Cronicario: Io risparmio, tu risparmi, egli spende


Proverbio del 31 ottobre La lingua è il principale nemico dell’uomo

Numero del giorno 0,6 Crescita % pil terzo trimestre nell’Eurozona

Mi sento molto solidale con il presidente della banca centrale giapponese che ha annunciato oggi il rinvio del raggiungimento del target di inflazione al 2019. Manco fosse un Gentiloni qualunque che rinvia l’aumento dell’Iva. Ricorderete che il governo ha rimandato al 2019 l’adeguamento dell’imposta, manco fosse il calo del debito o – figuriamoci – quello del pareggio di bilancio. Questi si rinviano da un decennio. Ma suvvia, siamo solidali: non è da tutti ammettere che non si riesce a fare quello che si dovrebbe fare, pure se col trucco del rinvio.

Ecco: in questa massima che accomuna la saggezza italiana e quella giapponese – come noi anche loro cercano da un ventennio di riuscire a fare qualcosa che non riescono  a fare – fiuto l’autentico spirito del nostro tempo, di cui trovo traccia anche nel tema del giorno che è, manco a dirlo, il risparmio.

Eh già: da tempo immemore ogni 31 ottobre, casualmente alla vigilia del giorno dei morti, si celebra quello dei risparmiatori. Anche se a ben pensarci ha persino senso festeggiare il giorno di Hallowen parlando di risparmio.

Non vi ricorda quel tale che vi ha convinto a comprare quel titoluccio sicurissimo che fruttava il 10 per cento e poi è sparito? Ma tant’è: oggi una nutrito gruppo di brave persone si è riunito per discutere del risparmio. Fra questi il riconfermato Visco di Bankitalia che ha recitato un sussieguoso intervento il cui culmine è questa tabella che osservo ammirato.

Noto stupito che non abbiamo avuto mai così tanto azioni e partecipazioni sul totale degli asset quanto nel 1960, e che nel 1975 – all’apice dell’inflazione – la gente teneva il grosso degli asset in banca. Che speranza abbiamo? E pure oggi, che dovremmo esserci evoluti, rimane sempre un bel 30% di ricchezza immobilizzata in conti correnti e banconote. Poi senti il dottor Visco di Bankitalia almanaccare la folla ricordando che il tasso di risparmio italiano, una volta elevato si è più che dimezzato: dal 19% degli anni ’90 all’8,6% del 2016, addirittura sotto la media europea. E peggio è andata ai giovani.

I motivi? Dai che li sapete già: i tassi bassi, che certo non incoraggiano a risparmiare, i prestiti facili, che poi dipendono dai tassi bassi, che incoraggiano a spendere, e poi la debolezza del reddito, ma guarda un po’. Quindi succede che io risparmi, tu risparmi, magari a fatica, e poi quell’altro spende. Che poi magari quell’altro è il governo.

Ma lungi da me scoraggiarvi col ragionamento. Ci sono troppe cose da raccontare oggi, a cominciare dagli dati Istat sull’occupazione.

Dati usciti insieme a quelli europei, che mostrano un calo della disoccupazione, a settembre, all’8,9%, il miglior risultato dal 2009. La cosa interessante è che questo dato si associa a un rallentamento dell’inflazione, che a ottobre è risultata all’1,4%. Se vi chiedete che c’entri la disoccupazione con l’inflazione, sappiate che siete in buona compagnia. Se invece ve ne infischiate, meglio: siete in ottima compagnia.

Appunto.

A giovedì.

 

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