Cronicario: Il Fresh&Clean di Mps è roba da dilettanti di fronte alla bad bank Usa


Proverbio del 16 novembre Chi campa si fa vecchio

Numero del giorno: 100.000.000.000 Emissioni globali di green bond nel 2016

Poiché occuparsi di banche oggi ci espone a ruvide cronache giudiziario-parlamentari, mi è toccato in sorte di prestare orecchio alla deposizione di un pm senese interrogato dall’augusta commissione parlamentare che indaga sulle banche per far luce sui disastri barocchi compiuti da Mps che hanno rovinato in un decennio qualche secolo di onorata storia bancaria.

Da questa disamina horror ritorna agli onori della cronaca la mitica operazione FRESH, che sta per Floating Rate Equity-linked Subordinated Hybrid Preferred Securities, una roba complicatissima e futura fonte di grandi guai per i sottoscrittori il cui succo è semplice: fare entrare soldi freschi nelle casse di Mps, alle prese con la sventurata acquisizione di Antonveneta, senza al contempo affossare gli indicatori di bilancio di Mps.

Senonché venne fuori che Mps aveva firmato alcune lettere che di fatto mantenevano il rischio della sottoscrizione dentro il perimetro della banca senese. In pratica la situazione reale della banca era tutto il contrario dell’apparenza.

Il resto è cronaca ed è inutile tornarci sopra. Anche perché i mezzucci della Rocca decrepita, ormai nazionalizzata, sono davvero roba da dilettanti. Per non avere problemi bancari, che poi si risolvono in enormi seccature politiche, commissioni parlamentari, stillicidi di lacrime e svariati mal di testa, dovremmo prendere di petto il problema e risolverlo alla radice. Imparare da quelli più bravi di noi. Capito di chi parlo?

Quei fenomeni degli Stati Uniti garantiscono esplicitamente o implicitamente più di 25 trilioni di debiti del sistema finanziario, dei quali 14 trilioni sono di banche e casse di risparmio. In pratica fanno prima quello che noi facciamo dopo. Hanno una bad bank imbattibile: il governo.

Poiché competere col governo Usa è impossibile, mi decido a cambiare argomento e vi suggerisco un paio di news che potete usare per fare bella figura all’ora di cena. L’export italiano di settembre, che si conferma buono ma che se andate a vedere il dettaglio nasconde parecchie ombre, a cominciare dalla quota rilevante della nostra bolletta energetica, che potrà solo peggiorare (e con essa il saldo) una volta che il petrolio stabilizzerà le sue quotazioni.

Sempre ammesso che tale stabilizzazione arrivi sul serio. Perché la seconda notizia di giornata, che sembrerà esotica ai più ma che invece è sostanziosa è che la banca centrale norvegese, che controlla il fondo sovrano da 1.000 miliardi dove finiscono gli incassi del petrolio nazionale, sta pensando di disinvestire dagli asset legati a petrolio e gas. Una scocciatura niente male per la varie Bp, Royal Dutch ed ExxonMobil delle quali il fondo sovrano è azionista.

Concludo con le considerazioni di una gentile signora che presiede la Fed di Cleveland, autrice di uno speech illuminante sul rapporto perverso fra demografia e crescita che è sviluppato nelle nostre grosse e grasse società. Per farvela semplice, rischiamo di morire di vecchiaia con un’economia depressa e tassi rasoterra. La soluzione proposta è aumentare l’immigrazione.

A domani.

 

 

 

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