Etichettato: crescita debito pubblico

La globalizzazione della sofferenza fiscale

Poche cose sono certe come l’aumento del debito pubblico, che dai paesi avanzati, dove ha iniziato a correre dalla fine del secolo scorso, ormai si è contagiato anche ai paesi emergenti, inaugurando un aspetto inedito della globalizzazione ancora poco considerato, quanto alle sue conseguenze sull’economia internazionale.

La rappresentazione che ne dà il Fmi nel suo ultimo Fiscal monitor non è molto rassicurante. I fattori che stanno alla base di questa crescita, che si associa per giunta alla rallentamento della crescita del pil che dovrebbe essere la panacea di quella del debito pubblico, sono ormai strutturali. Da una parte i governi continuano – tutti – a spendere più di quello che incassano dalle tasse. Il deficit globale, infatti, è cresciuto dello 0,1% nel 2024, che sembra poco ma non lo è, visto che il rapporto deficit/pil globale è arrivato al 5%, con paesi più o meno virtuosi. Notate (tabella sotto) che Usa e Cina hanno raggiunto lo stesso livello di deficit nel 2024.

La spesa dei governi, quindi, tende a resistere ai livelli attuali e semmai a crescere, spinta da consolidate pratiche di sussidi, benefit sociali e code pandemiche che ancora svolgono i loro effetti deleteri sulla finanza pubblica. Il risultato è che, secondo il Fmi, il 23% dei paesi emergenti e il 53 di quelli a basso reddito sono a rischio di stress fiscale.

Sono in buona compagnia. Le economie avanzate sembra se la passino meglio, ma solo perché hanno imparato a dissimulare i loro stress fiscali, che però non li risparmiano affatto e tantomeno lo faranno in futuro. Con una popolazione che invecchia, abituata per giunta da decenni ad avere pensioni e sanità di un certo livello, lo stress fiscale dei governi occidentali molto facilmente degenererà in stress politico. Lo stiamo già vedendo. E in questo caso a far la differenza sarà anche un’altra componente mai troppo messa in evidenza: la spesa per gli interessi sui debiti. L’Occidente sentirà sempre più il morso del debito accumulato negli anni, anche perché è da anni che lo accumula e continua a farne.

Giusto per la cronaca, vale la pena ricordare in conclusione che i grandi sponsor della crescita globale del debito pubblico, che è visto a quota 100% del pil entro il 2030, sono Brasile, Cina, Francia Sud Africa Regno Unito e, dulcis in fundo, gli Usa. E questa previsione non tiene conto del caos potenziale che può generare una crisi commerciale internazionale, che a questo punto bisogna augurarsi non accada. Per una semplice ragione: i governi non se la possono permettere.