Cronicario: Batti l’analista e scappa con la Borsa


Lo sport del giorno è battere gli analisti, ossia lorsignori che prevedono sapendo che sbaglieranno, ma comunque vendendole care le loro previsioni, cosicché si possa batterle con maggiore soddisfazione. Una perfetta situazione win win. Comincia il Regno Unito, oggi sotto esame già all’alba per l’atteso dato trimestrale sul pil. Attesa febbrile dopo il referendum di giugno. Bloomberg pubblica questa previsione:

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La Brexit sapete: e perciò un rallentamento fino allo 0,3% dallo 0,7 del II quarto. Come se la Brexit si fosse davvero consumata, cosa che non è. Di fatto, a parte riempire milioni di pagine di parole, non è successo niente. Però si sa: viviamo d’emozioni, tanto più intense quanto effimere. E perciò quando dopo esce il dato ufficiale, che colloca il terzo trimestre a +0,5 è tutto un fiorire di commenti sull’Uk che batte gli analisti. Reuters ci regala anche questa bella tabella che illustra le componenti del prodotto:

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La striscia blu, che poi è quella che tiene in piedi il Pil, è quella dei servizi alle imprese, male costruzioni e manifatture. L’UK dovrebbe preoccuparsi del futuro delle sue banche assai più che delle sue fabbriche di manufatti. Ma intanto quest’anno l’UK non se la vedrà così brutta. Poi, certo, c’è sempre chi gufa. 

La seconda battuta agli analisti arriva da Deutsche Bank, che oggi doveva pubblicare la sua trimestrale. Tutti la davano per morta, e invece DB ha ha tirato fuori un utile inatteso che al netto di tasse e compagnia pesa 278 milioni. Ovviamente qualcuno ha questionato.

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La terza battuta agli analisti arriva da Twitter.

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Ma mica si contenta di battere gli analisti. E’ andata talmente bene, la trimestrale, che Twitter deve pure (ab)battere un po’ di dipendenti, il 9% appena. E per fortuna i ricavi sono aumentati dell’8% e quelli da pubblicità del 6%. Ma allora perché la compagnia sottolinea che deve ridurre i costi? Vi do un’indizio. Il CFO ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Abbiamo fissato come obbiettivo della compagnia quello di arrivare alla profittabilità GAAP nel 2017”. Che vuol dire? Un giorno o l’altro ve lo racconto. Intanto vi basti di sapere che questa cosa ha a che vedere con le regole contabili Usa e il trattamento delle stock compensation. Una storia lunga, mica da cronicario.

Anche perché è assai più interessante notare la quarta battuta degli analisti, stavolta al ribasso riepilogata in questo grafico che ha il vantaggio di non necessitare di spiegazioni.

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In questo mondo che va al contrario di come si aspettano gli esperti bisogna pure cercare delle certezze. Sicché mi lancio sul classico approfittando dell’ultima edizione del Doing Business elaborato dalla Banca mondiale per vedere quale paese è più amichevole verso l’intraprendere. Scopro così che la Nuova Zelanda ha superato Singapore al primo posto della classifica. In compenso noi italiani siamo sempre bassi e in peggioramento. Esattamente dove mi aspettavo. Per fortuna i più illuminati fra noi hanno già pronta la soluzione. “Le infrastrutture sono un moltiplicatore della crescita: un euro investito in infrastrutture genera 2,45 euro di pil”, twitta sicuro il club Ambrosetti. Mi colpisce soprattutto la precisione: 2,45. Né 2,46, ne 2,44. Queste si che sono previsioni imbattibili. Ci crederei pure se qualcuno mi spiegasse con parole sue da dove arriva quell’euro che si moltiplica per miracolo.

Inutile pensarci su. Mi appassiona molto più questo, che non è una previsione ma un dato.

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Lo shadow banking cinese è cresciuto del 19% nel 2016 e ora pesa 58 trilioni di yuan, l’80% del Pil cinese. Mi direte che sono fissato con la Cina, lo so. Ma non è colpa mia: è colpa dei numeri che muove. Roba che spaventerebbe chiunque. Così come dovrebbero spaventarci questi altri numeri, che ha diffuso l’Ocse

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In pratica la stragrande maggioranza dei paesi nell’elenco ha un fertility rate inferiore al replacement rate, ossia il tasso di sostituzione, che vale 2,1. Nella tabella OCSE solo otto paesi rispettano questo indicatore. Gli altri sono in costante debito demografico. L’Italia è quart’ultima. Interessante osservare come nel 1970 una donna in età fertile avesse in media 2,7 figli. Nel 2014 1,7. E le previsioni sono talmente brutte che ve le risparmio. Perciò per concludere scelgo una notizia di colore.

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Quelli che vedete sono i risultati dell’ultima trimestrale del CME group, ossia uno dei colossi borsistici della nostra strampalata economia globale. Le borse sono come l’oro: non passano mai di moda e regalano grandi soddisfazioni sotto forma di utili ai proprietari, che spesso sono altre borse o grandi banche quotate nelle stesse borse, che magari hanno a libro paga gli analisti di cui battono le previsioni.  Non servono altre parole per spiegarsi. Prendi la Borsa e scappa.

A domani.

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