Etichettato: elettrodomestici e tempo di lavoro domestico
L’esito imponderabile della rivoluzione silenziosa della lavatrice

Soltanto chi trascuri il valore del tempo può sottovalutare l’importanza che l’innovazione tecnologica, nella forma di macchine per i lavori domestici, ha svolto nel cambiamento delle nostre società. Un bel paper del Nber, “The household equipment revolution”, ci consente di fare un rapido viaggio nella storia recente, consentendoci di scoprire che l’uso del termine rivoluzione, per designare quel che è accaduto nell’ultimo secolo dentro le nostre abitazioni, una volta tanto non è un termine abusato. Semmai ciò che bisogna sottolineare è che questa rivoluzione si è svolta in maniera silenziosa, quanto agli esiti sociali, almeno quanto appariscente è stata da un punto di vista dell’equipaggiamento.

Il grafico sopra illustra magnificamente queste osservazioni. Cent’anni fa le famiglie americane spendevano – termine non scelto a caso – sessanta ore a settimana per i lavori domestici, otto e più ore al giorno. Nel 2020 si stima siano un quarto, quindi un paio d’ore. Giusto il tempo di caricare e scaricare i vari elettrodomestici che fanno il lavoro per noi.
Parliamo di un vasto assortimento di macchine, la cui diffusione è illustrata dal grafico sotto.

Ancora più interessante è osservare il cosiddetto “Time price index”, ossia un indicatore che misura la quantità di tempo di lavoro necessario per poter acquistare questi elettrodomestici. Notate (grafico sotto) che è diminuito costantemente nel tempo.

Chiaro che gli autori del paper parlino di “macchine di liberazione”. Giusto, giustissimo. Rimane la domanda: liberare tempo per fare cosa?
Prendiamo spunto da uno slogan pubblicitario diffuso nel 1930 in Irlanda, che aveva ovviamente già la risposta pronta.

Tempo libero, quindi. “Per riposare e leggere”. Più tardi sarà guardare la tv, e ai giorni nostri compulsare freneticamente il telefonino. La rivoluzione della lavatrice è stata la levatrice di quella del tempo libero, finito in pasto ai produttori di intrattenimento.
Ma non solo ovviamente. Le 45 ore di risparmio di tempo di lavoro domestico, che in larga parte venivano svolti dalle donne, si sono trasformati in tempo di lavoro retribuito, come mostra l’andamento dei tassi di partecipazione nel tempo.

Il fatto che tale aumento della partecipazione vada di pari passo con il crollo del numero dei matrimoni è probabilmente una semplice correlazione, magari spuria. E però è un altro fatto.

E così la rivoluzione silenziosa della lavatrice e dei suoi altri fratelli elettrodomestici è finita così: più tempo per riposare forse proprio no, ma più tempo per guardare qualcosa davanti a uno schermo si, magari la notte quando sarebbe meglio dormire, più donne al lavoro e meno matrimoni. Il tutto, incidentalmente, con un crollo assoluto dei tassi di natalità.
Sarebbe stolto concludere che si stava meglio quando si stava peggio. Ma usare questa storia per riconsiderare il valoro del nostro tempo potrebbe essere una buona suggestione. Pensateci, mentre caricate la lavatrice.
