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Cartolina. La resilienza del ritardo

A fine 2023 l’Italia, ricorda Bankitalia nella sua relazione, aveva incassato 102 miliardi di fondi europei, 60,9 in prestiti e 41 come sovvenzioni, all’interno della cornice del PNRR, il mitico piano che dovrebbe risollevarci dalle difficoltà ereditate dalla pandemia, e magari anche darci una mano a modernizzare un paese a dir poco anchilosato. Lasciando da parte il fatto che per una volta è stato quasi facile ottenere questi fondi, si osserva che una volta di più è risultato molto difficile riuscire a spenderli. La vera resilienza italiana sembra quella nei ritardi. Non a caso molte scadenze sono state concentrate nell’ultima parte del 2026. Un giorno magari ci verrà in mente che la stessa ragione che ci mette nella condizione di sperare che qualcuno ci finanzi ci crei la condizione di avere difficoltà a spenderli. Che esista una correlazione, se non una causazione, fra efficienza e salubrità fiscale. Ma per adesso è chiedere troppo. Diamo un calcio alla lattina e speriamo che arrivi a destinazione. In modo resiliente.