I consigli del Maître: I redditi bassi che affossano il mattone italiano e il boom degli inattivi Usa


Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.

Ultime notizie sulle imprese zombie. Ricorderete che qualche tempo fa ci siamo occupati delle cosiddette imprese zombie, ossia quelle che con i profitti non riescono neanche a pagare gli interessi sui debiti, secondo la definizione che ne ha dato Ocse in un studio nel quale si metteva in evidenza anche la quota rilevante di imprese italiane zombizzate.

Bene. La settimana scorsa a Parigi si è tenuta una conferenza molto interessante sugli effetti che la finanza può avere sulla produttività e con l’occasione si è tornati a parlare di zombie firms. Gli ultimi studi evidenziano una relazione, che forse è solo una coincidenza, ma che si segnala come molto interessante, ossia quella fra il ribassare dei tassi nominali e il contemporaneo crescere delle aziende zombie.

Abbassare i tassi di interesse favorisce coloro che hanno debiti e gli consente di continuare ad essere operativi anche se non sono efficienti. Ma questo però ha un costo sull’efficienza totale del sistema economico e sulla produttività, che tendono a diminuire. Il buon senso suggerisce che questo ragionamento spiega bene cosa sia accaduto negli ultimi anni e come mai le imprese zombie siano cresciute di numero così tanto. Ma a quanto pare questo non basta a cambiare politiche.

La speranza di vita Usa. La Fed ha proposto un grafico che mostra le differenti speranze di vita nei principali paesi avanzati e la cosa stupefacente è che gli Usa registrano la più bassa.

Non è semplice capire come mai il paese più ricco del mondo abbia la speranza di vita più bassa. Forse dipende dall’ambiente, forse dalle politiche sociali, forse dallo stile di vita, ma in ogni caso sembra difficile che gli Usa riescano a cambiare le proprie abitudini.

Il boom degli inattivi. Sempre gli Stati Uniti si segnalano per essere i capofila di un fenomeno interessante che riguarda il mercato del lavoro e che sembra caratterizzi anche molt altre economie avanzate: il boom degli inattivi, ossia dei cittadini in età lavorativa che non sono né occupati né disoccupati.

Come si può osservare dal grafico gli inattivi sono rimasti abbastanza stabili per tutti gli anni ’80 e ’90 per poi iniziare a crescere con l’inizio del nuovo secolo, arrivando a oltre 76 milioni ai giorni nostri, circa 20 milioni in più del ventennio precedente. E’ curioso osservare che sempre dagli anni 2000 la popolazione in età lavorativa è aumentata all’incirca della stessa quantità.

Quindi in pratica è come se questi nuovi lavoratori potenziali non siano mai entrati in campo. E questo spiega perché la disoccupazione Usa sia bassa: molti neanche ci pensano al lavoro.

I prezzi delle abitazioni e i redditi in Italia. Istat ha diffuso gli ultimi dati sui prezzi delle abitazioni a novembre, che risultano ancora in calo, in particolare per le abitazioni esistenti. L’Italia a quanto sembra fatica a far ripartire il proprio settore immobiliare e questo non è un buon viatico neanche per il settore bancario, che sull’immobiliare è notevolmente esposto. Molte ragioni potrebbero essere dietro questo andamento, ma se guardiamo insieme un paio di grafici, proposti da Bankitalia e da Istat, possiamo arguirne una.

Come si vede il reddito familiare dal 2005 ha perso dieci punti. I prezzi reali invece si sono allineati a quelli nominali, che sono quelli del 2005, ossia prima della crisi. Forse i prezzi non sono scesi abbastanza per essere sostenuti dai redditi correnti, sicché anche le compravendite, che pure hanno mostrato segni di ripresa sono tornate a stagnare. Forse il problema del mattone è un problema di reddito, tanto per cominciare.

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