L’assedio cinese ai porti dello Sri Lanka


Come pezzi di un puzzle, i numerosi porti lungo i quali viaggiano le merci che la Cina scambia col resto del mondo iniziano a delineare la fisionomia della Maritime silk road la cui realizzazione Pechino sta perseguendo con grande determinazione, trattandosi di una delle vie commerciali più strategiche dell’economia cinese. Abbiamo già osservato alcuni approdi. Per questo non si può evitare di mostrarne un altro, assai sensibile nello scacchiare internazionale che ruota attorno all’Indo-Pacifico, perché riguarda l’isola dello Sri Lanka, dove la Cina sta tentando di ottenere importanti concessioni territoriali dopo aver conquistato una concessione di 99 anni per l’uso del porto di Hambantota a saldo di alcuni debiti non pagati.

Il copione si sta sostanzialmente ripetendo attorno al porto di Colombo City che fa parte della Belt and road initiave cinese, al centro di un altro maxi prestito da 1,4 miliardi che la Cina ha concesso allo stato quando governava l’ex presidente dello Sri Lanka Mahinda Rajapaksa. Per capire perché Pechino consideri così tanto rilevante Colombo nei suoi piani, basta osservare questa mappa.

 

Attorno al porto si sta sviluppando una vasta area oggetto dei desiderata cinesi, ormai divenuti i grandi banchieri del piccolo stato che la geografia ha trasformato in uno snodo fondamentale del grande gioco che si sta sviluppando nell’Oceano Indiano. Per dare un’idea basta ricordare che di recente i ministro delle finanze di Colombo ha dichiarato che la Cina ha offerto un miliardo a Colombo per dare ristoro alle riserve estere, prosciugate da un esodo di capitali cui certo non ha giovato il recente downgrade patito dallo Sri Lanka, che ha duramente patito gli esiti della crisi del 2008. Qualcuno ha calcolato che lo Sri Lanka debba circa 8 miliardi ai cinesi. E questo debito segna una seria ipoteca politica sul paese, storicamente legato alla politica indiana ma adesso sempre più inserito nell’orbita cinese. Col risultato che anche i porti dello Sri Lanka son finiti a far parte della complessa partita che si sta sviluppando nel quadrante Indo-Pacifico.

Tutto questo accade mentre il paese è impegnato in una difficile partita politica interna dagli esiti assolutamente imprevedibili. Sarà per questo che intanto la Cina si preoccupa di capitalizzare i suoi investimenti. Per adesso coi porti. Poi si vedrà.

 

 

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