Cronicario: Neanche il Black (out) friday ferma i piagnistei (bancari)


Proverbio del 23 novembre Il gatto è sazio dice che il topo puzza

Numero del giorno: 4.554.000.000 Surplus commerciale extra Ue a ottobre

Vabbé: dopo Halloween ci tocca pure il Black friday che nessuno sa perché debba essere un venerdì nero quello in cui le cose costano la metà. Almeno così dicono i milioni di piazzisti che da giorni danno un superlavoro agli anti spam delle mailbox. Ma in fondo chi se ne importa: come pensionati americani in un casinò di Las Vegas, infilate la carta di credito nella fessura della slot machine e iniziate ad abbassare la leva sperando nel colpo di fortuna che vi farà acquistare una cosa che non vi serve a poco prezzo.

E in tutto questo non dimenticate di rivolgere un pensiero affettuoso ai dipendenti piacentini di Amazon che vorrebbero guastarvi la festa dello sperpero compulsivo made in Usa. In fondo quelli lottano per stare un po’ meglio, e trasformare il black friday in un black out friday può essere un tentativo disperato ma comprensibile.

Prima che la disillusione da shopping frustato vi inneschi uno di quei piagnistei all’italiana che ci hanno resi celebri date retta a un grand’uomo che oggi mi ha fatto fremere d’orgoglio. Come chi? Ma il Bertelli Patrizio, l’Ad di Prada, che ha almanaccato i piagnoni nazionali con fiero cipiglio patriottico dai toni tonitruanti: “Gli italiani devono smettere di piangersi addosso e trovare alibi per non fare impresa. L’Italia di oggi, pur con le sue contraddizioni, è molto meglio di quella degli Anni ’70”.

E poi: “”Dobbiamo essere molto fieri di essere italiani, di essere nati in questo paese al centro del Mediterraneo: abbiamo un background culturale che ci è stato trasmesso dalla nostra storia e questa conoscenza ci ha arricchito di un sesto senso. Dobbiamo far leva sulla cultura e non scendere a patti con pragmatismi sterili, perché senza la cultura non si va da nessuna parte”.

L’intemerata di Bertelli temo sia passata inosservata nei piani alti bancari visto che contemporaneamente m’è toccato sentire un pezzo grosso del mondo bancario, Sforza Fogliani, tornare a frignare sull’addendum Bce sulla gestione degli Npl che così tanti piagnistei ha scatenato alla nostra sedicente classe dirigente. Addirittura secondo costui, presidente di Assopopolari – ossia l’associazione che riunisce le nostre gloriose banche popolari – tale addendum “metterebbe in ginocchio le banche”.

Che secondo me ci riescono benissimo da sole a finire in ginocchio. Ma da certi piagnistei non c’è speranza di guarire, proprio come accade per quelli pensionistici, che ogni anno generano fiumi di lacrime sindacali che vengono asciugate a colpi di emendamenti espansivi alla legge di bilancio, come quello presentato dal governo poco fa che blocca l’aumento dell’età pensionabile per 14.600 persone nel 2019 impegnate in lavori gravosi, per il modico costo di 350 milioni di euro fino al 2021.

E’ inutile pure spenderci due parole: succede ogni legge di bilancio e il banchetto si aprirà di nuovo alla prossima. Nessuno si chiede chi pagherà il conto per la semplice ragione che nessuno si rende conto che lo paghiamo tutti, anche quelli che incassano la pensione in anticipo. E il risultato è evidente: i debiti aumentano per tutto il sistema, pubblico e privato. Consolatevi pensando di essere inseriti in uno di quello che gli istruiti chiamano megatrend che l’Ocse fotografa con due graziosi grafici pubblicati oggi che raccontano dell’esplosione del debito delle famiglie nell’ultimo decennio in tutto il mondo, a fronte dell’incremento risicato della ricchezza. D’altronde è difficile diventare ricchi incartando pacchi per Amazon.

Ed ecco che il cerchio si chiude. Pensate a questo invece che al black friday.

A domani.

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