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Cartolina. La moltiplicazione del credito

Chi crede nei miracoli dovrebbe credere nel capitalismo, visto che sembra sia l’unico strumento provato capace di moltiplicare pani e pesci seppure nel loro comune denominatore, ossia il denaro che oggi è l’autentica misura di tutte le cose. Chi crede nel capitalismo osserverà ammirato la moltiplicazione del credito privato, una delle tante declinazioni del credito, ossia l’altra faccia del debito, senza più neanche chiedersi come sia possibile, perché sennò non sarebbe un credente autentico. Di fronte ai prodigi del capitalismo, che cresce su se stesso, si rimane attoniti. Ma in questo modo sfugge un dettaglio, la cui inosservanza mina alle fondamenta la straordinaria costruzione capitalistica. Ossia il fatto che il capitalismo, per funzionare, non può solo moltiplicare: deve anche dividere. Perché se si cumula senza decumulare prima o poi si crolla rimanendo schiacciati dal proprio peso. Questo, purtroppo, il credente nel capitalismo ancora non lo crede abbastanza.
Cartolina. Forza Europa

Visto che l’Europa riempie le piazze, vale la pena ricordare un’evidenza che pochi conoscono e molti trascurano di osservare: i paesi che sono entrati nell’Ue nel 2004, anno dell’ultima stagione di allargamento, hanno visto tassi di crescita di Pil pro capite più che doppi rispetto ai paesi che già erano nell’area, che comune sono cresciuti anche loro, pure se meno, grazie a questo allargamento. L’Ue fa bene a tutti, insomma, anche se non a tutti nello stesso modo. Non è tutto oro, quello che riluce, ovviamente. E l’ingresso in una regione economica complicata come la nostra, che incorpora oggi anche un notevole rischio politico, richiede anche molti sacrifici, come sappiamo bene noi italiani. Però il gioco vale la candela, e vale anche sforzarsi per tenerla accesa. Non solo per il pil ormai. In gioco c’è molto di più. E forse lo abbiamo capito, visto che l’Europa riempie le piazze e ci invita ad essere forti. Perciò, forza. Forza Europa.
Cartolina. La fiducia fa star bene

Dovremmo sempre ricordare il potere misterioso della fiducia, che non serve solo le esigenze dell’economia, che senza fiducia semplicemente non funziona, ma anche al nostro star bene complessivo, area molto misteriosa che gli statistici cercano sempre di catturare con i loro indicatori, riuscendo solo a farla fuggire altrove. In una delle sue rilevazioni Ocse osserva che avere fiducia nel governo incoraggia la fiducia nei sistemi sanitari, anche se il risultato della survey che origina i dati non sempre è coerente con le premesse. In Spagna, ad esempio, quasi il 90 per cento degli intervistati ha fiducia nel sistema sanitario, pure se la fiducia al governo non discosta molto dal livello degli italiani, che in compenso in poco più del 60 per cento si fidano della propria sanità. Oppure in Svizzera, dove oltre il 60 per cento dei cittadini ha fiducia nel governo, la fiducia nel sistema sanitario arriva “solo” al 70 per cento, quindi meno della Spagna. Forse ulteriori statistiche ci aiuteranno a penetrare il mistero della fiducia. Ma a noi, che frequentiamo volentieri il senso comune, basta coltivare il sospetto che la fiducia sia meglio avercela, che non avercela. Vale per l’economia, e tanto più per il benessere. Chi ha fiducia sta meglio. Tutto qua.
Cartolina. L’economia dei sussidi

Se lo spirito del tempo, come lascia sospettare un recente paper di Ocse, è quello che vuole i governi sussidiare sempre più la propria manifattura, è difficile capire perché mai gli altri governi critichino quello cinese, che certamente – e non a caso direi – primeggia in questa pratica senz’altro confortevole per le aziende che lì sono in gran parte pubbliche. Non è chiaro, vale a dire, se gli altri governi potrebbero sussidiare, ma non vogliono, perché ancora credono nel libero mercato, oppure se non possono sussidiare a livello cinese, perché ancora devono fingere di credere al libero mercato, ma vorrebbero tanto. Nel dubbio, sussidiano anche loro, chi più chi meno, mentre fior di teste d’uovo magnificano le sorti progressive della pianificazione statale, come negli anni ’70. Non si inventa mai nulla di nuovo. Neanche col sussidio.
Cartolina. Imparare ad invecchiare


Se avete un po’ di tempo, impiegatelo a dare un’occhiata a questo interessante grafico che difficilmente troverete altrove, a meno che non siate appassionati frequentatori dei rapporti Ocse sullo stato di salute, letteralmente, della nostre popolazioni. Ve lo semplifico. I paesi a sinistra hanno un’aspettativa di vita, all’età di 45 anni, inferiore della media dell’area. Mentre le due parti superiori, nei due differenti grafici, espongono quei paesi dove il livello di salute e di benessere è superiore alla media. Se guardiamo in casa nostra nostra, osserviamo che viviamo più a lungo della media, ma in condizioni di salute peggiori e con un livello inferiore di benessere. Potremmo stare meglio meglio, insomma. Magari imparando ad invecchiare.
Cartolina. I soldi fanno (più) soldi

