La famiglie italiane trascinano la crescita del credito


L’ultimo rapporto Abi presentato di recente conferma una evidenza già chiara ai lettori delle statistiche bancarie che pubblica la Banca d’Italia: la tenue ripresa del credito, che nell’ultimo anno – dato riferito a maggio – ha visto una crescita dell’1% al settore privato è in larga parte dovuta alle famiglie. Queste ultime hanno visto il credito a loro concesso crescere del 2,5% su base annua a fronte dello 0,3% delle imprese. Una tendenza che il rapporto Abi, malgrado sia aggiornato ad aprile 2017, ci consente di apprezzare in tutto il suo significato.

La tabella degli impieghi mostra che a fine aprile il totale dei prestiti del settore bancario era di 1.797,455 miliardi, dei quali 1.530,319 in capo al settore privato. Famiglie e imprese ne assorbivano quasi 1.400. Se andiamo a vedere le dinamiche, osserviamo però che alla fine del primo quadrimestre 2017, i prestiti alle imprese sono cresciuti dello 0,2% – a maggio come abbiamo visto il dato è leggermente migliorato – a fronte dello sprofondo registrato a novembre 2013, quando si registrò un calo del 5,9%. E interessante però osservare che “sulle determinanti della domanda di finanziamento delle imprese, nel corso del primo trimestre del 2017, si è registrata una flessione della dinamica legata agli investimenti”, mentre c’è stata “una domanda positiva per il finanziamento di scorte e capitale circolante”. Insomma: gli imprenditori mettono fieno in cascina e fanno girare i soldi. Ma gli investimenti sono ancora freddi.

Al contrario l’Abi rileva che è in crescita “la dinamica tendenziale del totale
prestiti alle famiglie (+2,4% ad aprile 2017; -1,5% a novembre 2013)”. Come si può osservare, anche il dato di maggio conferma il trend. Ma questa domanda, in sostanza, dipende in larga parte dai mutui. “Sempre ad aprile 2017 – scrive Abi – l’ammontare complessivo dei mutui in essere delle famiglie ha registrato una variazione positiva del +2,4% nei confronti di fine aprile 2016 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento), confermando, anche sulla base dei dati sui finanziamenti in essere, la ripresa del mercato dei mutui, colta inizialmente con l’impennata dei nuovi mutui”. Se guardiamo ai tassi, sempre utilizzando i dati Bankitalia di maggio, osserviamo che c’è stata una certa crescita dei tassi che le famiglie pagano per i i mutui, che rimangono bassi, ma sono in ripresa. La domanda di credito, insomma, favorisce il rialzo dei tassi. Quelli per le imprese al contrario, rimangono depressi.

Se mettiamo insieme i pezzi, risulta che le famiglie italiane, in qualche modo anche stimolate dai tassi bassi, hanno ripreso a comprar casa, come mostra anche l’aumento delle compravendite dell’ultimo anno, e quindi hanno aumentato la domanda di credito. Ma allora perché le imprese, che hanno tassi ancor più bassi non hanno reagito allo stesso modo? Qui le congetture si sprecano. Le imprese forse sono meno fiduciose delle famiglie – che affrontano con più tranquillità un investimento impegnativo come l’acquisto di un’abitazione – o forse semplicemente sono messe peggio, ossia hanno più debiti e peggiori prospettive di reddito.

Sempre Abi nota che “nel quarto trimestre del 2016 il debito delle famiglie italiane in rapporto al reddito disponibile è rimasto pressoché invariato, al 61,7%, mantenendosi ben al di sotto di quello medio dell’area euro (95% circa alla fine di settembre)”. Da fine 2007, quindi prima dell’inizio della crisi, ad oggi, i prestiti bancari all’economia “sono passati da 1673 miliardi a quasi 1.800 miliardi di euro, quelli delle famiglie da 1.270 a 1.400”. In sostanza, questo aumento è dipeso in gran parte da loro. Al di là di quanto costi, insomma, il credito bisogna anche poterselo permettere. Le famiglie evidentemente possono. Le imprese forse no.

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