi dell’economia: La democratizzazione dell’ozio20 Aprile 2016
  146. 146Si prepara l’Internazionale delle tasse21 Aprile 2016
  147. 147Bitcoin for dummies: I nuovi capitalisti22 Aprile 2016
  148. 148La battaglia inosservata che cambierà banche e stati25 Aprile 2016
  149. 149Il costo salato del divorzio fra banche e titoli di stato26 Aprile 2016
  150. 150Le metamorfosi dell’economia: Dal denaro al potere di scambio27 Aprile 2016
  151. 151La liberalizzazione dei capitali procede sotto il mare28 Aprile 2016
  152. 152Bitcoin for dummies: Nelle spire della blockchain29 Aprile 2016
  153. 153Abbuffata di dividendi dalle banche europee (e italiane)2 Maggio 2016
  154. 154Le banche cinesi hanno (almeno) 1,3 trilioni di crediti a rischio3 Maggio 2016
  155. 155Le metamorfosi dell’economia: Fra i due litiganti, il terzo settore4 Maggio 2016
  156. 156Il ragno di Undernet sul mercato dei cambi5 Maggio 2016
  157. 157Bitcoin for dummies: Il geroglifico della criptovaluta6 Maggio 2016
  158. 158I tormenti degli anziani tedeschi (e i nostri)9 Maggio 2016
  159. 159Le famiglie italiane hanno 400 miliardi a rischio bail in10 Maggio 2016
  160. 160Le metamorfosi dell’economia: Pesce piccolo mangia (con) pesce grande11 Maggio 2016
  161. 161Le rotaie della globalizzazione finanziaria12 Maggio 2016
  162. 162Bitcoin for dummies: La realtà della moneta virtuale13 Maggio 2016
  163. 163La Bis e i predatori dell’ancora perduta16 Maggio 2016
  164. 164L’economia ai tempi dello ZLB: Il salasso miliardario dei risparmiatori17 Maggio 2016
  165. 165Le metamorfosi dell’economia: La convertibilità del tempo18 Maggio 2016
  166. 166Nel cuore di Undernet: I padroni delle nuove ferrovie19 Maggio 2016
  167. 167Bitcoin for dummies: Dalla blockchain alla DLT20 Maggio 2016
  168. 168La scomparsa del credito dalle economie emergenti23 Maggio 2016
  169. 169L’Italia scopre la Questione settentrionale24 Maggio 2016
  170. 170Le metamorfosi dell’economia: Il lavoro di cittadinanza25 Maggio 2016
  171. 171Nel cuore di Undernet: l’arrivo degli squali26 Maggio 2016
  172. 172Bitcoin for dummies: Le mani dei governi sulla DLT27 Maggio 2016
  173. 173I conti di Bankitalia sui crediti deteriorati30 Maggio 2016
  174. 174La crisi congela i salari nell’eurozona31 Maggio 2016
  175. 175Le metamorfosi dell’economia: Il pensionamento della pensione1 Giugno 2016
  176. 176Caccia al tesoro dei fondi pensione e delle assicurazioni2 Giugno 2016
  177. 177Bitcoin for dummies: Le banche fiutano l’affare3 Giugno 2016
  178. 178I risparmi europei finiscono sempre più all’estero6 Giugno 2016
  179. 179Il mondo sull’abisso del New Normal economico7 Giugno 2016
  180. 180Le metamorfosi dell’economia: Un nuovo benessere8 Giugno 2016
  181. 181Il risparmio previdenziale europeo servirà a farci somigliare agli Usa9 Giugno 2016
  182. 182Bitcoin for dummies: Il dilemma delle banche centrali10 Giugno 2016
  183. 183I successi del QE: I debiti americani tornano al livello del 200813 Giugno 2016
  184. 184Il vento della crisi riporta gli Emergenti agli anni ’9014 Giugno 2016
  185. 185Le metamorfosi dell’economia: Ringraziamenti15 Giugno 2016
  186. 186L’Ocse avvisa l’UK: Brexit costerà tre punti di Pil16 Giugno 2016
  187. 187Cari lettori, è il momento di decidere16 Giugno 2016
  188. 188Bitcoin for dummies: L’abbraccio totalitario della Blockchain17 Giugno 2016
  189. 189Le illusioni perdute dei giovani americani20 Giugno 2016
  190. 190La migrazione dai poveri ai ricchi degli investimenti esteri21 Giugno 2016
  191. 191Il risparmio italiano paga il conto del QE europeo22 Giugno 2016
  192. 192La retromarcia del commercio internazionale23 Giugno 2016
  193. 193Contrordine: il petrolio low cost danneggia l’economia27 Giugno 2016
  194. 194Come sono cambiati i creditori dello stato italiano28 Giugno 2016
  195. 195La moneta cinese diventa fuorimoda29 Giugno 2016
  196. 196Cosa ci insegna la storia del mattone italiano dal 192730 Giugno 2016
  197. 197Quel che bisogna sapere sui bilanci delle banche centrali1 Luglio 2016
  198. 198Tesoretto da 30 miliardi per l’Italia grazie al QE4 Luglio 2016
  199. 199Il balletto misterioso dei tassi che preannuncia bufera5 Luglio 2016
  200. 200Il superdollaro e i nuovi subprime globali6 Luglio 2016
  201. 201Il debito “magico” delle banche centrali7 Luglio 2016
  202. 202Rivalutazione Bankitalia, due conti facili su chi ha guadagnato8 Luglio 2016
  203. 203Il mondo alle prese con la Triade del rischio11 Luglio 2016
  204. 204L’aumento delle vendite non frena il calo del mattone italiano12 Luglio 2016
  205. 205Il mito sfatato della stagnazione secolare13 Luglio 2016
  206. 206I crediti “invisibili” della Banca centrale14 Luglio 2016
  207. 207Più degli shock, sono gli stock che dovrebbero spaventarci15 Luglio 2016
  208. 208Il bail in rischia di costare 30 miliardi ai risparmiatori italiani18 Luglio 2016
  209. 209Un tesoro da sette trilioni nascosto nei paradisi fiscali19 Luglio 2016
  210. 210I controlli sui capitali tornano di moda20 Luglio 2016
  211. 211La socializzazione dei profitti delle banche centrali21 Luglio 2016
  212. 212La sparizione secolare della classe media22 Luglio 2016
  213. 213Comprarsi l’auto ai tempi del QE25 Luglio 2016
  214. 214Il sinistro scricchiolio del mattone inglese26 Luglio 2016
  215. 215La guerra fredda dello shale oil27 Luglio 2016
  216. 216Cosa ci racconta il bilancio di Bankitalia28 Luglio 2016
  217. 217La fine (illusoria) della globalizzazione29 Luglio 2016
  218. 218On line Bad equilibrium, il freebook con tutta la quarta stagione1 Agosto 2016 · Appendice estiva
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