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Cartolina. La crisi difficile

Per ricordare quanto sia facile provocare una crisi e quanto sia difficile uscirne, basta ricordare l’andamento delle concessioni edilizie nell’eurozona, che sono ancora diversi decine di punti sotto il livello del 2008, quando scoppiò la bolla subprime, l’ennesima crisi partita dagli Usa. Sicché la produzione del settore delle costruzioni, in particolare del settore abitativo, è rimasta stagnante bel quindicennio successivo e ancora ai nostri giorni non esprime certo un trend allegro. Anche perché nel frattempo le concessioni edilizie sono sprofondate e meno della metà di quelle che erano nel 2008. E’ come se sul mattone gravasse una sorta di proibizione, che poi altro non è che una sfiducia persistente nella sua solidità. Ci siamo scottati malamente e ancora la ferita brucia. Aspettiamo adesso di vedere quanto profonde saranno le scottature provocate dai dazi. Ma nel frattempo la crisi del commercio è già cominciata.

Cartolina. La crescita possibile

Poiché sempre più vicini a noi risuonano svariati toni minacciosi, vale la pena ricordare che nessun destino si accanisce sulla nostra testa e che quello che ci succede, in larga parte, dipende dalle nostre scelte e in larghissima parte da quello che scelgono i nostri governanti, che comunque abbiamo scelto noi. Noi che possiamo farlo intendo. A tal proposito, una semplice simulazione elaborata da Ocse ci ricorda che una riduzione di un punto e mezzo percentuale nelle tariffe medie che affliggono il commercio internazionale farebbe crescere il pil mondiale di un quarto di punto e diminuire l’inflazione quasi altrettanto. Crescita senza inflazione è quello che tutti dicono di volere. Ma poi fanno il contrario di quello che servirebbe. E così la crescita possibile evapora. Diventa decrescita reale.

Cartolina. I casalinghi

Degli italiani si conosce la passione per il mattone, che oggi ci colloca in cima alla classifica europea delle persone che vivono in casa di proprietà, mentre gareggiamo con Grecia, Spagna e Portogallo per la percentuale di persone che vivono in abitazioni concesse a titolo gratuito. Quindi comunque, tiro a indovinare ma non dovrei sbagliare troppo, case di famiglia. Gli inquilini, ossia coloro che devono pagare un affitto per abitare da qualche parte, da noi sono un minoranza, e infatti siamo in coda nella classifica di chi vive in affitto. Questo duplice primato, maggior numero di proprietari e minor numero di inquilini, unito a un probabile ex aequo su chi abita gratuitamente, non è solo un fatto economico, pure se ha rilevanti conseguenze economiche. E’ un fatto dello spirito. Racconta del nostro carattere e di una nostra tendenza che nel tempo si è sviluppata enormemente: siamo diventati tutti casalinghi.

Cartolina. La difesa del debito

Dei debiti che i governi devono fare per pagare gli interessi sui debiti sembra non importi a nessuno. Perciò questo costo, subdolamente, cresce di anno in anno, e crescerà ancora di più nei prossimi, visto che a meno di sorprese che sarebbe meglio non avere, perché di solito sono brutte, le banche centrali sembrano intenzionate a far salire ancora i tassi di interesse. Sicché, malgrado sia segnalato in rosso in tutti i rapporti degli organismi internazionali, il costo degli interessi sul debito viene sostanzialmente ignorato. E tuttavia non è meno che rilevante. In rapporto al pil, e in media Ocse, supera di gran lunga non dico la protezione ambientale, della quale in fondo ci importa solo a danno conclamato, ma anche la mitica spesa per la difesa, che ormai occupa tutti i nostri pensieri. Spendiamo più per difenderci dai creditori reali che per difenderci dagli aggressori potenziali. Questo ci aiuta a capire cosa ci spaventi di più.

Cartolina. La moltiplicazione del debito

In meno di vent’anni il debito globale dei paesi Ocse visto come un tutto, quindi con grandi differenze fra i singoli paesi, si è moltiplicato quasi per tre, sfiorando i 60 trilioni previsti alla fine di quest’anno, che si confronta con i 20 trilioni del 2007, mentre la sua quota sul pil ormai veleggia verso il 100 per cento, a fronte di meno del 40 per cento, sempre del 2007. Chi si allarma per questa crescita esuberante, diciamo così, trascura di osservare che questo è l’ennesimo miracolo del capitalismo, che non moltiplica solo la ricchezza, quindi i creditori, ma anche le preoccupazioni, stavolta dei debitori. Che poi questi debitori siano dei governi è la ciliegina sulla torta. Perché sarà pure vero che lo stato siamo noi, come diceva qualcuno. Ma in fondo non ci credeva neanche lui.

