L’inflazione asseconda le distorsioni di un’economia

Quando si dice che l’inflazione è la più odiosa delle tasse e che grava sui redditi più bassi si dice esattamente quello che vedete nel grafico sopra. Nel quinquennio fra il 2018 e il 2022 l’inflazione cumulata per il quintile più basso di reddito, ossia per le persone che stanno nel gradino più basso della distribuzione, ha sfiorato il 25 per cento.

Se limitiamo l’osservazione al periodo 2018-21, vediamo che i rincari arrivano al 15 per cento, a fronte dei quali si registra una variazione positiva dei redditi nominali di poco inferiore al 14 per cento, che si dimezza al netto dell’inflazione.

Nello stesso arco di tempo, l’inflazione per l’ultimo quintile, ossia i più benestanti, sfiorava il 5 per cento, con incremento dei redditi reali intorno all’1 per cento. Quindi anche i ricchi piangono, per citare una vecchia espressione, ma assai meno dei poveri, per la semplice ragione che questi ultimi concentrano una parte significativa dei propri redditi al consumo di beni primari che in questa vicenda inflazionistica hanno subito pesanti rincari.

L’osservazione, condotta da Bankitalia nella sua relazione annuale, sottolinea inoltre che “i redditi reali medi sono saliti maggiormente tra le famiglie collocate nei quinti più bassi della distribuzione della spesa, nonostante la più alta inflazione sopportata”.

Ma tale aumento è dovuto “al maggiore incremento del numero di occupati nei nuclei più poveri (nei quali il numero medio di percettori di reddito è passato da 1,12 a 1,23 fra il 2018 e il 2021, mentre è rimasto costante a 1,13 nelle famiglie più ricche)”.

Detto diversamente, i più poveri hanno dovuto aumentare la partecipazione al lavoro per far quadrare i bilanci familiari. Lavorare tutti, quindi, e lavorare di più. Per converso “i salari e le ore lavorate non sono cresciuti nel periodo”.

Senza questo contributo extra di lavoro, “i redditi da lavoro reali delle famiglie più povere si sarebbero ridotti dell’1,3 per cento, in misura simile a quelli delle famiglie più abbienti”.

Le famiglie più povere, infine, hanno potuto fruire delle caratteristiche della ripresa del 2021, che si è concentrata su settori a basso valore aggiunto e nelle costruzioni, generando quindi opportunità di lavoro per persone meno qualificate.

Ricapitoliamo. Il caro vita ha spinto i più poveri e meno qualificati a lavorare di più per far quadrare i bilanci familiari. L’inflazione non fa solo male alle famiglie. Asseconda le distorsioni presenti in un sistema economico. L’abbondanza di manodopera poco qualificata e di ampi settori a basso valore aggiunto, ad esempio, è una caratteristica del nostro paese.

L’inflazione, insomma, non è solo la più odiosa delle tasse. E’ anche la conferma delle nostre peggiori abitudini.

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