Il vero problema economico è quello demografico: lo dice anche la Bce


Il caso vuole che la Bce abbia pubblicato ieri un paper molto interessante che ci riporta all’inizio della quinta stagione di questo blog, al settembre scorso, quando abbiamo cominciato a discorrere di come l’avversa demografia impatti sullo stato di salute di un’economia, fidandoci del (buon) senso comune e dell’esperienza storica, che così tanti esempi fornisce a chi voglia ripercorrerla. Dopo questo lungo anno passato insieme a osservare l’economia, la convinzione che le nostre società cosiddette avanzate patiscano per via economica gli effetti del proprio incipiente invecchiamento si è rafforzata, e chiunque abbia seguito il nostro lungo percorso fino a qui se ne sarà convinto con noi.

Ora, aldilà delle ipotesi che sottostanno alle osservazioni degli economisti – il paper della Bce si rifà alla teoria della stagnazione secolare – tutti coloro che hanno osservato il nesso assai stretto che esiste fra economia e demografia arrivano alla stessa conclusione: la demografia conta. Il tempo ci dirà se la vecchiaia delle nostre società sarà la causa della sua sostanziale estinzione, magari dissimulata da una crescente ondata di migrazioni. Noi osservatori possiamo solo documentare, cominciando proprio dai pensieri di chi si occupa di queste cose e finendo con le statistiche sconsolanti che vedono un’Italia desertificata da Roma in giù.

Non è un problema solo italiano, ovviamente. E’ tutto l’Occidente, ricco e viziato, che ha perso la voglia di vivere – e non saprei come chiamare in altro modo smettere di riprodursi – accecato dalla vanità di una vita vissuta per se stessi, e che incolpa la crisi economica della propria sterilità dimenticando quando eravamo poveri e prolifici, come accade adesso nei paesi cosiddetti emergenti. I tempi cambiano e le nostalgie sono inutili. Nessuno dovrebbe rimpiangere un passato di miseria, quando i bambini morivano di fame e malattia. Ma una società equilibrata dovrebbe essere in grado di perpetuarsi, e il fatto che noi non ci siamo riusciti dovrebbe quantomeno farci interrogare sulle ragioni. Forse, come dice qualcuno, il crollo della natalità nei nostri paesi sarà compensato da altri popoli, che alle porte dei nostri paesi bussano. Ma poi viene fuori che non vogliamo neanche queste popolazioni. Vogliamo invecchiare tranquilli con i nostri benefici, piccoli e grandi, e spegnerci in pace.

Non è intenzione di questo blog occuparsi dell’oscuro desiderio di morte dell’Occidente, dissimulato malamente dalla sua volontà di potenza, pure se ne abbiamo discusso altrove. Qui ci limitiamo a osservare che anche gli studiosi della Bce arrivano alla conclusione che la demografia ha un peso rilevante nei processi economici: ha influenzato dalla metà degli anni ’80 e influenzerà ancora in futuro i tassi di interesse, nominali e reali, contribuendo al loro sostanziale ribassarsi, ed è capace di avere impatti regressivi sulla crescita futura. Vi risparmio le tecnicalità, che potrete leggere sul paper. Vi bastino giusto un paio di suggerimenti rubati fra le righe: gli stati dovrebbero incoraggiare pensionamenti più tardivi e promuovere gli investimenti in ricerca e sviluppo. Vuol dire che dovremmo lavorare sempre di più e a fronte di contesti via via più complessi per far fronte al costo sociale di questo invecchiamento. Dovremo lavorare di più per sostituire i giovani che sono sempre di meno, e imparare costantemente a stare sul mercato del lavoro che richiederà competenze sempre più progredite per fronteggiare l’abilità crescente delle macchine. La lunga vita, promessa dal progresso scientifico e alimentata dal benessere economico, somiglia troppo a un inferno per credere che sarà un paradiso.

 

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  1. Mirko Di Giacomo

    Sempre molto pericoloso chi parla di economia con una vena “morale”.

