Etichettato: imf global imbalances report

Le aziende preferiscono la liquidità agli investimenti


L’ultimo report del Fmi dedicato agli squilibri globali propone un approfondimento molto interessante che torna a far luce su un argomento tanto rilevante quanto poco conosciuto e ancor meno discusso dell’economia del nostro tempo: il mare proprietario di liquidità dove nuotano molte multinazionali. Ne abbiamo già parlato, ma è bene tornarci perché l’analisi del Fmi aggiunge altri dettagli alla nostra osservazione. Cominciamo da una visione di insieme, peraltro parecchio suggestiva.

Questo grafico ci consente di apprezzare il peso specifico medio dei risparmi fatti dalle società non finanziarie isolato nelle sue componenti. Il risparmio delle imprese infatti può essere considerato come la somma dei profitti (operating surplus) e i redditi da proprietà meno le tasse, gli interessi passivi pagati e i dividendi. Nel periodo considerato, ossia sostanzialmente negli ultimi vent’anni, l’andamento favorevole della tassazione e dei tassi di interesse hanno contribuito notevolmente all’innalzamento del risparmio lordo, così come d’altronde le rendite e i profitti. Il peso dei dividendi è stato di parecchio inferiore, con la conseguenza che i risparmi netti son cresciuti notevolmente. “Questo trend è proseguito, anche se più lentamente, dopo la grande crisi finanziaria, quando i dividendi hanno smesso di crescere insieme ai profitti, persino cadendo in alcuni casi come la Germania”.

Il risparmio aziendale in eccesso, ossia che non si trasforma in investimenti, denominato corporate net lending, può essere utilizzato per buyback azionari, diminuire i debiti o acquisire asset finanziari. E tuttavia diverse osservazioni concordano sul punto che “l’accumulazione di contante è stato l’uso più saliente del corporate net lending”. Ecco come rappresentava questa situazione la Bis alcuni mesi fa.

La correlazione fra l’aumento del risparmio netto e l’accumulazione di cash è stata particolarmente forte in Germania e Olanda. E non a caso Germania e Olanda hanno un notevole attivo di conto corrente sulla bilancia dei pagamenti. Queste decisioni, che sembrano un fatto privato, hanno infatti notevole rilevanza pubblica. Il cash delle aziende, che anziché investire accumulano come Arpagone, gonfia gli squilibri globali e inasprisce le relazioni fra gli stati, come le cronache ci ricordano continuamente. Peraltro, ad esempio nel caso della Germania, molti accusano i governi degli squilibri correnti, trascurando il fatto che questi attivi sono sostanzialmente privati e il governo, a meno che non decida di espropriarli (ammesso che sia possibile), non può disporne in alcun modo.

Le ragioni di questa grande accumulazione di risparmio, divenuto ora liquidità che contribuisce a mantenere distesi i mercati monetari e ha trasformato le corporation in prestatori al servizio del mercato (compreso quello bancario) e degli stati, sono diverse. Si va dalle politiche fiscali favorevoli adottate nell’ultimo ventennio per le aziende, ma anche quelle monetarie che hanno favorito il risparmio sugli interessi pagati, fino alla crescente diffusioni delle imprese globali. Capire le ragioni di questo esito è sicuramente importante, ma ancor più dovrebbe essere provare a immaginare quello futuro. Quello presente è chiaro: molte multinazionali sono assai più potenti di quanto non fossero in passato. E soprattutto più ricche.

 

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