Cartolina. E loro pagano

Ora che i cosiddetti grandi si guardano in cagnesco, a volte ammiccando, a volte minacciando, ma in ogni caso ampiamente avviati ognuno per la sua strada, cose ne sarà di loro? Degli altri, vale a dire, quelli che fino ad oggi hanno potuto contare sulla solidarietà internazionale per riuscire a raggiungere un minimo di benessere. Costoro, di cui le nostre cronache non parlano, perché devono parlare del sopracciglio di Trump, dell’occhio azzurro di Putin, della pettinatura di Xi e degli imbarazzi europei, vedono sempre più crescere i loro fabbisogni, per avere una chance di raggiungere gli obiettivi che un ambizioso programma internazionale fissava al 2030, cioè dopodomani. Ma come faremo a trovare le risorse, se dobbiamo rifarci l’esercito, pagare i dazi americani, affrontare una transizione energetica e chi più ne ha più ne metta? Facilissimo: pagheranno loro.

Un Commento

  1. Avatar di Eros Barone
    Eros Barone

    L’ultima volta che la Fed ha attuato una politica aggressiva sui tassi d’interesse è stato negli anni Ottanta del secolo scorso. Fu Paul Volcker, governatore della Fed dal 1979 al 1987, l’uomo che sconfisse l’inflazione all’insegna della parola d’ordine: “No pain, no gain” (non esiste guadagno senza dolore). Ovviamente, il primo riguardava i capitalisti e i banchieri, il secondo i lavoratori. La stretta monetaria era il corrispettivo finanziario dell’offensiva di classe scatenata da Ronald Reagan e da Margaret Thatcher in nome del libero mercato. Anche allora era in gioco un cambiamento importante: la transizione mondiale al paradigma neoliberista con i cambiamenti anche sociali e culturali che gli sono propri. Questi processi, come sa chi conosce la storia del capitalismo, sono sempre violenti e implicano costi sociali pesanti e asimmetrici che vanno a gravare sulle classi subalterne della popolazione.

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