L’Undernet (cinese) che unisce l’Africa al Sud America


L’attivazione del primo cavo translatlantico che collega l’Angola al Brasile segna un salto di qualità rilevante nella silenziosa evoluzione della geopolitica dell’undernet sottomarina che popola i nostri fondali. E questo non soltanto perché è il primo cavo acceso in anni recenti a collegare l’Africa all’America lungo l’Atlantico meridionale. Ma perché unisce due continenti tramite due paesi che parlano portoghese, e quindi molto facilmente possono dialogare, uno dei quali, l’Angola ha rapporti profondissimi (di debito) con la Cina, che come sappiamo è molto attiva nella continua e assai discreta tessitura della digital silk road cinese che dura ormai da diversi anni.

Il South Atlantic Cable System (SACS) è stato costruito dalla Angola Cables, grazie a un finanziamento della banca di sviluppo angolana, quindi di tipo governativo. La Angola Cables è una compagnia la cui maggioranza (il 51%) è in capo alla compagnia statale di telecomunicazioni, la Angola Telecom, e il resto è diviso fra le altre compagnie angolane  Unitel (31%), MSTelcom (9%), Movicel (6%), Startel (3%). Il cavo ed è stato acceso il 18 settembre scorso. Nel consorzio che ha realizzato l’opera ci sono anche Algar Telecom (Brazil), Antel (Uruguay), TESubCom (partecipata della statunitense TE Connectivity) e Google che si sono serviti della collaborazione della giapponese Nec. Il SACS dovrebbe connettersi con il cavo MONET, che lo stesso consorzio ha realizzato per collegare il Brasile alla Florida.

Si tratta di un investimento rilevante che somiglia a quello che la Cina ha fatto direttamente nella posa di un altro cavo fra Africa e Sud America. Sempre a settembre, infatti, è stata annunciata la fine dei lavori per un altro collegamento sottomarino, fra Camerun e Brasile, ossia il South Atlantic Inter Link (SAIL) che verrà realizzato dalla cinese Huawey marine e dalla compagnia telefonica camerunense Camtel che ha fra i suoi partner la China Unicom. In generale la Cina è estremamente attiva in Africa sull’Ict, forte anche del fatto di essere fra le prime produttrici di fibra ottica, della quale l’Africa ha un gran bisogno. L’interesse della Cina per i cavi fra Africa e Sud America, peraltro, non è neanche un fatto nuovo. Già nel 2011 la Bank of China aveva annunciato di essere interessata a investire il 60% del costo richiesto per finanziare il South Atlantic express (SAex).

Il SACS più sfumatamente, il SAIL con chiara evidenza, mostrano che l’Africa è un’ottima piattaforma di lancio dell’espansionismo digitale cinese verso l’America Latina che si inquadra nell’ampia strategia che Pechino ha messo in piedi per assicurarsi una crescente capacità di penetrazione nei mercati internazionali. La Huawey è la punta di lancia di questa strategia per l’America Latina, che si articola dalla vendita di smartphone alla posa di cavi. La compagnia cinese è attiva in svariati paesi in questa regione, dal Cile al Messico. Peraltro questi due paesi sono solo gli ultimi di una lista di stati sudamericani che hanno iniziato a fare affari con i cinesi nel settore Ict. Gli osservatori ne parlano da anni, segnalando l’espandersi dell’influenza cinese nell’America Latina. Chi fosse interessato può anche scorrere uno dei tanti libri, uscito nel 2014, dove questa problematica è stata ampiamente illustrata. La novità è che adesso l’Undernet cinese crea un ponte, finora solo digitale, fra il continente africano, che è uno dei pilastri della Bri cinese, e quello americano, dove già la presenza cinese è rilevante. Probabile che qualcuno a Nord del continente si innervosisca.

 

 

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