Cronicario: Comincia la caccia al tesoro del Tesoro


Proverbio del 10 novembre Un piccolo tarlo fa cadere un grande albero

Numero del giorno: 2,4 Crescita % produzione industriale italiana annua a settembre

La cosa più bella dei politici è che sono sempre tremendamente seri. Avete mai visto un politico ridere?

A parte quando prendono la busta paga intendo. No, infatti. Sono sempre seri e compassati, specie quando recitano –  termine NON scelto a caso – uno dei loro discorsi. Mi figuro ad esempio la faccia di oggi di Maurizio Lupi, coordinatore di AP, che credo sia un partito politico della maggioranza, mentre, convocati i giornalisti alla sala stampa del Senato spiega che no, non è un ricatto. Ma se il governo non conferma il bonus bebé allora AP, che mi convinco sia un partito di governo, non voterà la manovra.

E invece no: Lupi era serissimo. “Non si tratta di un ricatto – ha detto ma di serietà”. Appunto. Senza bonus “verrebbe meno il riconoscimento al contributo qualificato che AP ha dato al governo”. Al che finalmente ho la prova che AP è un partito di governo, e per giunta qualificante.

Ma soprattutto ho la prova che è partita l’attività preferita di fine anno: la caccia la tesoro del Tesoro, meglio conosciuta come esame parlamentare della legge di bilancio. D’altronde è pure giusto: mica solo il governo può dare esempio di generosità. Adesso tocca agli eletti del popolo.

Quindi aldilà del bonus bebé, iniziativa peraltro lodevolissima, ciò che conta rilevare in questo Cronicario prefestivo è che la caccia al Tesoro è partita e vale la massima resa celebre da un noto pensatore politico contempoeraneo.

Ma attenzione: al gioco non partecipano solo i politici, pure se loro loro adesso ad avere accesso al Tesoro. I sindacati, che da settimane chiedono più pensioni per tutti, oggi sono tornati a domandare più risorse per le politiche attive. Poi è arrivato un viceministro e ha detto che è necessario intervenire sul superticket, subito applaudito dalla Cgil, mentre venivano annunciate più tasse sulle sigarette per finanziare l’acquisto di farmaci oncologici. Un altro ancora ha chiesto più fondi per gli orfani e per contrastare il femminicidio. Un altro ennesimo ha chiesto di rivedere il fondo di solidarietà dei comuni. Ma questo era solo rumore di fondo. Perché dalle cime della fantasia parlamentare è arrivata d’improvviso una valanga: 4.000 emendamenti al Senato.

E siamo solo all’inizio.

A lunedì.

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