La difficile riscossa del commercio internazionale


Il 2016 è stato un anno incerto per il commercio internazionale. Gli scambi sono cresciuti modestamente, pure se nel quarto trimestre dell’anno c’è stata una certa accelerazione che alcuni osservatori, fra i quali la Banca d’Italia nella sua recente Relazione annuale, giudicano possa aver influenzato positivamente l’inizio di quest’anno. A gravare sui flussi commerciali da un lato la debolezza degli investimenti, che ha caratterizzato sia le economie avanzate che quelle emergenti, e in particolare la Cina, dalla quale ormai dipende una parte importante degli scambi internazionali. E poi soprattutto un certo clima politico partito dagli Usa che per legittime ragioni di bottega – l’amministrazione Trump ha fatto capire di non amare i partner commerciali eccedentari – ha raffreddato i commerci dando fiato a una deriva protezionista che sin dall’emergere della crisi ha visto aumentare significativamente il numero di restrizioni commerciali adottate dagli stati.

Ciò ha di sicuro impattato sulla crescita globale, almeno secondo le rilevazioni di Ocse, che nel suo Globale Outlook di dicembre 2016 aveva persino provato a stimare l’effetto di tali pratiche, che di fatto si risolvono in ostacoli alla circolazione di beni e servizi, sull’andamento del Pil.

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