La saggezza popolare ricorda molto opportunamente che i soldi fanno soldi, ma sbaglia quando aggiunge che la miseria genera miseria. Non bisogna fargliene una colpa: quando furono coniati i proverbi non c’erano ancora i diritti acquisiti e tantomeno i governi redistribuivano con la tassazione una buona parte della ricchezza. Rimane il fatto che i ricchi diventano più ricchi dei più poveri, quando la ricchezza aumenta, ma se guardiamo i dati Ocse, che vanno presi con le pinze del buon senso statistico, osserviamo che i redditi del 10 per cento più ricco, in circa venticinque anni, sono cresciuti del 50 per cento, quelli del 10 per cento più povero di quasi il 40 e quello medio e mediano, dove si annidano le differenze, intorno al poco più del 40 per cento. Insomma, i redditi sono cresciuti per tutti e non con differenze così estreme. I soldi fanno soldi, come nel passato. E chi ne ha di più ne fa di più. Ma la miseria non fa più solo miseria.
Cartolina. E loro pagano

Ora che i cosiddetti grandi si guardano in cagnesco, a volte ammiccando, a volte minacciando, ma in ogni caso ampiamente avviati ognuno per la sua strada, cose ne sarà di loro? Degli altri, vale a dire, quelli che fino ad oggi hanno potuto contare sulla solidarietà internazionale per riuscire a raggiungere un minimo di benessere. Costoro, di cui le nostre cronache non parlano, perché devono parlare del sopracciglio di Trump, dell’occhio azzurro di Putin, della pettinatura di Xi e degli imbarazzi europei, vedono sempre più crescere i loro fabbisogni, per avere una chance di raggiungere gli obiettivi che un ambizioso programma internazionale fissava al 2030, cioè dopodomani. Ma come faremo a trovare le risorse, se dobbiamo rifarci l’esercito, pagare i dazi americani, affrontare una transizione energetica e chi più ne ha più ne metta? Facilissimo: pagheranno loro.
Cartolina. Mala tempora

Un decennio di disastri naturali, stima la Bis di Basilea, hanno generato a livello globale danni per oltre due trilioni di dollari solo in piccola parte coperti da assicurazioni. Quindi i danni solo rimasti in pancia a chi li ha subiti e chissà in quale quota i governi hanno voluto o potuto contribuire a ristoro. Peraltro gli studiosi temono che il peggiorare del clima, frutto della crescita delle temperature, peggiorerà questa situazione, quindi c’è da aspettarsi che la conta dei danni sarà ancora più esosa e il gap assicurativo destinato a crescere, con l’aggravante che i disastri naturali impattano anche sulla crescita e sull’inflazione, anche se non è ancora chiarissimo come, pure se il buon senso suggerisce che non siano modi salutari. Convivere col maltempo significa molte cose e può provocare molte cose. Anche che ci si abitui.
Cartolina. La pazzia dell’Occidente

Interrogando un vasto campione di adulti sparsi su 31 paesi della regione Ocse, quindi quella messa meglio nel mondo, sui rispettivi timori sanitari, gli analisti dell’istituto parigino hanno scoperto che il timore più gettonato al momento è quello di impazzire. La salute mentale, che impauriva meno del 30 per cento degli interrogati nel 2018 ormai ha contagiato quasi il 50. In sostanza, quasi uno su due teme il disagio mentale in una qualche forma. Questo timore ha superato quello di ammalarsi di cancro, quello di essere stressati, e persino quello provocato dall’obesità o dall’abuso di droga, che ormai spaventa meno del 20 per cento delle persone che hanno partecipato al sondaggio. Ovviamente nessuno si domanda quanto droghe, obesità, stress e paura del cancro contribuiscano alla nostra salute mentale. Roba da matti.
Cartolina. Lo shock dell’energia

E’ sicuramente scioccante accorgersi che a livello globale il prezzo dell’energia sia all’incirca il doppio di dieci anni fa, dopo aver sfiorato il quadruplo nel 2022. Tanto più se si ricorda che l’indice elaborato da Ocse è riferito al mondo intero, e quindi ci sono state sicuramente aree – per esempio qui da noi – dove gli shock sono stati assai più profondi. A differenza del passato, quando gli shock erano solo petroliferi, nei tempi moderni gli shock sono diventati generalmente energetici, viso che le fonti sono aumentate, e quindi anche i rischi che ognuna di queste incorpora. Il gas, per esempio, che noi europei abbiamo scoperto quanto possa costare caro proprio di recente. Diversificare le fonti è una ottima strategia, per distribuire i rischi. Così almeno si ipotizzava. Salvo poi scoprire che i prezzi dell’energia tendono a muoversi insieme, qualunque sia la fonte. E’ stato davvero uno shock.
