Cronicario: Siamo poveri ma giovani


Proverbio del 13 luglio Il rimedio alla tristezza è la bontà

Numero del giorno: 45 Percentuale di lavoratori over 55 nella PA italiana

E alle 10.39 ora di Twitter, l’Istat la racconta così: “Dal 2005 povertà assoluta più che triplicata tra i giovani 18-34 anni (da 3,1 a 10%)”. Boom. E che succede mai? Succede questo:

Mi confondo già alla prima riga. Povertà assoluta o relativa: di che parliamo? Subisco come tutti la seduzione d’infischiarmene dei dettagli e unirmi al piagnisteo, che fa tanto comunità. Ma poi un residuo di curiosità annidato fra i miei neuroni superstiti mi spinge a pagina 19 della release dove scopro come viene misurata la povertà.

Non è mica così semplice. Qua si tratta di valutare in moneta un paniere di beni e servizi “considerati essenziali per evitare gravi forme di esclusione sociale”.  E che c’è in questo paniere? “I fabbisogni essenziali sono stati individuati in un’alimentazione adeguata, nella disponibilità di un’abitazione – di ampiezza consona alla dimensione del nucleo familiare, riscaldata, dotata dei principali servizi, beni durevoli e accessori – e nel minimo necessario per vestirsi, comunicare, informarsi, muoversi sul territorio, istruirsi e mantenersi in buona salute”. Vitto, alloggio, wi fi e telefonino con tanti giga, insomma.

E’ tutta una questione di soglie, spiega paziente l’istituto. E queste soglie “si differenziano per dimensione e composizione per età della famiglia, per ripartizione geografica e per tipo di comune di residenza”. Beccatevi pure l’esempio: “Per un adulto (di 18-59 anni) che vive solo, la soglia di povertà è pari a 817,56 euro mensili se risiede in un’area metropolitana del Nord, a 733,09 euro se vive in un piccolo comune settentrionale, a 554,03 euro se risiede in un piccolo comune del Mezzogiorno”. La cosa m’intriga. Scopro persino un calcolatore Istat che può farmi conosce la mia soglia. Metto i dati e la trovo: 1760 euro mensili, con i quali secondo il calcolatore dovrei provvedere a tutta quella roba che abbiamo visto per me e il resto della truppa: cinque persone in tutto. In una grande città poi.

Decido di tornare giovane. Fingo di avere vent’anni e nessuno a carico, una bella cellula monofamiliare. E che soglia c’ho? 786 euri. Cioé mille euro meno di prima con quattro persone in meno. Ho il sospetto che i dati sulla povertà siano vagamente discutibili. Ma siccome sono stanco faccio finta di crederci. Anche perché c’è questa tabella che mi perseguita.

I giovani perbacco, se la passano davvero male. Che poi uno a trent’anni non è che sia ‘sto virgulto. Mi figuro quest’orda di 4 milioni 742 mila individui – i poveri assoluti – far la fila alla Caritas o altre amene istituzioni e mi accordo che stiamo parlando di un bel pezzo d’Italia. A queste soglie poi. Sento l’ala della disgrazia sfiorarmi il capo e proprio in quel momento arriva l’Ocse e mi dice: l’Italia è il terzo paese al mondo dopo Giappone e Usa ad essere tartassato dalle calamità naturali.

Già: secondo l’Ocse siamo terzi nella classifica dei danni economici subiti fra il 1980 e il 2016 per disastri vari. Capisco sempre più i giovani italiani, poveri e terremotati, che espatriano. Almeno si risparmiano i terremoti. A proposito, c’è un piccolo cataclisma che si sta consumando dove nessuno lo vede: nel mercato del gas.

Ad aprile, dice l’Iea, per la prima volta gli Usa sono diventati esportatori netti di gas. Non bastava il petrolio, ora pure il gas.

Speriamo.

A domani.

 

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