La Nazione Globale. Il concerto della globalizzazione europea

L’ordine politico che informa la nostra attuale globalizzazione, che in maniera generica possiamo definire liberaldemocratico, è l’esito dei cinque secoli di globalizzazione europea che convenzionalmente facciamo cominciare con l’apertura delle rotte atlantiche culminata nella scoperta delle Americhe. 

Altrettanto convenzionalmente, abbiamo determinato la fine della globalizzazione europea con quella della prima guerra globale nel 1918, che di fatto segnò il tramonto dell’egemonia britannica sull’internazionalizzazione, ormai divenuta mondiale, e il passaggio del testimone agli Stati Uniti, che avverrà gradualmente nel corso del trentennio successivo dopo un’altra guerra globale e la fine della guerra fredda. Il resto è storia recente che non serve sottolineare.

Diversamente, può essere utile ricordare come si sia giunti all’ordine politico della nostra globalizzazione, i cui lineamenti si intravedono già nel XVIII secolo in alcuni paesi dell’Europa moderna, in primis proprio nella Gran Bretagna e in un qualche modo affine in Svizzera, e che poi diventerà la norma delle tredici colonie britanniche nella costa orientale dell’America del Nord, che più tardi formeranno il nucleo degli Stati Uniti.

L’approdo del Regno Unito a un regime liberaldemocratico, incardinato all’interno di una monarchia costituzionale, è stato tuttavia molto faticoso e frutto di ampi disordini politici e sociali che il paese visse nel corso del XVII secolo, proprio mentre altri paesi, come la Francia, sperimentavano le delizie avvelenate dell’assolutismo, ricevendone in cambio una stabilità capace di proiettare l’egemonia di Parigi su tutto il Continente. Ciò però non evitò ai francesi, ma semplicemente ritardò di un secolo, i torbidi sperimentati dagli inglesi. 

Questi ultimi, dal canto loro, avevano pagato a loro volta la stabilità dell’epoca di Elisabetta I con il loro tormentato XVII secolo, a dimostrazione del fatto che molto spesso un grande regnante lascia in eredità grandi disordini. Di uomini e donne della provvidenza sono lastricate le vie dell’inferno. Ma evidentemente la loro seduzione, ancora notevole nelle nostre società, è più forte della memoria.

L’approdo ai principi oggi a noi familiari della liberaldemocrazia maturò proprio nel corso dell’assolutismo che diede forma ai primi tre secoli della globalizzazione europea, originando il mondo moderno, a cominciare dall’idea di Nazione, che si declinò con lo sviluppo delle grandi città capitali e delle lingue nazionali.

L’assolutismo nacque per precise circostanze politiche legate all’evoluzione dei rapporti di forza fra le potenze e al cambio di paradigma, basato sulla diarchia fra Papato e Impero, che resse l’Europa per tutto il Medioevo. Nell’arco dei cinque secoli di globalizzazione europea si passò, quindi, dal sistema medievale agli albori di quello contemporaneo, che troverà la sua forma compiuta solo nel secondo dopoguerra. 

Poiché si tratta di una storia complessa e articolata, può essere utile inquadrarla analizzando alcuni momenti salienti coincidenti, non a caso, con i trattati di pace seguiti a lunghi conflitti fra le varie potenze regionali che scossero profondamente gli equilibri precedenti. Il ginepraio della storia evenemenziale dell’Europa, in questo modo, viene scritto come note su una partitura, trasformandosi nei movimenti di un concerto musicale di longue durée.

Indice

Ouverture: Cateau-Cambrésis, 1559

Andante: Vestfalia, 1648

Allégresse: Utrecht, 1713

Grave: Vienna, 1815

Furioso: Versailles, 1919

Maestoso. Yalta, 1945

Lento. Rest in peace

Questo post fa parte del saggio La Nazione Globale. Verso un nuovo assolutismo, in corso di redazione. Il seguito di questo capitolo è stato pubblicato su Academia, ed è disponibile, completo di abstract e riferimenti bibliografici a questo link.

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