Cronicario: Per l’operaio FCA c’è sempre la Norvegia


Proverbio del 23 luglio L’uomo saggio si adatta alle sorprese della vita

Numero del giorno: 3.378 Vittime di incidenti stradali in Italia nel 2017

Scoprirsi di lunedì mattina orfani di un Grande Capo scoraggerebbe chiunque, figuratevi il povero operaio dell’ex Fiat, ora evolutasi in FCA. Mi rivolgo all’operaio perché permane ancora, nella narrazione collettiva, la nostalgia che circonda questa figura che animò le lotte sociali dell’ultimo secolo. Ma è evidente che, operai o meno, molti dei numerosissimi dipendenti della multinazionale italo-american-oland-echissàcosaltro saranno in ansia per le sorti del loro posto di lavoro – azienda è entità effimera in epoca di globalizzazione – dopo la triste fine dell’epoca del padre-non padrone dell’ex casa automobilistica italiana, che ormai parla l’inglese madrelingua del nuovo boss britannico, che sostituisce quello esperienziale dell’abruzzese di talento emigrato in Canada e residente svizzero.

M’immedesimo nei panni, d’improvviso divenuti stretti, dei lavoratori italiani internazionalizzati dal boss che ormai è memoria e capisco perché voci autorevoli del governo del cambiamento abbiano sentito il bisogno di rassicurarli. Perché pure quando non c’entra niente, il governo del cambiamento ha sempre qualcosa da dire e fa benissimo a quanto pare, visto che oggi il giornale della casalinga di Voghera ci informa che il governo Verdellino spopola per consensi superando, i due partiti della coalizione, il 60 per cento dei consensi.

E’ talmente incredibile, questa cosa, che non ci credono neanche il Gatto e la Volpe, ossia i massimi artefici del cazzeggio social quotidiano. Tant’è vero che uno di loro dice che non si era mai visto al mondo il suo partito superare il 30%. Poco prima lo stesso aveva rassicurato i dipendenti FCA che lui avrebbe lavorato per farli stare sereni. Vi chiedete cosa possa un governo del cambiamento sovrano per un’industria multinazionale? Non ponete limiti alla fantasia.

In fondo l’operaio di Melfi anziché la Jeep potrebbe produrre motori per la rinascente compagnia di bandiera o al limite carrelli per le patrie ferrovie, che hanno il vantaggio di essere già nazionalizzate. E se questa deriva vi spaventa è perché non avete una visione ampia e credete ancora che i governi si debbano tenere lontani dall’economia. Cioé ci credete solo voi. Proprio oggi Eurostat ha pubblicato una statistica molto interessante sul peso specifico dei dipendenti pubblici, fra amministrazione centrale e locale, sul totale del mercato del lavoro nell’Ue e viene fuori che – udite udite – noi italiani siamo persino morigerati.

Siamo fra le media dell’Ue e quella dell’EZ, ma con grandi prospettive di crescita a quanto pare, visto lo spirito del governo del cambiamento. Ho il sospetto che i nostri sovranisti si ispirino alla Norvegia, dove uno su tre è dipendente pubblico, più che alla Germania. Eh ma la Norvegia ha il petrolio, diranno i soliti liberali snob. E che vuol dire? Noi abbiamo il Parmigiano e il Colosseo. Ci possiamo permettere una Cinquecento. Una di numero intendo.

A domani.

 

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