Cronicario: La carta stampata sparisce, ma c’abbiamo la smart home


Proverbio del 16 dicembre Tutto arriva per chi sa aspettare

Numero del giorno: 0,1 Crescita  % pil mensile a febbraio secondo Confcommercio

Ora non fatemi diventare nostalgico, a me che son cresciuto pestando articoli sulle macchine da scrivere – una delle esperienze più devastanti per il sistema nervoso di una persona e chi dice il contrario mente – e non mi venite a raccontare, come ha fatto il boss del New York Times che fra dieci anni il giornale di carta non ci sarà più, visto che peraltro la davano già per estinto alcuni anni fa.

Niente nostalgie dicevo. Primo perché non c’è nulla di che essere nostalgici: i giornali di carta puzzano e ti sporcano le mani, sono scomodi da leggere e non entrano nel taschino. Dieci anni mi sembrano persino troppi coi tempi che corrono alla velocità dei click. Secondo, perché in Italia ce ne vorranno almeno venti: giusto il tempo che la natura faccia il suo corso. Avete mai visto un 15-30enne col giornale sotto l’ascella di recente? No, appunto. Ed ecco spiegato il motivo. Siccome i nostri anziani  – Dio li benedica – godono di ottima salute e sono il 22% della popolazione, ecco spiegato perché da noi i giornali di carta resisteranno qualcosina in più. La loro speranza di vita è collegata a quella dei nostri nonni. Tutto chiaro? Bene. Ma allora perché mi sento nostalgico?

No davvero, è impossibile avere nostalgia di un oggetto che nasce già morto con le notizie di ieri ed è insostenibile, sia dal punto di vista finanziario che ambientale: ettari di foreste sacrificate alla vanità degli editorialisti! E tuttavia…

Peraltro essere nostalgici di un manufatto primitivo che in sostanza è l’anello mancante fra Gutemberg e l’IPhone è del tutto fuori luogo in un mondo dove succedono cose come questa.

Come cos’è? Non ditemi che vi siete persi l’evento della matinée hi tech: l’ultima release dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Chiedetevi se anche voi fate parte di quel 38% di consumatori italiani che ha almeno un oggetto connesso dentro casa (non lo smartphone, almeno una telecamera, o se fate parte di quel 51% che è preoccupato per la privacy e che tuttavia ha contribuito a creare quel mercatino da 250 milioni (per ora) che ruota attorno alle case del futuro. Quelle dove si parla con gli altoparlanti per accendere la tv, invece di chiederlo a vostra moglie (o marito, o altro) perché non avete avuto il tempo di trovarvene una, dovendo fare un doppio lavoro per pagarvi il wi fi.

D’accordo, niente nostalgie. Però siate consapevoli che fra “videocamere di sorveglianza, termostati, caldaie e lavatrici proliferano gli impieghi delle soluzioni Internet of Things per la Smart Home”. Ricordatevi che “i consumatori oggi hanno a disposizione diversi nuovi punti di contatto per acquistare soluzioni per la casa connessa, tra retailer (tradizionali e online), produttori, assicurazioni, utility e telco che coprono già il 30% dei canali di vendita”. E soprattutto state all’erta: “Ormai in Italia mancano all’appello solo i grandi operatori Over-The-Top come Amazon, Google e Apple, che all’estero hanno appena iniziato la battaglia globale degli assistenti vocali intelligenti (Smart Home speaker), destinata a rivoluzionare il settore”.

Ecco: adesso lo sapete. E adesso che lo sapete fate una cosa carina: andate in edicola e comprate un giornale per il week end. Non serve a niente, ma almeno non vi rompe le balle con le notifiche.

A lunedì.

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