Etichettato: giganti AI e concentrazione catena del valore
I signori dell’AI ormai dominano i mercati

Perché non sfugga la portata della rivoluzione che l’AI sta svolgendo nelle nostre società, vale la pena leggere un recente bollettino della Bis di Basilea che risale la catena del valore di questa tecnologia e ci mette nella condizione di comprendere una semplice vertà empirica: l’AI non sa semplicemente offrendo una tecnologia rivoluzionaria. Sta rivoluzionando i mercati, dei quali i signori hi tech si avviano sostanzialmente a diventare i padroni.
I dati, riepilogati dal grafico che apre questo post sono molto eloquenti. Nvida, Apple e Alphabet hanno raggiunto una capitalizzazione superiore al pil annuale del nostro paese. E se questo vi sembra una semplice curiosità statistica, vuol dire che sottovalutate il peso specifico che una ricchezza del genere ha sugli equilibri dei mercati internazionali.
Per dirla semplicemente, Ognuno di questi giganti si può assimilare a una nazione digitale. Ha peso specifico rilevante, ha cittadini (i suoi utenti/clienti) influenza i mercati costantemente, emette debito.
Se poi guardiamo a questi colossi risalendo la supply chain, osserviamo che stanno praticamente in ogni anello della catena. E questo li rende nientemeno che essenziali per tutto il resto. Provate a chiedervi come potrebbero funzionare le borse – tecnicamente – senza i chip Nvidia o i software Alphabet.
La terza informazione che dobbiamo ricordare è che la gran parte di questo potere – perché di potere si tratta e non solo economico – è concentrato negli Stati Uniti. La Cina ha i suoi giganti hi tech, ma sono presenti solo in quella porzione geografica. Poi ci sono i produttori di chip di Taiwan, i sud coreani e persino una compagnia olandese, che però non hanno peso paragonabile ai giganti Usa. Nel resto del mondo c’è il deserto.
Ricapitolando: i signori dell’AI, versione aggiornata dei padroni del vapore ottocenteschi, sono un pugno di cittadini statunitensi che concentrano si di loro una quantità di potere forse senza precedenti nella storia, di fronte al quale quello dei capi di stato impallidisce. Il fatto che siano formalmente residenti negli Usa non vuol dire che questo potere sia territoriale. Le infrastrutture digitali superano le frontiere. Vuol dire semplicemente che sta sorgendo una nuova forma politica che malgrado esibisca una base nazionale è tentacolare. E’ una nazione globale.
Questi signori stanno sviluppando una tecnologia che promette di essere estremamente invasiva, non solo perché sta stravolgendo metodi di produzione consolidati, minacciando di fatto l’estinzione di diverse professioni, ma perché si inserisce nelle corde intime della nostra immaginazione offrendosi come partner pressoché insostituibile della nostra esistenza. Qualche giorno addietro un giornale riportava l’intervista a un giovane ventenne che confessava senza pudori che Chat Gpt è il suo migliore amico.
Si può ridere di questi fenomeni, ma non ignorarli. Siamo di fronte a una tecnologia di cui la stragrande maggioranza delle persone non ha capito nulla. Molti pensano addirittura che il bot sappia quello che dice. Che sia una specie di oracolo onnisciente. Altri gli stanno affidando gradualmente qualsiasi processo creativo senza comprendere che così recidono la radice stessa della loro possibilità di esistenza.
Non si tratta di fare allarmismo, ovviamente. Ogni tecnologia è benvenuta. A patto di saperla usare. E qui il problema è che non ci stanno lasciando il tempo di imparare a usarla. Il bot evolve più velocemente della nostra capacità di comprenderlo.
Aldilà della sociologia, rimane infine il problema economico, che non è banale. “Questi giganti globali dell’AI – spiega la Bis – rappresentano una quota crescente della capitalizzazione di mercato totale, delle spese in conto capitale e dei ricavi nelle rispettive giurisdizioni”.
Detto diversamente stanno diventando i soggetti sui quali si concentrano le Grandi Speranza dell’economia. Se non si investe sull’AI, non si investe. Se non si ricava dall’AI, non si ricava. Se le azioni hi tech non aumentano, le borse languono. Eccetera.

Inoltre, lo abbiamo già visto, stanno concentrando su di sé sempre più la catena del valore.

Dulcis in fundo, il peso specifico di questi soggetti nei cinque settori chiave di riferimento – computer, infrastrutture, data tools, modelli, applicazioni – è in costante crescita. “Dal 2017 – aggiunge la Banca -, gli accordi commerciali sull’intelligenza artificiale rappresentano una quota significativamente maggiore dell’attività di negoziazione per tutte le dieci aziende censite /grafico sotto, ndr). Queste aziende stanno concludendo accordi nei mercati dell’intelligenza artificiale in una gamma più ampia rispetto al passato, in particolare nel mercato delle applicazioni di intelligenza artificiale rivolte agli utenti. Anche aziende che hanno iniziato in settori di business molto diversi si sono sempre più concentrate sull’intelligenza artificiale”.

Questa concentrazione, verticale e orizzontale, contiene diverse opportunità e quindi altrettanti rischi. Può promuovere l’innovazione e l’efficienza. Ma anche estremizzare la vocazione al monopolio. Le nazioni digitali possono trasformarsi in imperi. E non è detto che gli imperatori siano desiderabili.
