Lavoro. E’ qui la festa?


Mi succede che come ogni anno ricevo nella buca delle lettere, di solito affollata di bollette o pubblicità, un pregevole cartoncino d’invito dove c’è scritto: La S.V. è invitata alla Grande Festa del Lavoro che si svolgerà il prossimo primo Maggio. Augurandole buona festa, la salutiamo cordialmente.

E basta.

Niente mittente. Niente specifiche.

E così, come ogni anno, mi chiedo: ma dov’è la festa?

Corro a casa a vedere i telegiornali e mi arriva la notizia di un concerto intitolato al primo maggio. Ma che c’entra un concerto col lavoro? C’entra con la festa, di sicuro, ma il lavoro? A meno che non si riferisca a quello degli attrezzisti, che hanno montano il palco, o a quelli che vi sgambetteranno sopra, io di lavoro qui non ci vedo neanche l’ombra. Ci vedo solo la sua controparte: l’ozio più o meno festoso.

Mi chiedo se celebrare il lavoro con l’ozio non sia uno squisito paradosso.

Prima di rispondermi mi passa davanti la notizia  di non so quale corteo durante il quale non so chi sfilerà per il lavoro.

Ne deduco, per mia somma insipienza, che debba essere lì la festa. Ma poi sento facce tristi che parlano di emergenza, crisi, disoccupazione, tragedie umane. Un terribile mortorio sembra, altro che una festa.

Capisco di essere vittima di un fraitendimento. Il corteo di sicuro servirà al lavoro, ma non c’entra niente con la festa.

Riepilogo confuso, mentre m’inizia una lieve emicrania. Da una parte la festa senza lavoro, dall’altra il lavoro senza festa.

Giro e rigiro il cartoncino, ma quello, reticente, nega l’informazione. Mi chiedo chi lo abbia spedito.

Intanto sul cellulare cominciano ad arrivarmi messaggi di auguri: buona festa del lavoro. Auguri, lavoratore! Tanti auguri.

Allora mi sorge il sospetto che lo scopo della festa del lavoro sia augurarsi di averne sempre uno, di lavoro, che di questi tempi è cosa sacrosanta.

Ma se così fosse non dovrebbe chiamarsi festa del lavoro: dovrebbe essere la festa dell’impiego.

Poiché non ne vengo a capo, decido di fare come fanno tutti: invece di festeggiare il lavoro mi godo il giorno di vacanza, e anzi: faccio pure il ponte. Altro che festa: faccio un festone. Non faccio nulla fino a lunedì prossimo.

Poi com’è, come non è, mi accorgo che ho quattro giorni senza lavoro e quindi di tempo per finire quel libro….quello strano… quello che parla proprio del lavoro. C’è addirittura un capitolo che si intitola “L’invenzione del lavoro nell’immaginario sociale”, minacciosamente sociologico all’inizio, però poi….che strano.

Leggendolo mi viene da pensare che il Lavoro che festeggiamo non abbia nulla a che fare con la vacanza. Al contrario: la vacanza serve a celebrarlo come una volta si faceva col dio Sole.

Il Lavoro è un’entità astratta: l’ennesima divinità economica del nostro tempo. Festeggiando la divinità con la vacanza la si onora, proprio come facciamo con Dio la domenica.

Esagero?

Il Lavoro è un’invenzione della modernità, dice il libro, lo strumento grazie al quale si celebra il trionfo dell’economico sull’umano. Della borghesia sull’aristocrazia. Dei moderni sugli antichi.

Scopro addirittura che nel tempo antico “l’occupazione principale del cittadino era la scholé o l’otium. L’a-scholia o il nec-otium, da cui abbiamo derivato il negozio, ossia il commercio, erano attività senza nome, inconfessabili e disprezzabili”.

Hai capito gli antichi: noi festeggiamo con l’ozio una volta l’anno il Lavoro che ci ha imprigionato. Loro festeggiavano tutto l’anno in ozio.

Mi sento sempre più inattuale, mentre continuo a leggere che “il notabile romano occupava il suo tempo libero scegliendo a volte una professione che forse lo assorbiva quanto un lavoratore, ma senza essere un lavoro”, nel senso che non veniva retribuito.

E improvvisamente mi sento meno solo. Non perché appartenga al notabilitato, tutt’altro. Ma perché il primo pensiero che mi è venuto in mente, è stato quello di raccontarvela questa storia, manco fosse questo il mio lavoro. Anche se confesso che preferirei stordirmi in un ozio pieno di rumori o di slogan.

