La fuga dei giovani dall’ospizio Italia


Non riesco a dar torto a quei 38 mila giovani adulti, il 28,5% dei quali laureati, che nel 2016 hanno abbandonato l’Italia secondo quanto ci racconta Istat. Questo dato, che fa riferimento alla classe d’età dei 25-39enni, è solo la punta di un iceberg sul quale la nostra già periclitante demografia rischia di andare a sbattere, affrettando quella trasformazione dell’Italia in un gigantesco ospizio a cielo aperto, visto che sempre nel 2016 i dati Istat ci dicono che sono nati circa 12 mila bambini in meno.

Non riesco a dar loro torto per la semplice ragione che molto probabilmente là fuori troveranno quello che qui non c’è, malgrado se parli tantissimo. Un lavoro decente, quindi, ma soprattutto le grandi assenti nel nostro paese: le opportunità. Noto peraltro che questo pensiero sembra essere sempre più diffuso visto che Istat nota con un certo sconcerto che il saldo demografico dei residenti, ossia la differenza fra gli italiani che rientrano dall’estero e quelli che si cancellano dall’anagrafe per andare all’estero, è in costante peggioramento da dieci anni, passando da praticamente zero a  80 mila.

Per essere ancora più precisi, “sono 81 mila gli emigrati italiani con più di 24 anni nel corso del 2016, l’11% in più rispetto all’anno precedente. Di questi, quasi 25mila posseggono la laurea (31%)”, Parliamo quindi di tutte le classi di età superiori ai 24 anni. Complessivamente gli italiani finiti all’estero sono stati 115 mila, il 73% del totale delle emigrazioni dall’Italia per l’estero. “Il numero degli emigrati italiani si è più che triplicato rispetto a dieci anni prima passando da 36mila del 2007 a 115mila del 2016. Le immigrazioni, d’altro canto, interessano i nostri connazionali solo nel 13% dei casi (38mila). I due flussi danno origine così a un saldo migratorio dei soli cittadini italiani di -77mila unità”. Quanto alle destinazioni, il 2016 è stato l’anno del Regno Unito, probabilmente perché molti hanno pensato di farsi registrare laggiù nel timore che la Brexit chiudesse i cancelli di accesso. Ma poi rimangono le destinazioni classiche, nell’ordine la Germania, la Svizzera e la Francia, con la Spagna a chiudere la classifica dei principali paesi di arrivo. Quanto alle regioni di provenienza, si segnalano i movimenti migratori di confine, ossia dalle regioni del nord verso i paesi limitrofi, e poi dalla Sicilia. E’ interessante poi osservare che la voglia di stare in Italia scema anche fra gli stranieri.

Arrivano sempre meno persone dall’estero, mentre aumentano sempre più le emigrazioni, in gran parte italiane, come abbiamo visto. Tutto ciò, che rende vagamente surreale il dibattito sull’immigrazione, non fa altro che peggiorare la nostra piramide demografica, ormai sempre più sbilanciata verso la cima (gli anziani) a scapito della base (i giovani). A fronte di questi numeri è più che legittimo chiedersi quanto il recente miglioramento della disoccupazione giovanile, registrato sempre da Istat negli ultimi dati relativi al mercato del lavoro in ottobre, dipenda dall’emigrazione piuttosto che dal miglioramento del mercato del lavoro. Cancellarsi dall’anagrafe italiana porta con sé anche la cancellazione dalle liste di disoccupazione, evidentemente.

Ma aldilà di questa circostanza, non riesco a dar torto a questi giovani più o meno adulti e istruiti che hanno la (s)ventura di  esser nati in un paese che ormai, per evidenti ragioni di senilità incipiente, volge la sua attenzione alla popolazione anziana assai più che a quelli che lo diventeranno. Basti ricordare l’ossessione del nostro dibattito pubblico per le pensioni che anche in occasione della ultima legge di bilancio ha dato ampia prova di sé.  E’ sufficiente un semplice esperimento per verificarlo. La voce “pensioni”, ricercata in una agenzia di stampa, ha originato 920 record dall’1 novembre all’1 dicembre. La voce “lavoro giovani” più o meno la metà, circa 500. La voce bebé 217. Per quanto rudimentale, questo metodo consente di misurare l’attenzione della stampa e della politica su questi argomenti in occasione del Grande Dibattito che si sta consumando sulla manovra finanziaria. E se andiamo a vedere gli stanziamenti osserviamo anche come questa differenza si replichi nelle risorse che queste categorie mobilitano. L’ennesima riforma delle pensioni, che allarga la platea dell’Ape social, costerà circa 250 milioni in più di spesa pensionistica fino al 2020. Costi che certo non si esauriscono in un triennio. Al contrario durerà solo un triennio il bonus bebé per il quale sono pure stati ridotti i fondi. Ciò a fronte di una situazione di grave denatalità.

