Il Grande Freddo gela l’economia tedesca

Dopo i dati scoraggianti della Cina, che hanno terremotato le borse asiatiche, sono arrivati quelli della “Cina d’Europa”, ossia la Germania. L’istituto nazionale di statistica ha diffuso i dati sul Pil del primo trimestre 2013, ed è venuto fuori che il gigante teutonico  è cresciuto di un risicato 0.1%. Meglio, certo, del -0,7% registrato nell’ultimo trimestre 2012, e ancor di più del risultato negativo della Francia, ormai conclamatamente in recessione.

Epperò non è che c’è da festeggiare. Ci si può solo accontentare di capirci qualcosa. E infatti l’istituto statistico tedesco ci prova. E spiega che “una delle ragioni di questa crescita ridotta è stato il freddo”. Le temperature rigide, sottolineano, avrebbero “rallentato” le attività, a cominciare dal settore delle costruzioni. E tutta l’economia ne avrebbe risentito.

Bene, tutti conosciamo i venti freddi del Nord Europa. Però leggendo tutto il rapporto dell’Istituto statistico si traggono  altre informazioni.

La prima è che tutte le componenti del Pil sono in calo. La domanda interna delle famiglie è scesa dai 387,94 miliardi dell’ultimo trimestre 2012 a 369,75. La spesa per consumi del governo dai 139,34 miliardi dell’ultimo trimestre 2012 a 129,04. La quota degli investimenti lordi conferma “il trend negativo del 2012″, scendendo a 114,66 miliardi dai 120,84 del primo trimestre 2012”.

Cosa centri il freddo con l’andamento degli investimenti lordi è un mistero statistico. E ciò malgrado rimane preoccupante, visto la straordinaria importanza degli investimenti nei processi di accumulazione.

Ma quello che più preoccupa è che “la bilancia dell’export e import non ha avuto quasi effetti sulla crescita economia del 2013”.

In pratica, quello che è successo è che l’export tedesco è crollato dai 342,55 miliardi dell’ultimo trimestre 2012 a 331,18. E solo il calo ancor più marcato dell’import, sceso da 304,55 a 288,07, ha consentito di contenere il peggioramento del saldo.

Cosa c’entri il freddo con il calo dell’export è un altro mistero statistico.

Se si guardano i dati su scala annuale, scopriamo un’altra cosa. La frenata dell’economia tedesca inizia dal terzo trimestre 2012, quindi in autunno. Dopo aver raggiunto il picco di export e di import, rispettivamente 344 e 310 miliardi, il trimestre successivo, il quarto, i valori arrivano a 342 (export) e 304 (import).

Neanche l’aumento dei consumi pubblici (da 125 a 139 miliardi) riesce a frenare il calo del prodotto, tirato già dal calo dei consumi privati (da 390 a 387 miliardi) e soprattutto da quello degli investimenti lordi, sia privati che pubblici, che calano da 124 a 103 miliardi.

Insomma, è l’autunno e non l’inverno a gelare l’economia tedesca.

I dati del primo trimestre 2013 confermano questo trend. Il calo degli investimenti fissi, quindi macchinari e costruzioni, si fa più pronunciato, la spesa totale per consumi pure e il saldo commerciale diventa ininfluente. Il calo del prodotto ne è una diretta conseguenza. Il che dimostra come i morsi dell’austerità inizino a mordere anche la Germania.

Il Grande Freddo che gela l’economia tedesca non sembra abbia a che fare granché col clima.

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