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Cronicario: Il debito non cala, quindi aumentiamolo


Proverbio del 9 ottobre La fantasia è più veloce del vento

Numero del giorno: 315 Spread Btp/Bund alle ore 12

Vedo quota 400, che non è la somma di età e contributi per andare in pensione che ci toccherà molto presto, ma il famigerato spread col Bund tedesco (rendimento Btp-Rendimento Bud=spread) avvicinarsi a passo di carica man mano che il film del DEF inizia le sue proiezioni nelle sale parlamentari, dove oggi per l’occasione si è assistito allo splendido monologo dell’attore (?) protagonista (?), ossia il ministro dell’Economia che rima, e non a caso, con Mammamia. Il volto rassicurante del governo del cambiamento.

Talmente rassicurante che mentre il nostro custode dei conti esponeva le sue addottoratissime ragioni agli attentissimi parlamentari, lo spread saliva goccia dopo goccia, raggiungendo l’acme intorno a mezzogiorno, dopo che l’illustre voce del primo ministro, aggiungendosi a quella del secondo in audizione, aveva mandato a dire al Fmi che le loro previsioni sull’Italia erano sbagliate al ribasso perché non tenevano conto della Manovra del popolo.

Manco il tempo di dirlo ed ecco che lo spread sfonda quota 200. Non quello sul Bund tedesco, ma quello su Bonos spagnolo. Perché quello sul Bund ormai quotava stabilmente 310 per toccare lo zenit mattutino a 315 dopo che un altro ministro, quello uno e bino, aveva mandato a dire al Fmi che avrebbe dovuto rivedere le proiezioni al rialzo, mentre il ministro Mammamia spiegava i perché e i percome ai parlamentari della commissione, assicurando che “lo spread non è esploso”.

Ma non vi preoccupate: non appena i mercati capiranno la profondità della nostra manovra torneranno sereni e lo spread calerà. Perché a questo livello “è inaccettabile”.

Ma soprattutto mi seduce la linea di ragionamento del nostro ministro Mammamia, che rima sempre con Economia e non a caso. Il problema è che finora il debito/Pil non è mai sceso, argomenta puntuto. Forse dipende dal fatto che è difficile che succeda ‘sto miracolo se ogni anno ci si ostina a fare più deficit di quanto si cresca. Ma vabbé non siamo puntigliosi. Rimane chiara la strategia del governo del cambiamento: “La politica di stimoli graduali non è stata sufficiente a rilanciare l’economia e ridurre il debito. Per questo il governo, sentita la Commissione europea, ha inteso ridefinire l’obiettivo di medio termine”. Cioé ha deciso di fare più deficit per ridurre il debito. Non sembra un gran cambiamento, rispetto agli ultimi anni, ma vabbé. I mercati capiranno, e se non succederà peggio per loro. Dovranno chiederci per favore di vendere loro i nostri bellissimi Btp. Anche perché, dice il ministro, la manovra del popolo, manovra “coraggiosa che non vuol dire impavida”, contiene stime del pil futuro che sono persino prudenziali che “possono essere ampiamente sorpassate”.

A quel punto scoccava il mezzogiorno di fuoco e avete visto come i mercati si sentivano rassicurati. Poi il ministro ha lasciato il posto, ormai fiorito di promesse come un ciliegio giapponese, al ruvido deretano di un pezzo grosso di Bankitalia che ha esordito ricordando che “in ultima analisi al debito pubblico fa riferimento una parte importante del nostro risparmio” e quindi lo spread “esercita i propri effetti anche sui soggetti italiani, famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che lo detengono”, a cominciare dalle banche. Quanto alle previsioni “prudenziali” del governo contenute nella NADEF, sono un bel po’ superiori a quelle di Bankitalia che addirittura vede un pil inferiore all’1% nel 2019, visto che  “l’aumento dei trasferimenti correnti” per reddito di cittadinanza e pensioni “così come gli sgravi fiscali, tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo. Stimiamo che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto”.

A proposito. L’Istat, anche lei invitata a dire la sua sul Def ci fa sapere che dei cinque milioni di residenti in povertà assoluta 1,6 milioni sono stranieri. Ah già: per loro non c’è il reddito di cittadinanza.

A domani.

 

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