Etichettato: cosa c’è nelle riserve cinesi

Il declino delle riserve cinesi è una preoccupazione in più per la Fed


Celebrate come leggendarie, le riserve cinesi, che nel 2014 avevano raggiunto l’apice dei 3.800 miliardi, declinano incessantemente da allora interrompendo un percorso di crescita che durava dall’inizio del XX secolo.

Tale accumulazione ha trovato negli attivi correnti cinesi, ossia il saldo fra le entrate dall’estero e le uscite di denaro cinese verso l’estero, il suo driver principale, anche quando, a partire dalla grande crisi finanziaria, questi attivi hanno iniziato a diminuire bruscamente.

Poiché questi attivi equivalgono a un risparmio, la Cina, come notano due economisti della Fed di S.Louis, “è stata una prestatrice netta al resto del mondo fin dal 1994”, ossia da quando i saldi correnti sono diventati stabilmente positivi. La questione è cosa sarà di questi prestiti globali – e quelli agli Usa sono ovviamente i primi della lista – adesso che la Cina ha ridotto i suoi attivi correnti a meno del 2% del pil. Ma soprattutto cosa ne sarà delle riserve cinesi, potente fattore di stabilizzazione valutaria, oltre che riserva di munizioni del governo nell’epoca che dovrebbe segnare l’ingresso definitivo della Cina nell’economia internazionale con l’apertura del suo conto capitale, ancora prudentemente blindato.

La spiegazione proposta dagli economisti della Fed è che il calo delle riserve sia conseguenza della normalizzazione dell’economia internazionale, oltre che della politica monetaria statunitense. I capitali esteri, che avevano trovato in Cina riparo e rendimento nei tempi brutti della crisi, hanno iniziato a guardarsi intorno e a volare via dal celeste impero. Il che, sommandosi al calo dei surplus correnti, ha condotto a una diminuzione del valore della moneta cinese, costringendo la banca centrale a vedere riserve per impedire un deprezzamento troppo repentino della valuta nazionale.

Ovviamente si tratta di una congettura. Così come gli studiosi possono solo immaginare la composizione delle riserve cinesi, uno dei segreti meglio custoditi dell’economia internazionale. Un segreto di Pulcinella, viene da dire, visto che tutti scommettono su una presenza massiccia di titoli statunitensi. Da qui deriva il timore che proseguendo la tendenza a vendere riserve, la politica cinese possa finire con l’interferire con quella statunitense, e in particolare con la curva dei rendimenti dei titoli pubblici statunitensi, ossia ciò di cui (in teoria) si deve (pre)occupare la Fed, a sua volta impegnata in un difficile processo di normalizzazione monetaria. Creditori e debitori stanno sempre a braccetto d’altronde. E questo tendiamo a dimenticarlo.

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