E invece son qui.

A lavorare per niente in cambio.

Mi sento oltre che inattuale pure un po’ fesso. Finché scopro che “l’ideologia del non-lavoro, del tempo libero, della spesa festiva, del dono continuerà ad essere dominante fino all’era industriale”, osserva lo scrittore, che a questo punto mi ha pacificato.

“L’invenzione del lavoro implica gli stessi presupposti dell’economia politica: naturalismo, edonismo e individualismo”.

“Sulla parola lavoro aleggia ancora l’ombra della sua origine: tripaliare. Ossia torturare. Evoca sofferenza, fastidio prostazione e anche umiliazione”.

“La Riforma, soprattutto con Calvino, farà assurgere il riconoscimento del lavoro a valore universale”.

“Locke spiegherà che la sola fonte legittima della proprietà è il lavoro”.

“L’economia tenta di fare del lavoro la misura stessa del valore delle merci”.

“L’articolo 12 della costituzione sovietica del 1936 proclama che chi non lavora non mangia”.

“Diventando un diritto prima ancora che un dovere, per i cittadini il lavoro era essenzialmente la garanzia della “ciotola di riso”, come si diceva in Cina”.

Quindi quando festeggiamo il Lavoro, novella divinità del nostro tempo forgiato dall’economia, festeggiamo questa roba.

Ho preso il cartoncino con l’invito e l’ho guardato con sospetto.

E poi mi sono messo a scrivere.

Sarà mica qui la festa?

 

NB Il libro che ha ispirato questo post festivo è L’invenzione dell’economia, di Serge Latouche. Buona lettura

Annunci

  1. legione del sole

    Salve Maurizio,
    convinti che il lavoro non l’ha inventato Dio, siamo contenti per questa tua ispirazione ed in trepida attesa per il libro in merito a questo argomento. Hai già l’editore?

    Ps: l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro…bla bla bla…Ce ne vuole ci coraggio e faccia tosta per fondare degli stati basati sull’ideologia del lavoro, quando si sa che i ricchi non hanno bisogno di lavorare, ma si adoperano solo per far funzionare tale ideologia, a sostegno dell’economia del profitto e quindi del cittadino produttore e consumatore.
    Buone cose,
    Legsol

    Mi piace

    • Maurizio Sgroi

      salve,
      no, in effetti non l’ho letto e non conosco nemmeno Gorz. cerco sempre di colmare le secche della mia ignoranza, ma come disse un grande comico, i libri sono tanti, io sono uno solo. mi documenterò.
      grazie per il commento e la segnalazione

      Mi piace

  2. Jean-Charles

    Senza sublimazione (direttamente dallo stato solido allo stato gassoso se no ci si nuota affannosamente) produciamo come macchine, senza anima.

    Apriti cella!

    Mi piace

  3. Attualmentesonounostupido

    Buonasera
    mi ha colpito il passo in cui si cita il notabile romano
    Era veramente un’epoca saggia quella . Potevano addirittura permettersi di lavorare senza pretendere un compenso . Non solo i notabili , ovviamente 🙂

    Mi piace

    • Maurizio Sgroi

      salve,
      la saggezza appartiene all’uomo, non alle epoche. sono sicuro che anche lei, come d’altronde faccio io con questo blog, in qualche modo svolge un lavoro per il quale non viene retribuito. E’ una questione di scelte di vita.
      saluti e grazie per l’attenzione

      Mi piace

      • Attualmentesonounostupido

        salve
        non ritengo sia questione di scelte di vita
        ma solo di vita . si può credere che d(on)are sia una scelta , ma non è così.
        prima di tutto dare è un dovere . è un sentimento che viene da dentro , che solo persone con estrema lucidità riescono a focalizzare , nel frastuono di fondo che è la società moderna
        Lei credi di aver scelto di dare senza ricevere nulla in cambio , ma non è così . Lei ha sentito quel richiamo ancestrale che solo una madre che allatta il suo bimbo conosce con tanta nitidezza , od una persona di cultura riversa la sua conoscenza nelle fauci di perfetti sconosciuti
        Non c’è nulla di strano in questo , è la vita , che coopera e non compete , che costruisce principalmente ed in misura esponenzialmente maggiore di distruggere .
        dare è un dovere
        il lavoro è un dovere solo se è un diritto

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.