La lenta penetrazione indiana nel centro Asia


La vicenda del porto iraniano di Chabahar, cui abbiamo accennato discorrendo dell’importante accordo fra sauditi e pakistani per la costruzione di una raffineria araba a Gwadar, merita un approfondimento a parte perché ancora troppo poco viene osservato, aldilà dei consessi specialistici, il lento movimento di penetrazione che l’India, grande sponsor del porto iraniano, sta portando avanti ormai da anni per diventare un interlocutore stabile del centro Asia. Ossia di una zona fra le più affollate al mondo, relativamente al numero di interlocutori, e non a caso. Oltre a trovarsi nel mezzo delle principali rotte commerciali euroasiatiche, il centro Asia è anche una notevole cassaforte di risorse naturali. E questo spiega perché sia naturalmente nel cuore dei grandi progetti di infrastrutturazione che stanno fiorendo in questo inizio di nuovo millennio, a conferma del fatto che l’idea della globalizzazione che sta alla base di queste iniziative, è assai più forte di quanto pensino i suoi detrattori.

L’occasione per sbirciare nelle relazioni fra India e centro Asia ce la offre un vertice recente che si è tenuto a Samarcanda, in Uzbekistan, al quale hanno partecipato anche esponenti del governo dell’Afghanistan. E’ stato il primo vertice di questo genere e già per questo merita una menzione. Ma non solo ovviamente. Questo evento è il primo risultato visibile della politica di avvicinamento dell’India al composito mondo centroasiatico che ha subito una notevole accelerazione dopo l’ammissione dell’India all’Ashgabat Agreement, avvenuta nel febbraio 2018. Questo importante e poco conosciuto accordo si propone di migliorare il tessuto infrastrutturale all’interno della regione euroasiatica anche interagendo con altri corridoi regionali, fra i quali l’International North–South Transport Corridor (INSTC) che vede Mosca fra i grandi sponsor.

Questa cartina consente di apprezzare quanto sia vitale per  traffici indiani lo sviluppo di corridoi di trasporto alternativi. E di conseguenza quanto sia importante che il paese sviluppi relazioni sempre più strette con i paesi centroasiatici che da questi corridoi sono attraversati e che forniscono un notevole contributo al traffico merci con le loro materie prime.

Gli esiti dell’infittirsi di queste relazioni sono già visibili. Alcuni paesi, come l’Uzbekistan, alle prese con una importante transizione verso un’economia di mercato sul modello di quanto ha realizzato il Kazakistan, si sono già proposti come la porta d’ingresso dei capitali indiani nell’area centroasiatica, dove già si affollano competitori del livello di Cina, Usa e Russia. Nei prossimi giorni i primi ministri uzbeko e indiano si incontreranno per scrivere insieme l’agenda della cose da fare ed è ovvio che gli aspetti economici saranno in primo piano nei colloqui.

Per l’India si tratta di un passo importante che di fatto inaugura una nuova pagina delle relazioni internazionali nell’area. E di quelle commerciali di conseguenza. Al momento il commercio fra India e centro Asia è ben poca cosa. Alcune stime lo collocano intorno al miliardo di dollari di valore, con un peso specifico sul totale del commercio indiano di poco superiore allo 0,1%, mentre la quota di commercio verso l’India pesa appena il 10% degli scambi del centro Asia. Questi numeri sono la cartina tornasole della difficoltà infrastrutturale che ancora insiste fra le due regioni e da anche la misura di quanto potrebbero migliorare una volta che questi corridoi saranno realizzati.

Lo scenario che si va configurando, di conseguenza, diventa sempre più composito. L’ingresso dell’India nel Grande Gioco centroasiatico – di fatto – è l’ulteriore conferma della presenza di un altro grande player economico – un paese con oltre un miliardo di abitanti – nel complesso mondo multipolare del XXI secolo. L’india dìaltronde si affaccia sull’Oceano Indiano, che ricorda millenni di commercio con l’Occidente, e partecipa alla difficile partita strategica che si sta giocando nel quadrante dell’Indo-Pacifico dove campeggia, lontana ma assai ingombrante,la presenza del gigante statunitense e vicina e ancora più ingombrante quella della Cina. Il mondo sta diventando un luogo sempre più affollato. In tutti i sensi.

 

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