Cronicario: E alla fine arrivò il Def, che non è un acronimo


Proverbio del 19 giugno L’uomo, a qualunque età, non è mai perfetto

Numero del giorno: 200.000.000.000 Nuovi dazi minacciati da Trump alla Cina

E’ il tempo dei Def, e non mi riferisco all’acronimo Documento di economia e finanza che pure mentre scrivo sta intrattenendo decine  – ma che dico decine: unità – di osservatori nel suo giorno di esordio in Parlamento. Dico Def per abbreviare, perché mi sono stancato di scrivere la parola deficit – che è lunghissima – e ancor di più la parola che qualifica gran parte del nostro dibattito pubblico: deficiente, nel senso latino per carità. Manchiamo di buon senso, a voler essere buoni. Ma soprattutto di senso dell’umorismo, che è peggio.

Per dire, come si fa a non prendere sul serio, ridendoci sopra, uno come Mister T, ormai palesemente fuori dalla realtà, che minaccia ai cinesi altri 200 miliardi di dazi perché a loro volta hanno minacciato gli Usa di metterne 50 miliardi su prodotti Usa dopo che gli Usa ne avevano messi altrettanti su quelli cinesi, che adesso minacciano di metterne 200 su quelli Usa e bla bla bla…E’ talmente seria questa cosa ridicola che i mercati oggi si stanno purgando ben bene per la gioa degli antiglobalisti con lo smartphone e i social sempre pronti, che sono la massima espressione di questo tempo Def. Sono in buona compagnia peraltro, anche da istituzioni insospettabili come l’Ocse, che mai può esser gudicata men che seria, pure quando, avendo rilasciato oggi il suo outlook sull’eurozona, ha invitato “i paesi ad alto debito” a intervenire per abbatterlo adesso che i tempi sono buoni.

Si lo so, ho riso anch’io e ho rischiato di non smetterla più perché poco dopo parlando del Def in Parlamento, l’acronimo stavolta non l’abbreviazione, il neo ministro Tria, ha raggiunto picchi pericolosissimi di buon senso coi tempi che corrono dicendo ad esempio che è necessario “mantenere il percorso di riduzione del debito”, visto che “il consolidamento di bilancio è condizione necessaria per mantenere la fiducia dei mercati finanziari, imprescindibile per tutelare i risparmi italiani e ottenere una crescita stabile”.

Ma per fortuna è un attimo. Poco dopo lo stesso ministro abbandona l’acronimo e torna al Def in modalità abbreviazione parlando delle necessità di “una seria riflessione” sul livello del def…icit. Quindi sterza sulla futura task force per il rilancio degli investimenti, rigorosamente ad alto moltiplicatore, e sicuramente a Def, e poi derapa sul reddito di cittadinanza “che avrà un ruolo centrale tramite l’integrazione nel mercato del lavoro”, acche se non si capisce con quali soldi (Def?), assicurando che “sarà possibile conciliare la crescita con il calo del debito”, variante in salsa Def della moglie piena e la botte ubriaca. E per far felice l’adorante pubblico Def, sempre quello antiglobal e anti finanza, con lo smartphone comprato a rate e i social in modalità acceso fisso, sottolinea che ci sono “gravi inadeguatezze nell’Ue e serve una profonda riforma”. La quale ovviamente non può che partire dalla constatazione che ormai è “matura la svolta Ue per gli investimenti fuori dal deficit”. Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli Def. Alla fine ci diventai.

A domani.

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