Etichettato: la paura come elemento di stabilità
Le ragioni nascoste che sostengono la stabilità finanziaria

Approfittiamo degli ultimi aggiornamenti del Fmi, pubblicati nella revisione di gennaio del WEO, anche per osservare che i mille problemi annidati nella trama dell’economia internazionale non si conclamano, almeno per adesso, in rovinosi terremoti. L’indice delle condizioni finanziarie, che il Fmi monitora costantemente, mostra infatti un andamento quasi rassicurante. E, come abbiamo visto, i mercati continuano salire. Oggi con la “scusa” dell’AI. Ieri per qualche altro motivo.
Poi, certo, arriva Trump, fa uno dei suoi discorsi e i mercati tremano. Sempre meno, a dire il vero. Come è stato nel caso della sua tentata “scalata” della Groenlandia. Si dirà: i mercati hanno capito il personaggio. Ma molti dicono, e hanno anche qualche ragione, che il personaggio ha capito il mercati. Nel senso che è diventato consapevole che non può innervosirli troppo. Se i mercati vanno male molti sostenitori del presidente si preoccupano.
E questo ci riporta al discorso sulla stabilità finanziaria. Il paradosso al quale ormai stiamo assistendo da parecchio tempo consiste nel fatto che la forza della stabilità si basa sulla fragilità dei fondamenti che dovrebbero assicurarla.
Nel migliore dei mondi possibili la stabilità finanziaria dovrebbe basarsi sullo stato di salute di un’economia. Quindi, sempre in questo mondo fantastico, i governi non si riempiono fino a stramazzare di debito pubblico, le banche non fanno prestare i soldi a soggetti non bancari, si tende a mantenere in equilibrio i conti economici e gli stati patrimoniali delle imprese e, soprattutto, non ci sono i dinamitardi che giocano a spaccare tutto perché magari si annoiano.
Nel nostro mondo, che fantastico non è, succede ben altro, come sappiamo bene. Sempre il Fmi, nel suo aggiornamento, ci ricorda lo stato a dir poco difficile della relazioni economiche internazionali – i dazi sono solo gli ultimi arrivati – lo stato fiscale stressato di molte economie, fra le quali di quella che esprime la valuta internazionale di fatto. Ci avverte che esiste il fondato sospetto di una bolla azionaria e che, dulcis in fundo, l’inflazione rimane fra noi. Il riflesso automatico, in un contesto del genere, dovrebbe essere vendere e fuggire. Invece la gente compra e sostiene la stabilità finanziaria.
Il motivo, forse, è più semplice di quello che si creda: i mercati hanno imparato che se succede qualcosa di brutto, qualcuno farà qualcosa di buono. Whatever it takes. E’ dai tempi della bolla di Internet che va avanti così, se ci fermiamo a questo secolo. Per dirla diversamente, la paura del crollo è la migliore garanzia che il crollo non ci sarà.
Se un mondo che si regge sulla paura vi sembra pericoloso, avete perfettamente ragione. Infatti questa rischiosità è adeguatamente ricompensata dai rendimenti, che rimangono molto buoni. Tutti (persino Trump) hanno capito che viviamo in un tempo che semplicemente non accetta di perdere soldi, ma anzi: ne vuole sempre di più.
In tal senso anche le velleità di imperatore dell’universo che ogni tanto il nostro presidente yankee esibisce finiscono sempre col retrocedere nella nenia dei vorrei ma non posso. Succede quando la forza dell’economia, anche se si basa sulla paura, governa i processi storici.
Non è la prima volta che succede una cosa del genere. Abbiamo una certa consuetudine a usare a paura come strumento di governo internazionale. Pensate alla guerra fredda. La paura delle bomba ha consentito a un mondo separato in blocchi di andare avanti per quarant’anni. Oggi a questa paura – che di recente torna a fare capolino – se ne è aggiunta un’altra: quella di perdere ricchezza. O, peggio, di tornare poveri. Due paure insieme fanno una superpaura. Non c’è Trump che tenga, di fronte a una superpaura.
E questo ci porta al problema. Finché governeranno individui che hanno qualcosa da perdere il mondo andrà paurosamente avanti. Ma che succede se nella stanza dei bottoni entra qualcuno che se ne infischia di perdere soldi o non teme di scatenare la violenza delle armi? Qualcuno che non ha paura? Ecco, questo speriamo di non doverlo vedere.
