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Prezzi in calo per i minerali critici, ma la domanda rimane forte

L’ultimo rapporto dell’IEA sui minerali critici, quell’ampia categoria di materie prime che sono alla base della transizione ecologica, fotografa una tendenza molto chiara: i prezzi sono crollati, con il litio spot addirittura il calo del 75% nel dicembre 2023 rispetto a dicembre 2022. Anche cobalto, nickel e grafite, tutti materiali fondamentali per la prodizione di batterie elettriche, hanno visto cali compresi fra il 30 e il 45%.

Questi cali in buona parte si giustificano con il grande rialzo dei prezzi osservato nei due anni precendenti il 2023, quando l’indice elaborato da IEA per misurare questi mercato, l’IEA Energy Transition
Mineral Price Index, che mette insieme rame, terre rare e minerali critici, ha triplicato il suo valore. per poi sgonfiarsi alla fine dell’anno scorso. Solo il rame ha mantenuto una certa tensione al rialzo nei prezzi.

Per gli altri minerali il crollo è seguito a un notevole aumento dell’offerta avvenuta proprio nel tempo in cui i prezzi andavano alle stelle, nel più classico dei meccanismi di rincorsa economica nel quale si esibiscono i mercati di frequente. I prezzi salgono, si produce di più, i prezzi scendono.

Nulla di particolarmente preoccupante quindi. Anche perché malgrado l’altalena dei prezzi la domanda dei beni per cui servono questi materiali, le batterie elettriche per dirne uno, continua a crescere. E questo si vede anche dalle vendite di auto elettriche, che nel 2023 ha raggiunto i 14 milioni di unità vendute, con un incremento del 35% rispetto all’anno precedente. Le previsioni sono persino più ottimiste.

Tutto ciò si riverbera anche sulla domanda di minerali critici. Al di là dei prezzi, adesso in calo per l’aumentata offerta, la domanda di queste materie prime è prevista in crescita significativa. Il litio, secondo uno degli scenari elaborati da IEA, dovrebbe avere una domanda nove volte superiore al livello attuale entro il 2040, la grafita di quattro volte e il rame conoscere l’incremento più elevato. Si stima che il mercato dei minerali critici raggiungerà, sempre entro il 2040, un valore di 770 miliardi di dollari, il doppio di adesso. I prezzi sono critici, insomma. Ma non lo saranno a lungo.

Un altro passo avanti per il corridoio di Lobito

E’ passata quasi inosservata la notizia che nel corso dell’ultimo Global Gateway Forum, organizzato dall’Unione Europa fra il 25 e il 26 ottobre, fra le varie iniziative è stato ribadito il sostegno dell’UE allo sviluppo del corridoio africano di Lobito, per il quale è stato anche firmato un memorandum d’intesa sottoscritto dall’UE – rappresentata dalla commissaria Jutta Urpilainen –, dagli USA, dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC), dalla Repubblica dello Zambia, dalla Repubblica dell’Angola, la Banca Africana di Sviluppo e l’Africa Finance Corporation.

Si tratta di uno sviluppo del vertice indiano del G20 di settembre scorso, nel corso del quale erano state annunciate alcune iniziative per potenziare la connettività fra Occidente ed Africa, oltre che per favorire la sicurezza delle forniture di minerali critici. E il corridoio di Lobito, che taglierà l’Africa meridionale da Est a Ovest è concepito proprio in quest’ottica.

In particolare il corridoio consiste in un sistema di infrastrutture destinate a collegare la parte meridionale della RDC e la parte nord-occidentale della Repubblica dello Zambia ai mercati commerciali regionali e globali attraverso il porto di Lobito in Angola. Quindi non solo uno strumento per il potenziamento dei trasporti regionali, ma anche per veicolare in maniera più efficace alcune materie prime critiche abbondanti sia in Zambia che in Congo.

Ovviamente questo è solo un pezzo del puzzle più ampio che l’UE vuole sviluppare nell’ambito del Global Gateway Forum, subito intesa come la risposta occidentale alla via della Seta cinese. Ma aldilà di queste competizioni che tanto piacciono ai giornali, la realtà è assai più semplice. L’Africa, in questa parte del secolo, sta godendo di una certa attrattività. Ha risvegliato l’interesse di tutto il mondo. I cinesi sicuramente hanno battuto molte strade, e adesso sembra che l’Occidente abbia capito che non basta donare soldi all’Africa per svolgere la propria funzione politica. Bisogna aiutarla a crescere.

Gli attori non sono tutti qui, peraltro. Si commetterebbe una grave sottovalutazione della posta in gioco se si dimenticassero i forti legami che molta parte dell’Africa ha col mondo arabo, e soprattutto si ignorasse la volontà di potenza, spesso frustrata e perciò pericolosa, della Russia.

Il fatto, puro e semplice, è che l’Africa adesso è a centro dell’interesse del mondo, forse per la semplice ragione che la geografia la pone al centro del mondo. I corridoi africani sono i fili della nuova ragnatela che diversi attori globali stanno tessendo lungo il planisfero. E, come dice il proverbio, fra i due litiganti il terzo gode. Figuratevi se sono più di due.