Cartolina: Cercasi fiducia disperatamente


I teorici delle magie dell’intervento governativo nell’economia guarderanno alla scarsa propensione delle imprese industriali italiane all’investimento come la conferma pratica della loro necessità teorica. Sostengono, costoro, la facilissima equazione secondo la quale poiché il privato equivale al pubblico, almeno per la contabilità nazionale, se i privati non investono, deve farlo lo stato. E via col fiorire di litanie vagamente superstiziose sugli investimenti “ad alto moltiplicatore” che dovrebbero insieme risanare la nostra economia e il nostro bilancio pubblico, visto che “si ripagano da soli” e anzi “generano crescita che abbatte il debito”. Contro questo armamentario di luoghi comuni, che farebbe inorridire anche l’inventore di questi argomenti, c’è poco da fare. Fanno parte dello spirito del tempo e sono la consolazione di chi non capisce (o non vuole capire) che la fiducia è argomento troppo serio perché se ne occupino gli economisti, specie quando sono al governo. Costoro dovrebbero farci tornare la voglia di investire, che significa credere che possiamo impiegare le risorse di cui disponiamo e persino guadagnarci qualcosa. O quantomeno disabituarci all’idea che qualunque cosa accada ci penserà lo stato. Perché non fa solo diminuire la fiducia nel guadagno che deriva dal nostro impegno. Ma anche in noi stessi.

Annunci

  1. Gior

    Non capisco bene la tua tesi. Constati che i privati italiani investono poco, sempre meno, meno che in altri paesi europei. Mi risulta che cio’ coincida con i sempre minori investimenti dello stato. Ogni privato guarda ai propri interessi e se valuta che l’investimento nelle proprie attivita’ e’ a rischio di fallimento preferisce tenersi il denaro e magari investire lo stesso in bond o i borsa, o in qualche altro stato o forma o luogo che assicura una maggiore probabilita’ di ritorno (mica han voluto la globalizzazione per caso).
    Lo stato siamo noi, cioe’ la comunita’ delle persone che vive e lavora esattamente in quello stato, non in un altro. Lo stato ha il dovere di pensare agli interessi dei prori cittadini, a differenza dell’industriale privato. Intanto Salvini ha pensato che lo stato deve concedere un bel taglio delle tassazione agli impresari e ai redditi elevati in genere, sottraendo ulteriori risorse per gli investimenti dello stato, immagino. Ma la via era stata tracciata dal governo Renzi. Chi guadagna 100 milioni (esagero) paghi 100.000 euro di tasse. Se lo stato NON deve intervenire nell’economia e i privati tendono a fare i cazzi loro, noi dobbiamo aspettare i Ronaldo, come dire che siamo tutti sotto ricatto e senza soluzioni.

    La mia tesi e’ che l’Italia ha smesso di crescere dal 1994 perche’ il raggiungimento del 120% del debito/PIL ha costretto i governi ad aumentare la tassazione per poter pagare gli interessi su quel debito, pena il rapido deterioramento delle finanze statali. La maggiorazione del debito dal 60 al 120% tra il 1980 e il 1994, nasce dal pagamento di interessi spropositati, frutto di ricatto dello stato e speculazione, e in parte da un incremento della spesa primaria dello stato http://www.economiaepolitica.it/politiche-economiche/debito-pubblico-una-questione-di-interessi. Quest’ultima aumenta ma parallelamente ad altri paesi europei per effetto dei processi di modernizzazione del sistema sociale in vari campi. Evidentemente la differenza della stuazione italiana e di quella di altri stati euopei sta nel modo in cui e’ stata gestita la finanza. Ditemi voi quale stato parte ogni anno da -200 miliardi tra interessi sul debito da pagare e minori entrate. Non e’ un caso se tutti i governi degli utlimi 25 anni sono stati perdenti alla prova del consenso. Nessuno di essi ha voluto (potuto?) sfidare i diktat imposti dalla finanza internazionale.

    Comunque, dal 1992 l’economia italiana diminuisce sempre piu’ il proprio tasso di crescita, fino alla debole crescita dei primi anni 2000, e questa tendenza culmina nella depressione conseguenza della crisi internazionale del 2007. In questa situazione si indebolisce sempre di piu’ l’intervento dello stato in economia, evidentemente, sottraendo sempre di piu’ risorse al circolo investimenti-produzione-lavoro-consumi, in maniera determinante, a cui consegue un sostanziale blocco degli stipendi. Non e’ una caso se siamo una nazione a forte polarita’ nella distribuzione della ricchezza.

    Cio’ ch tu chiami fiducia si chiama per me interesse personale. Dopo tanti disastri, voglio proprio vedere chi si mette ad aprire una fabbrica di scarpe o di cucine. Detto questo, se i privati non investono (almeno non lo fanno in Italia) per proprio interesse e convenienza e NON lo deve fare lo stato per principio divino, cosi’ sembri dire (inorridiamo pure), dobbiamo sperare negli UFO?

    Mi piace

    • Maurizio Sgroi

      salve,
      io mi limito a sperare che lo stato crei le condizioni per investire con profitto che, oltre alla tassazione, dipendono anche dalla capacità di creare una giustizia civile efficace, concorrere in modo altrettanto efficace all’istruzione della popolazione e far funzionare bene anche le pratiche di regolazione delle attività d’impresa. intervenire direttamente con denaro pubblico (e stendo un velo sull’uso che si è fatto del denaro pubblico per la spesa corrente) è una scorciatoia che soddisfa tutti nel breve periodo e lascia 2.300 miliardi di debiti nel lungo.
      Grazie per il commento

      Mi piace

  2. Gior

    Giustizia: mi risulta che, ne csx ne cdx, ne responsabili ne populisti, abbiano intenzione di dare soluzione, almeno parziale, ai problemi della giustizia. Intanto l’hanno scorso il 10% dei processi e’ terminato con una prescrizione e i tempi dei processi rimangono lunghissimi. Siamo all’economia del diritto e delle pene.

    Istruzione: con le mie orecchie ho sentito diversi Ministri dell’Istruzione (cioe’ della distruzione) affermare che scopo del sistema educativo e formativo e’ formare per lavorare, come se fosse la tecnica, previa enucleazione della cultura, a creare il lavoro. Vedo cartelli affisi a vigneti che informano (evidentemente con orgoglio) che ivi viene praticata l’alternanza scuola (scarsa)-lavoro (gratis), opera di illuminati ministri!!!! Demenza pura, sparsa tra i vigneti. Intanto il fenomeno hikikomori e sue varianti si diffonde come la peste.

    Arrendiamoci all’evidenza. Chi ha interessi da perseguire, se ne strafotte del nostro meritevole civismo. Si vuole una societa’ confusa e uno stato debole per impedire che prenda vigore una reazione organizzata allo stato attuale delle cose. Non c’e’ alternativa: o quelli la’ o lo stato, cioe’ la comunita’.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.