Etichettato: yuan al posto del dollaro

La maratona dello yuan attraverso i paesi emergenti

Lenta e ormai costante, la crescita del credito in yuan nella regione asiatica dei paesi emergenti è una delle osservazioni che vale la pena sottolineare dell’ampia ricognizione che la Bis di Basilea dedica ai flussi transfrontalieri di liquidità.

Detto in soldoni: il credito denominato in valuta cinese, ai paesi dell’Asia-Pacifico, è aumentato ancora a fronte di un trend declinante di prestiti in dollari che ormai dura dal 2022, ossia da quando la Fed ha iniziato a stringere i cordoni della borsa. E poiché la finanza, come la natura, ha orrore del vuoto, la Cina ha pensato bene di aumentare la sua presenza valutaria nella regione, e non solo lì.

Lo yuan ormai, anche per i numerosi legami commerciali che la Cina intrattiene con molti paesi emergenti, è una presenza discreta e sempre più evidente nella statistiche degli osservatori internazionali fra i quali la Bis, che ha conteggiato in 240 miliardi di dollari il credito in yuan concesso ai paesi emergenti dall’inizio del 2022.

Da qui a pensare che diventerà un sostituto del dollaro ce ne corre però. Diventare una moneta internazionale non è certo una passeggiata. Semmai somiglia a una maratona. E per adesso lo yuan ha fatto solo pochi chilometri per lo più concentrati nell’area vicina alla Cina.

L’uso del renmimbi nelle transazioni offshore (sezione rossa del grafico che apre il post), ossia per transazioni creditizie fra banche e prenditori fuori dalla Cina, rimane ancora contenuta, registrando una crescita di una sessantina di miliardi. Insomma, la valuta cinese ha ancora molta strada da fare, nonostante l’accesa fantasia di molti commentatori. E non è detto che abbia intenzione di farla davvero. Tantomeno che riesca.