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Cartolina. Invecchiare bene

Dunque è questo il fine? Prima abbiamo imparato a diventare tutti sempre più vecchi, e ci abbiamo messo alcuni secoli. Adesso dobbiamo imparare ad invecchiare in salute, e chissà quanto ci metteremo. Ma il fine di invecchiare in salute non è autoevidente. Una persona superficiale potrebbe pure accontentarsi di invecchiare bene senza ulteriori necessità. Ma la realtà non è mai così semplice. Oggi ci dicono e ci ripetono continuamente che dobbiamo invecchiare bene perché non ci possiamo permettere di invecchiare male. Costa troppo. Quindi dobbiamo invecchiare bene, se vogliamo continuare a pagare i nostri debiti che ormai sono longevi e crescenti almeno quanto noi. Questo è il fine.
Cartolina. La fatica dei salari

E’ sempre faticoso salire, e lo sa bene chiunque conquisti una quota a piedi o in bicicletta. Nel caso dei salari poi, che si muovono a bordo delle contrattazioni sindacali, le salite sono ancora più faticose, specie quando un’inflazione mai davvero domata aumenta costantemente la pendenza. Quindi la buona notizia è che i salari crescono, con grandi differenze, e crescono realmente, ossia al netto dell’inflazione. Almeno fino al terzo quarto del 2024, dove arrivano i dati collazionati da Ocse. Rimane il problema che dal primo trimestre 2021 i salari reali, compresi quelli italiani, sono robustamente in calo. Perché salire davvero è faticoso, ma si scende rapidamente. Come i conti correnti.
Cartolina. L’età esponenziale

Dovremmo sempre ricordare che non viviamo più nei vecchi tempi, e al tempo stesso ricordare, di questi vecchi tempi, i loro preziosi insegnamenti. I proverbi, ad esempio. Chi va piano va sano e va lontano, per dirne uno, che riaffiora alla memoria osservando il modo esponenziale in cui si esprimono la decrescita del costo del calcolo computazionale, diminuito del 99 per cento in meno di vent’anni, la crescita del calcolo computazionale, che in dieci anni si è moltiplicato per 350 mila, liberando le energie potenziai dell’AI che solo da poco abbiamo iniziato ad apprezzare. Sempre perché non viviamo più nei vecchi tempi, ma in quelli esponenziale. Non possiamo più andar piano. Diventa nientemeno che vitale rimanere sani, se vogliamo arrivare lontano. O almeno arrivare.
Cartolina. La linea piatta

E’ affascinante osservare la linea piatta, al netto di un evento straordinario come una pandemia, dei nostri consumi interni. Le famiglie italiane, ormai da quasi vent’anni, non spostano il loro livello di consumi. Se possono, semmai, lo abbassano. Siamo la migliore testimonianza di una società refrattaria al consumismo. Poi però ci lamentiamo che il pil non sale. E infatti, se notate, la curva dei consumi e quella del pil sono praticamente sovrapposte, alla faccia di quelle dell’export e degli investimenti che fanno acrobazie che hanno il solo risultato di riuscire a mantenere la nostra stagnazione. Hai voglia a investire o a esportare: il pil sta lì: aggrappato ai consumatori che non vogliono consumare. E vai a capire se non possono o non vogliono. Nel dubbio si lamentano.
Cartolina. Il suv nel piatto

Un chilo di carne di manzo si produce al prezzo di quasi 60 chili di CO2, un chilo di formaggio di “appena” 20 chili. Bruciare un litro di gasolio ne produce, secondo alcune stime, appena 2,5, al livello di un chilo di riso. Non si capisce perché ai produttori di carne di manzo e latticini sia stata risparmiata l’onta vissuta dai produttori di motori termici. A costoro è stato imposto l’elettrico, a quegli altri si dovrebbe imporre la riconversione in produttori di patate o, al limite di riso. Invece niente. I cheeseburger vanno alla grande e non sia mai che si rinunci a una grigliata, magari dopo una gita fuori porta col Suv elettrico. Perché l’ambiente è importante. Ma vuoi mettere una bella bistecca?
Cartolina. La crisi difficile

