La grande gelata dei consumi europei

L’Europa è tornata a risparmiare troppo e consumare poco, dopo l’illusoria fiammata post Covid che aveva lasciato credere per qualche trimestre che i cittadini dell’eurozona si fossero decisi a cambiare le loro abitudini sparagnine.
Al contrario. Nonostante un lieve miglioramento del livello dei redditi, i consumi a partire dalla seconda metà del 2022 “hanno perso slancio”, come osserva Bankitalia nella sua ultima relazione annuale.
Le ragioni sono svariate e le trovate riepilogate negli istogrammi del grafico che illustra questo post. In sostanza: gli europei preferiscono risparmiare (e magari prestare i soldi all’estero) piuttosto che consumare. Col risultato che “il tasso di risparmio delle famiglie è aumentato, raggiungendo livelli molto elevati nel confronto storico”, al netto degli anni della pandemia, ovviamente.
Il divario fra consumi attesi ed effettivi è stato di circa il 2 per cento, che Bankitalia spiega col combinato disposto fra aumento dell’inflazione e dei tassi di interessi. La prima ha contratto i consumi, il secondo spinto all’investimento finanziario, evidentemente giudicato dalle famiglie una strategia di compensazione contro l’erosione del reddito disponibile provocata dal carovita.
Come sempre, la semplificazione statistica nasconde molte sfumature. L’aumento del tasso di risparmio, infatti, si spiega anche con l’aumento relativo dei redditi delle famiglie più abbienti che risparmiano naturalmente di più di quelle meno capienti. Queste ultime, inoltre, sono più spinte al risparmio in presenza di incertezza crescente, specie sul livello dei prezzi. Quindi è del tutto logico che le famiglie abbiano contratto i consumi, dopo aver vissuto il profondo shock inflazionistico arrivato dopo il Covid.
Qualunque sia la ragione rimane il fatto. L’Europa consuma meno. E questo ha effetti diretti sul pil, che già deve scontare la zavorra di un commercio netto sempre meno favorevole e di un flusso declinante di investimenti, anche a causa della fine degli effetti del Pnrr. L’Europa crescerà al rallentatore, insomma. E questa non è certo una novità.
