Cronicario: E se siete insoddisfatti, guardatevi in tasca


Proverbio del 17 gennaio Il cavallo sazio tira calci

Numero del giorno: 50 Calo % della quotazione di Bitcoin da dicembre

Ora che avete metabolizzato il bottocoin di Bitcoin, che ancora ci credevate che era il modo più facile per diventare ricchi, date un’occhiata a quello che dice Istat su noi italiani, che a furia di non essere mai contenti, finisce che non lo siamo per davvero. Talmente da essere diventati diffidenti e vagamente infidi. O almeno ce la raccontiamo così.

Se poi siete incontentabili sul serio, date un’occhiata questo grafichetto che vi spiega quanto siamo scontenti e illustra come da un paio d’anni a questa parte non c’è ottimismo di governo che tenga: stiamo lì a bordeggiare col muso lungo. E più invecchiamo più è peggio.

Mi sorprendo a scoprire che eravamo più soddisfatti nel 2011, quando ci dicono fossimo vicino al fallimento. Dipenderà dal fatto che siamo incoscienti oltre che incontentabili. E soprattutto rimango a bocca aperta quando leggo che “la quota di persone di 14 anni e più soddisfatte della propria situazione economica si è stabilizzata al 50,5% nel 2017 dopo la crescita del 2016”. Inoltre, “nel 2017 aumenta, invece, la quota di famiglie che giudicano la propria situazione economica stabile (dal 58,3% del 2016 al 59,5%) o migliorata (dal 6,4% al 7,4%)”, mentre “il giudizio sull’adeguatezza delle risorse economiche familiari mostra segnali di maggiore incertezza: la quota di famiglie che le valuta adeguate scende dal 58,8% del 2016 al 57,3%”.

Ma poi Bankitalia mi illumina.

Dal 2013 ci stiamo liberando sempre più di azioni e soprattutto di obbligazioni e stiamo indirizzando cospicue risorse verso il risparmio gestito. Saremo pure insoddisfatti, ma sappiamo fare girare i soldi, in Italia e all’estero. E infatti le consistente degli attivi finanziari delle famiglie sono aumentate di una decina di miliardi, dai 4.174 miliardi del 2015 ai 4.184 del 2016. Perciò se siete insoddisfatti, guardatevi bene in tasca. C’è il rischio che l’insoddisfazione peggiori. Ma anche la possibilità che vi passi.

A domani.

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