    Dire che:
    “E’ tutto l’Occidente, ricco e viziato, che ha perso la voglia di vivere – e non saprei come chiamare in altro modo smettere di riprodursi – accecato dalla vanità di una vita vissuta per se stessi, e che incolpa la crisi economica della propria sterilità dimenticando quando eravamo poveri e prolifici, come accade adesso nei paesi cosiddetti emergenti.”

    è pura follia.

    quando eravamo poveri, eravamo prolifici per il semplice fatto che chi apparteneva a classi sociali benestanti non aveva problemi economici (per definizione) mentre gli altri (penso ad esempio ai braccianti agricoli) avevano bisogno di figli proprio per mandare avanti “gli affari” (quasi paradossale, non trovi? Eppure, questo era.).

    (un piccolo inciso, che rende meglio l’idea dell’assurdità della frase: se uno schiavo si riproduce di più del suo padrone, non significa necessariamente che il padrone abbia perso la voglia di vivere, accecato dalla vanità di una vita vissuta per se stesso, incolpando la crisi economica della propria sterilità)

    Tu dirai: si, ma oggi siamo più ricchi, (magari citando i PIL) quindi, a maggior ragione oggi dovremmo essere più prolifici. Non mi pare che il progresso economico conseguito, ci abbia fatto diventare tutti benestanti.

    Infatti, non si può confondere la ricchezza di una nazione con la ricchezza dei singoli: ci perdiamo il dato essenziale della disuguaglianza, che in questi anni (specialmente negli ultimi 10) è cresciuta in svariate dimensioni: geografiche, anagrafiche ecc.

    Questo post, dunque, è pura retorica autorazzista mista a fuffa, nonche pura disonestà intellettuale.

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      l’autorazzismo non capisco cosa sia. mi sembra una parola d’ordine più che l’espressione di un pensiero. lei ha molte certezze e trincia giudizi. quindi è palesemente fuori luogo in questo blog, che ospita opinioni (poche) e informazioni (molte), ma sempre con la cortesia che si addice al pensiero che vuole essere dialogante. Le sue certezze, perciò, si senta libero di manifestarle altrove, dove magari sono gradite.
      E non citi una frase ignorando il resto del discorso: è mezzo banale del pensiero debole. La disonestà intellettuale, glielo assicuro, è solo nell’occhio di chi la vede.
      ps: dire che è pericoloso chi usa il tono “morale” per discorrere di economia significa ignorare completamente la storia e il senso del pensiero economico. Se rilegge Adam Smith se lo ricorderà.
      Grazie per il commento

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  2. PFL

    To keep in line with the tone of demographics while addressing your points.
    The low birthrate in the west can is a result of women having shifted into the workplace at all tiers as well as staying up with men in terms of education across all fields. This has shifted the priority of marriage and family by 15 years, thus late 30’s to early 40’s is now a much more common age for a majority of women in the workforce with MBA or higher education to have children and this age group often require medical intervention to accomplish such. The cost of education in America is also minimizes start of family due to perceived affordability. The average couple with both under and post grad degrees can have close to $500K in student loans.
    If you are stating that the avarice of American culture is the down fall to Italian or Europe than you are not looking at second and third generation Italians and Europeans in America and their successes, especially bringing over their culture and foods in business.
    Italy’s demographic problem is that social programs that are steeped in bureaucratic structures are not efficient even as the population dwindles. A perfect example is the most recent vote in Rome to consolidate Regional and Provencal government offices into one entity specifically regional. I life in the south of Italy and I can tell you all they did was change signs on buildings and nothing was consolidated. This type of political shifting of realities looks good on paper but it is really a five card monty on the citizens.
    Italian youth are disenchanted and the sudden influx of startup farms are only going to further steal from them via sponsors such as Google or FaceBook.
    If Italy wants to take anything from American culture an attribute of being able to pick up the pieces and reinvent yourself over and over again would be a good place to start.

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