Cartolina. La moltiplicazione del credito

Chi crede nei miracoli dovrebbe credere nel capitalismo, visto che sembra sia l’unico strumento provato capace di moltiplicare pani e pesci seppure nel loro comune denominatore, ossia il denaro che oggi è l’autentica misura di tutte le cose. Chi crede nel capitalismo osserverà ammirato la moltiplicazione del credito privato, una delle tante declinazioni del credito, ossia l’altra faccia del debito, senza più neanche chiedersi come sia possibile, perché sennò non sarebbe un credente autentico. Di fronte ai prodigi del capitalismo, che cresce su se stesso, si rimane attoniti. Ma in questo modo sfugge un dettaglio, la cui inosservanza mina alle fondamenta la straordinaria costruzione capitalistica. Ossia il fatto che il capitalismo, per funzionare, non può solo moltiplicare: deve anche dividere. Perché se si cumula senza decumulare prima o poi si crolla rimanendo schiacciati dal proprio peso. Questo, purtroppo, il credente nel capitalismo ancora non lo crede abbastanza.

Cartolina. Forza Europa

Visto che l’Europa riempie le piazze, vale la pena ricordare un’evidenza che pochi conoscono e molti trascurano di osservare: i paesi che sono entrati nell’Ue nel 2004, anno dell’ultima stagione di allargamento, hanno visto tassi di crescita di Pil pro capite più che doppi rispetto ai paesi che già erano nell’area, che comune sono cresciuti anche loro, pure se meno, grazie a questo allargamento. L’Ue fa bene a tutti, insomma, anche se non a tutti nello stesso modo. Non è tutto oro, quello che riluce, ovviamente. E l’ingresso in una regione economica complicata come la nostra, che incorpora oggi anche un notevole rischio politico, richiede anche molti sacrifici, come sappiamo bene noi italiani. Però il gioco vale la candela, e vale anche sforzarsi per tenerla accesa. Non solo per il pil ormai. In gioco c’è molto di più. E forse lo abbiamo capito, visto che l’Europa riempie le piazze e ci invita ad essere forti. Perciò, forza. Forza Europa.

Cartolina. La fiducia fa star bene

Dovremmo sempre ricordare il potere misterioso della fiducia, che non serve solo le esigenze dell’economia, che senza fiducia semplicemente non funziona, ma anche al nostro star bene complessivo, area molto misteriosa che gli statistici cercano sempre di catturare con i loro indicatori, riuscendo solo a farla fuggire altrove. In una delle sue rilevazioni Ocse osserva che avere fiducia nel governo incoraggia la fiducia nei sistemi sanitari, anche se il risultato della survey che origina i dati non sempre è coerente con le premesse. In Spagna, ad esempio, quasi il 90 per cento degli intervistati ha fiducia nel sistema sanitario, pure se la fiducia al governo non discosta molto dal livello degli italiani, che in compenso in poco più del 60 per cento si fidano della propria sanità. Oppure in Svizzera, dove oltre il 60 per cento dei cittadini ha fiducia nel governo, la fiducia nel sistema sanitario arriva “solo” al 70 per cento, quindi meno della Spagna. Forse ulteriori statistiche ci aiuteranno a penetrare il mistero della fiducia. Ma a noi, che frequentiamo volentieri il senso comune, basta coltivare il sospetto che la fiducia sia meglio avercela, che non avercela. Vale per l’economia, e tanto più per il benessere. Chi ha fiducia sta meglio. Tutto qua.

Cartolina. L’economia dei sussidi

Se lo spirito del tempo, come lascia sospettare un recente paper di Ocse, è quello che vuole i governi sussidiare sempre più la propria manifattura, è difficile capire perché mai gli altri governi critichino quello cinese, che certamente – e non a caso direi – primeggia in questa pratica senz’altro confortevole per le aziende che lì sono in gran parte pubbliche. Non è chiaro, vale a dire, se gli altri governi potrebbero sussidiare, ma non vogliono, perché ancora credono nel libero mercato, oppure se non possono sussidiare a livello cinese, perché ancora devono fingere di credere al libero mercato, ma vorrebbero tanto. Nel dubbio, sussidiano anche loro, chi più chi meno, mentre fior di teste d’uovo magnificano le sorti progressive della pianificazione statale, come negli anni ’70. Non si inventa mai nulla di nuovo. Neanche col sussidio.

Cartolina. Imparare ad invecchiare

Se avete un po’ di tempo, impiegatelo a dare un’occhiata a questo interessante grafico che difficilmente troverete altrove, a meno che non siate appassionati frequentatori dei rapporti Ocse sullo stato di salute, letteralmente, della nostre popolazioni. Ve lo semplifico. I paesi a sinistra hanno un’aspettativa di vita, all’età di 45 anni, inferiore della media dell’area. Mentre le due parti superiori, nei due differenti grafici, espongono quei paesi dove il livello di salute e di benessere è superiore alla media. Se guardiamo in casa nostra nostra, osserviamo che viviamo più a lungo della media, ma in condizioni di salute peggiori e con un livello inferiore di benessere. Potremmo stare meglio meglio, insomma. Magari imparando ad invecchiare.