Si allarga la forbice del divario di produttività fra Usa e Ue

Nel confronto impietoso con la produttività fra Usa e Ue, che la Fed di Saint Louis ci ricorda in un post recente, è del tutto ovvio ipotizzare l’importanza relativa che in questo gap ha avuto lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie in quel paese e il ritardo relativo dell’Europa, che al più funziona come cliente.

Proprio lo stato di clientela dell’Europa, che purtroppo non si esaurisce nelle nuove tecnologie, ma anche in tecnologie vecchissime come i circuiti delle carte di credito, è il problema che le nostre cosiddette élite non sanno o non vogliono affrontare. Forse perché sono consapevoli che siamo fuori tempo massimo. Serve almeno una generazione, partendo col piede giusto, per creare certi ecosistemi. E noi stiamo ancora discutendo di Unione bancaria e Unione del mercato dei capitali, e siamo anni luce dall’idea di condividere una infrastruttura tecnologica.

L’Europa si muove come una lumaca, insomma. E non stupisce, di conseguenza, che fra il 1995 e il 2025 la produttività oraria Usa sia aumentata dell’88%, mentre quella dell’eurozona appena del 30%. La lentezza non è solo nel prendere decisioni: è nel modo di organizzare il lavoro, di elaborare i processi, di aggiornarsi.

Ciò per dire che quando parliamo di tecnologia parliamo di molte cose. Dietro un’app c’è un ecosistema. Un insieme di soggetti, che sono insieme finanziari, scientifici, manageriali, burocratici, politici, che fa la differenza fra un mondo che funziona e uno che va a rimorchio.

L’Eurozona va a rimorchio. E i dati raccolti dalla Fed lo dimostrano chiaramente. “L’adozione dell’IA è notevolmente più elevata negli Stati Uniti che in Europa, sebbene vi siano ampie variazioni tra i paesi europei. Più in generale, i paesi più ricchi adottano l’IA a ritmi più elevati”, spiegano gli economisti della Banca. Inoltre, “i settori con una maggiore adozione dell’IA hanno registrato una crescita più rapida della produttività, sia in Europa che negli Stati Uniti. Al momento, non abbiamo riscontrato prove che l’adozione dell’IA sia associata a perdite di posti di lavoro a livello di settore”.

Risultati non certo stupefacenti. Un uso sapiente della tecnologia è un acceleratore naturale della produttività. Quanto all’annosa questione della perdita dei posti di lavoro, vale per l’AI quello che vale per ogni innovazione tecnologica. Quando effettuammo la transizione dal trasporto terrestre a cavallo a quello su ferrovie rimasero disoccupati i vetturini, gli allevatori di cavalli e i produttori di biada. Ma in compenso nacquero i ferrovieri, si svilupparono le acciaierie e le miniere di carbone, con i relativi addetti. E basta questo a chiudere il discorso.

Tornando al presente, l’adozione dell’AI non ha valore di per sé. Accelera la produttività nella misura in cui si usi con consapevolezza e capacità. E questi requisiti dipendono dal capitale umano che dovrebbe utilizzare le nuove tecnologie. Un paese come il nostro, che è carente di capitale umano, malgrado ne esporti parecchio, non è un caso se sta nella parte bassa della classifica dell’utilizzo dell’AI.

“Il 43,0% dei lavoratori statunitensi ha dichiarato di utilizzare l’intelligenza artificiale per il proprio lavoro nel periodo gennaio-febbraio 2026 – scrive la Banca -, la percentuale più alta tra i sette paesi oggetto dell’indagine. L’adozione dell’IA nei paesi europei variava dal 36,3% nel Regno Unito al 25,6% in Italia, il che significa che negli Stati Uniti il ​​tasso di adozione era superiore tra il 18% e il 68% rispetto a quello di ciascuno di questi singoli paesi europei”.

Questo risultato viene spiegato in tanti modi. Il reddito pro capite italiano ci colloca sotto la media Ue e si associa a una minore capacità delle imprese di usare l’AI.

Soprattutto le imprese scontato ritardi che si sono cumulati nel tempo. Hanno introdotto i computer in ritardo, quindi introducono in ritardo anche l’AI. E su questo pesa, aggiungiamo noi, anche la fisionomia della nostra struttura produttiva, popolata da piccole imprese in settori a basso valore aggiunto.

Dulcis in fundo, adottare con ritardo le tecnologia, in questo caso l’AI, si associa a una minore produttività, e neanche questa è una sorpresa. Analizzando gli anni dal dopo Covid al 2025, i ricercatori hanno osservato che “un aumento di 10 punti percentuali nell’adozione dell’IA da parte dei lavoratori è associato a 2,9 punti percentuali di crescita cumulativa aggiuntiva della produttività”.

Sulla base di queste osservazioni, i ricercatori hanno svolto una simulazione per stimare il gap di produttività fra Usa e Ue, dalla quale emerge “una crescita cumulativa della produttività negli Stati Uniti pari a 3,2 punti percentuali in più rispetto all’Europa a partire dal 2022”. Insomma, la forbice fra noi e loro si allarga. Ma questa non è di sicuro una novità.

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