Se l’immigrazione fa aumentare l’emigrazione


Come tutti gli esercizi econometrici, anche la recente analisi di due economisti pubblicata dalla Fed di Cleveland che mette in relazione l’immigrazione con la disoccupazione e la possibile emigrazione dei lavoratori locali meno skillati è da prendere con le proverbiali pinze, ma non può essere ignorata. Se non altro perché sembra confermare ciò che tanti pensano (o temono): di fatto i lavoratori immigrati fanno concorrenza ai lavoratori meno qualificati del paese che li ospita col risultato che questi ultimi rischiano di uscire dal mercato del lavoro o essere costretti a lasciare il paese per altre destinazioni. Come dire: l’immigrazione provoca emigrazione.

Lo studio è particolarmente interessante perché esamina proprio l’impatto dei lavoratori nati all’estero sui locali facendo tesoro dei numerosissimi studi svolti per vedere che effetto ha l’immigrazione sui salari e i tassi di disoccupazione. Studi però che hanno esibito “risultati non conclusivi”, osservano gli autori. “Gli altri modi nei quali i lavoratori locali possono essere costretti a reagire a un afflusso di lavoratori stranieri, come ad esempio la loro fuoriuscita dal mercato del lavoro o la decisione di andare in un altro stato – precisa gli studiosi – sono stati osservati meno”.

E invece queste reazioni dovrebbero essere studiate in profondità, che poi è quello che hanno fatto gli autori dello studio. Servendosi di un panel di dati micro hanno calcolato la probabilità sia che un individuo venga espulso dal mercato del lavoro, sia che il residente emigri a sua volta in un altro stato, misurandola in relazione all’aumento della popolazione straniera. L’analisi si concentra sugli effetti di breve termine, ma i risultati confermano che i lavoratori nativi meno istruiti abbiano una probabilità più elevata di trasferirsi in un altro stato o di essere espulsi dal mercato del lavoro al crescere della quota di lavoratori immigrati.

“Malgrado gli effetti siano quantitativi piccoli – osservano gli economisti – non sono insignificanti”. Peraltro secondo gli studiosi questa conclusione ha un valore generale alquanto robusto. Ciò non vuol dire che sia infallibile, ma semplicemente che offre molti argomenti a sostegno di coloro che chiedono regolamentazioni più severe ai flussi migratori. Specie in società dove abbondano i lavoratori poco qualificati. Come la nostra, appunto.

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