Ce n’è abbastanza per comprendere chi decida di tentare la fortuna fuori dall’ospizio Italia. Si comprende un po’ meno come sia possibile che tutto ciò non susciti granché attenzione: nel migliore dei casi, una rassegnata alzata di spalle.

 

 

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  1. Gianni Ercolani

    Vedi Maurizio, la Globalizzazione, così come è stata organizzata ha abolito le Nazioni come entità nazionale, etnica, identitaria, e demografica.

    Le ha sostituite con “consolati” a base geografica.

    Le attività economiche diventano globali, e quindi si concentrano in poche mani.

    Se uno studente vuole esercitare la professione di ingegnere meccanico, deve migrare in Germania. Perché li si fa la meccanica e la meccatronica.

    Se un economista vuole lavorare in una Banca, deve spostarsi a Londra o New Your, perché li ci sono i Poli.

    Se un ingegnere vuole progettare macchine da guerra è bene che si trasferisca in Francia, perché è l’unico paese con un budget adeguato.

    Alcuni anni fa la Cancelliera Merkel disse al Capo di Governo italiano di turno, non ricordo quale, “focalizzatevi.”

    “Scegliete un settore dove siete meglio degli altri e diventate i leader mondiali in quello. Che so, io: le bevande, la ristorazione, il turismo colto e museale”

    “Il resto lasciatelo perdere.”

    Lei viene spesso in vacanza in Italia, anche se li parlano Tedesco, in Sud-Tirolo, beve bianchetti, Prosecco e Aperol che messi insieme fanno uno “Spritzz”.

    L’Albergo è bello e confortevole, il paesaggio anche, la ristorazione eccellente.

    Purtroppo la Merkel ha sempre ragione. Almeno per il “vino” ce l’abbiamo fatta.

    Ma quanti addetti può assorbire e a quali salari questo settore?

    E gli altri?

    Superflui, dategli qualcosa perché non si ribellino e fateli star zitti.

    Le pensioni? Dategli le pensioni. Reddito di cittadinanza? Dategli anche quello.

    Basta che non rompano, che a produrre ci pensiamo noi.

    Gianni

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  2. splendidipensieri

    Bello il tuo articolo, ben giustificato in particolare dalla statistica..

    Inutile ricordarci, che siamo molti Stati con culture e legislazioni diverse.
    Passati nel tempo da Cee a Unione europea..La Cee era molto più basata sui mercati e merci…la UE ha permesso anche lo spostamento delle persone liberamente.

    Ovviamente questo liberamente…è definito dal diritto dell’unione europea attraverso la Costituzione, il Parlamento il Consiglio Europeo, demandato agli Stati membri con le direttive ed i regolamenti.

    Inutile dire che il peso degli Stati nelle decisioni non è uguale. La Merkel ha un peso direi superiore al 50 % degli altri.

    Quindi L’Italia non ha risorse, ne economia, ed esportazioni di materie prime e lavorate?!

    Cosa esporta le persone che liberamente possono circolare…e su questo ho qualche dubbio negli stati della UE.

    Cosa rimane all’ Italia?
    Tu affermi gli anziani…ma qui ho qualche dubbio…forse perché non abbiamo nascite.

    Però di emigrati pensionati in Portogallo, alle Canarie, in Bulgaria se ne parla molto.

    Quindi in Italia rimangono i lavoratori che con la legge Fornero sono rimasti imbrigliati nelle maglie dello stato.
    Gli immigrati che non hanno valida documentazione per andarsene.

    Quei giovani che purtroppo, non sono laureati o per scelta hanno deciso di restare in patria…per fare i Co. Co. Co. Grazie al Jobs act.

    Per questo noi creiamo mezzi per tamponare l’indigenza. Perché di quella possiamo parlare in Italia del precariato.

    Del Sia del Rei..
    E del nulla. Nemmeno del pensionato…ma invece sono d’accordo sul geriatrico cronico.

    Pensa alla nostra spesa pubblica futura!

    Mi piace

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