Cronicario: E’ autunno, cadono (forse) le borse e gli europei si scoprono casalinghi disperati


Proverbio del giorno Due cani si azzuffano solo se qualcuno li ha spinti a farlo

Numero del giorno: 250% Debito totale cinese, pubblico e privato, sul Pil

Cadono. No, risalgono. Dove vanno a finire i listini? Mi chiedo parafrasando una vecchia canzone.  Dove vanno nessuno lo sa. Epperò Bloomberg vuol far credere di saperla lunga e aspetta il primo canto del gallo per postare il suo timore e raccapriccio: le borse europee cadono, scrive, perché gli investitori sono preoccupati per i rischi che derivano dal vertice Opec e dal voto Italiano.

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Più tardi il titolo cambierà in borse che fluttuano, evocando danze eleganti e leggere, ma rimane il fatto, giura il giornalista, che la fluttuazione,  dipende sempre dall’Opec e dal nostro referendum, che ormai il cronicario globale quota come la Brexit, l’elezione di Trump e le future elezioni francesi: una fonte di catastrofi. Salvo il fatto che poi non si verificano.

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Ma tant’è: il cronicario globale vive d’emozioni, e quindi anche il vostro Cronicario preferito, che ve ne offre un piccolo distillato quotidiano. Col vantaggio che magari vi fa ridere. Ma non solo. Perché qua ridendo e scherzando si dice la verità, come nella migliore tradizione nostrana.

Prendete il caso del vertice Opec. Già la versione seria del Cronicario aveva ipotizzato un paio di settimane fa che sarebbe stato un buco nell’acqua..ops, nel petrolio. Poi il Cronicario ha spiegato perché era una partita truccata e quali fossero le tre carte di questo gioco. E oggi che mi leggo? Che domani a Vienna i capetti dell’Opec con tutta probabilità si faranno gli auguri di Natale e ci rivediamo l’anno prossimo.

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Poi succede che il petrolio perde il 2%. Ma mica penserete che improvvisamente si sono accorti tutti che domani il vertice rischia il flop? Naaa. Oggi scende come l’altro ieri saliva. Questa cosa che i mercati seguono le notizie è una delle mitologie ricorrenti del cronicario globale. In realtà se ne infischiano. Sono quelli che fanno le notizie che seguono i mercati, non il contrario. Perciò oggi il Cronicario vi regala una perla sotto forma di verità rivelata: le borse fluttuano, o cadono o come vi pare, perché è autunno. Ricordatevelo.

Penserete che abbia voglia di scherzare, ma invece oggi il Cronicario è serissimo. Il FT, che sta per Financial Terror, alter ego del noto Financial Times, se n’è uscito con la notizia che i cinesi non sanno più come fermare la fuga di capitali.

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Chissà come mai. Ipotizzo che abbiano visto le ultime news sulla Cina raccolte dall’Ocse.

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Nel caso non si vedesse, il verde è il debito delle imprese cinesi. Notate come svetta gagliardo. Tutto al contrario delle proiezioni di crescita che sempre l’Ocse vede scendere fino al 6,1% nel 2018. E intanto che succede al povero piccolo Yuan? Si inchina allo strapotere del Dollaro di Mister T.

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Se io fossi un’impresa cinese, che incasso in yuan e magari devo ripagare un debituccio in dollari ci farei un pensierino a portare all’estero due spicci.

A proposito di mister T, che nuove arrivano dalla terra dei maghi? Un paio meritano attenzione. La prima è che in venti città Usa i prezzi delle case sono cresciuti del 5,1% in settembre, che mi fa venire in mente questo.

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Notate il picco del 2006 e quello attuale. E poi fate gli scongiuri.

L’altra notizia arriva dall’istituto di statistica Usa che ha rilasciato la seconda stima sul Pil del quarto trimestre, collocandola al 3,2%, lo 0,3% in più della prima stima di ottobre. A spingere il prodotto la spesa dei privati per auto e housing.

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A proposito di housing. Sempre per non farci parlare dietro, anche noi europei abbiamo un dato confortante rilasciato da Eurostat: un quarto delle nostre spese annue va via per la casa. Si parla di 2000 miliardi (dato 2015) il 13,4% del pil dell’Ue. Anche la statistica se n’è accorta: siamo una popolazione di casalinghi. Se volete scoprire come spendiamo il resto guardate questo.

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E poiché voglio chiudere in bellezza, vi infliggo altre due notizie dall’Europa, che nei prossimi mesi ci regalerà grandi soddisfazioni. La prima la lanciano quei simpaticoni del WSJ, che strillano l’allarme del nostro Supermario nazionale sull’eccessiva durata dei tassi bassi. Ossia il segreto di Pulcinella. Da qui deducono che Draghi voglia in qualche modo iniziare anche lui una exit strategy.

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Questo mentre la Reuters giura che la Bce è pronta a comprare titoli italiani qualora il voto italiano mettesse nei guai i bond della Repubblica. La sindrome del referendum colpisce senza pietà.

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La seconda arriva dritta dalla Commissione Ue che ha pubblicato le diverse valutazioni svolte dagli organismi dell’Unione sul piano di investimenti per l’Europa. E cosa dicono queste valutazioni? Che è il caso di rafforzare il Fondo europeo per gli investimenti strategici. Di sghei, finora, neanche l’ombra. Siamo casalinghi, ma anche disperati.

A domani.

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