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La stretta monetaria frena (per ora) solo la finanza

Molti rialzi di tassi dopo, ciò che abbiamo, e per giunta con molte differenze fra le diverse regioni, è un sostanziale raffreddamento delle condizioni del credito, mentre la cosiddetta economia reale, uno dei miti del nostro tempo economico, sembra ancora abbia digerito ben poco delle restrizione monetaria, almeno nelle economie avanzate.

Questo, in estrema sintesi, il resoconto breve di un recente bollettino pubblicato dalla Bis dove si analizzano gli effetti dell’ultimo anno di politiche monetarie, che hanno rivoluzionato consuetudini che ormai si trascinavano da molto tempo.

Ciò che si è osservato è che nel corso di questo intenso episodio di restrizione monetaria che, a parte il Giappone e in qualche modo la Cina, non ha risparmiato nessuno, le condizioni finanziarie hanno seguito quasi pedissequamente l’andamento dei tassi di riferimento, specie all’inizio. Addirittura, nelle economie avanzate si è osservato che la reazione dei mercati finanziari ai rialzi sono state più intense di quelle osservate in passati episodi di rialzo dei tassi. E questo ci dà un’idea di quanto fossero “tirate” le condizioni dei mercati finanziari prima. E tuttavia, “il pieno impatto sull’attività reale sembra stia richiedendo più tempo del solito”.

Detto diversamente, la finanza ha capito l’aria che tira e frena. La produzione, chiamiamola così, assai meno, come conferma l’andamento dei mercati del lavoro ancora parecchio vibranti. Dal che la Bis deduce che le “le condizioni finanziarie possono continuare a restringersi anche dopo che le banche centrali smetteranno di alzare i tassi”. In sostanza, la frenata del tassi potrebbe generare un testacoda della finanza, “con possibili implicazioni per la stabilità finanziaria”.

Fin qui le preoccupazioni. Vediamo adesso alcune interessanti osservazioni. La prima è che la frenata delle condizioni finanziarie non è stata uguale ovunque.

Questo ci comunica alcune informazioni sulla sensibilità dei diversi mercati finanziari. Notate che negli Stati Uniti le condizioni finanziarie, dopo i primi rialzi hanno iniziato a rilassarsi, per poi riprendere a tendersi. Probabilmente la persistenza dei rialzi ha invertite le aspettative degli operatori finanziari che immaginavano che a un certo punto la banca centrale avrebbe interrotto la sua corsa al rialzo.

Il secondo elemento interessante che peschiamo nel bollettino, è che il forte shock da offerta, in larga parte responsabile all’origine del boom di inflazione osservato, ha avuto, combinandosi con i rialzi dei tassi, un effetto ancora più rilevante sulle condizioni finanziarie.

Questa sorte di tempesta perfetta si è abbattuta su un’economia reale che pare si stia prendendo il suo tempo prima di assimilarne le conseguenze. E questa, se vogliamo, è una buona notizia. Certo non basterà a rassicurare i tanti che si aspettano il peggio. Ma costoro non si convincono con la realtà Figuratevi con un post.