Le nuove città immaginarie “abitate” dai dati

Non essendo più fra noi Italo Calvino, dobbiamo accontentarci delle aride descrizioni degli studiosi di cose pratiche per provare a immaginare la città del futuro nella quale abiteranno i nostri figli, ma che già adesso stanno iniziando a farsi conoscere. O almeno a far conoscere le coordinate dei loro bisogni.
Il primo di questi bisogni è già evidente: queste città del futuro saranno delle idrovore energetiche. Stiamo immaginando un futuro sempre più interconnesso, quindi necessariamente esorbitante, da un punto di vista informatico. Nel senso che sciami sempre più fitti di informazioni, ai quali affideremo sempre più la nostra vita, dovranno essere prodotti, aggregati, ordinati, calcolati. Per farlo useremo software sempre più complessi, come le attuali AI, che hanno la caratteristica di essere estremamente impegnativi, quanto ai loro fabbisogni energetici. Siamo entrati ormai da un pezzo nell’età 2.0 dei data center, e ci avviamo a grandi passi verso quella 3.0, nella quale i consumi energetici di queste infrastrutture saranno ancora più notevoli di quelli attuali.
Possiamo farcene un’idea leggendo uno studio molto interessante prodotto dall’IEA (Energy and AI), da dove ho estratto il grafico che apre questo post, insieme a molte altre informazioni che discuteremo anche più avanti in altri momenti. Per adesso limitiamo la nostra attenzione su due cose: consumo energetico e localizzazione dei data center.
Quanto al primo, l’IEA osserva che al momento la domanda di energia dei data center sta crescendo rapidamente, anche se ancora pesa solo l’1,5% del consumo globale (dato 2024). L’AI sta diventando un po’ la star dei data center e poiché tutti ne magnificano le potenzialità, gli investimenti in queste infrastrutture, necessari per alimentare questa innovazione, sono robustamente in crescita. E insieme cresce anche la taglia dei data center.
In termini di potenza, al momento un data center muove circa 10-25 megawatts (MW), ma una struttura dedicata vocazionalmente all’AI, che notoriamente consuma quanto una Ferrari, un data center hyperscale, come lo definisce l’IEA, può arrivare a una capacità di 100 MW, che equivale al consumo annuale di 100 mila famiglie.
Se vi sembra incredibile, è solo perché non sapete il resto. I nuovi data center annunciati (vedi grafico sopra) possono arrivare a eguagliare il consumo annuo di cinque milioni di famiglie, e quelli già in costruzione “appena” di due milioni. Inutile dire che queste famiglie dovranno (dovrebbero) continuare ad avere i loro consumi energetici, che sicuramente si troverà il modo di garantire. Ma a quale costo?
La seconda questione che chiude questa riflessione è quella della localizzazione dei data center. Queste infrastrutture hanno la caratteristica di essere altamente concentrati in termini spaziali, e per giunta di “abitare” molto vicini alle città, per evidenti ragioni. Ciò implica che mettono a dura prova le infrastrutture elettriche, a cominciare dalle reti, a causa del loro assorbimento esorbitante di potenza.
Sicché, non essendoci più un Italo Calvino a raccontarci di città immaginarie, dobbiamo accontentarci di queste poche indicazioni per vedere quelle del futuro, quando nelle città abiteranno solo le AI, perché le persone, nel frattempo, impedite dal costo esorbitante del mattone e dell’energia, si saranno da tempo trasferite chissà dove. Dialogheranno fra loro grazie ai loro alias, gli unici che si potranno permettere di abitare in città e per giunta in centro, e sapranno tutto di tutti senza conoscersi nemmeno. E non moriranno mai, ovviamente. Al massimo saranno disconnesse.
