Cronicario: Non siamo più il paese dello Zeroqualcosa


Proverbio del 14 luglio Se il tuo vicino ti odia, sposta la porta della tua casa

Numero del giorno: 2.278.000.000.000 Debito pubblico italiano a maggio

Splende il sole su di noi, mi viene da pensare mentre leggo il nuovo Bollettino di Bankitalia che racconta le condizioni della nostra economia. E vi dico subito la notizia perché già la sento tambureggiare dovunque: le previsioni di crescita per quest’anno sono state rialzate nientepopòdimenoche dello 0,4%. Dovremmo arrivare all’1,4%. Non siamo più il paese dello Zeroqualcosa, quello che cresce quando ci riesce a spizzichi e bocconi per chiudere l’anno – correva il 2016 – a un risicato +1% di pil in più, che già sembrava una pasqua. Quest’anno e i prossimi cresceremo molto più dell’1%, ma un po’ meno dell’1,5. E alla fine staremo così.

Che in pratica vuol dire un settennio di fatica per guadagnare – forse – più o meno sei punti di Pil.

Dice che uno deve pure essere contento: e vabbé. Però se guardiamo come dovremmo riuscire a compiere questa prodezza, scopriamo un paio di cosette.

L’istogramma bianco, quello invisibile, è quello che pesa e si chiama export. La domanda delle famiglie rimane inchiodata con tendenza al ribasso, mentre gli investimenti, che poi di solito creano occupazione, sono persino visti in calo.

Ma a parte questi dettagli va tutto meravigliosamente. Guardate come cresce la fiducia.

“Famiglie e imprese hanno rivisto al rialzo le aspettative di inflazione”, aggiunge la Banca centrale e per fortuna, visto che oggi abbiamo raggiunto un altro picco di debito pubblico. L’inflazione per debitori come noi è puro ossigeno. Peccato sia ancora inchiodata all’1,2%. Eh ma c’è un motivo: “I rischi al ribasso dell’inflazione potrebbero derivare da dinamica salariale più contenuta di quanto prefigurato”. Cioè gli stipendi crescono meno di quanto dovrebbero. Almeno per quei fortunati che ne hanno uno.

E come no, guardate che spettacolo occupazione e disoccupazione.

Persino i 15-24enni hanno migliorato al 35% la loro disoccupazione.

La morale della storia mi suona chiara in mente come una marcia nuziale. Non siamo più il paese dello Zeroqualcosa. Ora siamo arrivati a uno.

A lunedì.

 

 

 

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