Per ricordare quanto sia facile provocare una crisi e quanto sia difficile uscirne, basta ricordare l’andamento delle concessioni edilizie nell’eurozona, che sono ancora diversi decine di punti sotto il livello del 2008, quando scoppiò la bolla subprime, l’ennesima crisi partita dagli Usa. Sicché la produzione del settore delle costruzioni, in particolare del settore abitativo, è rimasta stagnante bel quindicennio successivo e ancora ai nostri giorni non esprime certo un trend allegro. Anche perché nel frattempo le concessioni edilizie sono sprofondate e meno della metà di quelle che erano nel 2008. E’ come se sul mattone gravasse una sorta di proibizione, che poi altro non è che una sfiducia persistente nella sua solidità. Ci siamo scottati malamente e ancora la ferita brucia. Aspettiamo adesso di vedere quanto profonde saranno le scottature provocate dai dazi. Ma nel frattempo la crisi del commercio è già cominciata.
Cartolina. La crescita possibile

Poiché sempre più vicini a noi risuonano svariati toni minacciosi, vale la pena ricordare che nessun destino si accanisce sulla nostra testa e che quello che ci succede, in larga parte, dipende dalle nostre scelte e in larghissima parte da quello che scelgono i nostri governanti, che comunque abbiamo scelto noi. Noi che possiamo farlo intendo. A tal proposito, una semplice simulazione elaborata da Ocse ci ricorda che una riduzione di un punto e mezzo percentuale nelle tariffe medie che affliggono il commercio internazionale farebbe crescere il pil mondiale di un quarto di punto e diminuire l’inflazione quasi altrettanto. Crescita senza inflazione è quello che tutti dicono di volere. Ma poi fanno il contrario di quello che servirebbe. E così la crescita possibile evapora. Diventa decrescita reale.
Cartolina. I casalinghi

Degli italiani si conosce la passione per il mattone, che oggi ci colloca in cima alla classifica europea delle persone che vivono in casa di proprietà, mentre gareggiamo con Grecia, Spagna e Portogallo per la percentuale di persone che vivono in abitazioni concesse a titolo gratuito. Quindi comunque, tiro a indovinare ma non dovrei sbagliare troppo, case di famiglia. Gli inquilini, ossia coloro che devono pagare un affitto per abitare da qualche parte, da noi sono un minoranza, e infatti siamo in coda nella classifica di chi vive in affitto. Questo duplice primato, maggior numero di proprietari e minor numero di inquilini, unito a un probabile ex aequo su chi abita gratuitamente, non è solo un fatto economico, pure se ha rilevanti conseguenze economiche. E’ un fatto dello spirito. Racconta del nostro carattere e di una nostra tendenza che nel tempo si è sviluppata enormemente: siamo diventati tutti casalinghi.
Cartolina. La difesa del debito

Dei debiti che i governi devono fare per pagare gli interessi sui debiti sembra non importi a nessuno. Perciò questo costo, subdolamente, cresce di anno in anno, e crescerà ancora di più nei prossimi, visto che a meno di sorprese che sarebbe meglio non avere, perché di solito sono brutte, le banche centrali sembrano intenzionate a far salire ancora i tassi di interesse. Sicché, malgrado sia segnalato in rosso in tutti i rapporti degli organismi internazionali, il costo degli interessi sul debito viene sostanzialmente ignorato. E tuttavia non è meno che rilevante. In rapporto al pil, e in media Ocse, supera di gran lunga non dico la protezione ambientale, della quale in fondo ci importa solo a danno conclamato, ma anche la mitica spesa per la difesa, che ormai occupa tutti i nostri pensieri. Spendiamo più per difenderci dai creditori reali che per difenderci dagli aggressori potenziali. Questo ci aiuta a capire cosa ci spaventi di più.
Cartolina. La moltiplicazione del debito

In meno di vent’anni il debito globale dei paesi Ocse visto come un tutto, quindi con grandi differenze fra i singoli paesi, si è moltiplicato quasi per tre, sfiorando i 60 trilioni previsti alla fine di quest’anno, che si confronta con i 20 trilioni del 2007, mentre la sua quota sul pil ormai veleggia verso il 100 per cento, a fronte di meno del 40 per cento, sempre del 2007. Chi si allarma per questa crescita esuberante, diciamo così, trascura di osservare che questo è l’ennesimo miracolo del capitalismo, che non moltiplica solo la ricchezza, quindi i creditori, ma anche le preoccupazioni, stavolta dei debitori. Che poi questi debitori siano dei governi è la ciliegina sulla torta. Perché sarà pure vero che lo stato siamo noi, come diceva qualcuno. Ma in fondo non ci credeva neanche lui.
